Professor Claudio Jommi

Secondo uno studio sui dati AIFA, questo processo è molto efficace, con una riduzione simile anche per i medicinali non orfani (28,6%). L'intervista al prof. Claudio Jommi (Bocconi)

Milano – Quali sono i fattori che influiscono sulla differenza fra la proposta presentata dall'industria e il prezzo finale di un farmaco, in seguito al processo di negoziazione? Per rispondere a questa domanda, un team di esperti italiani ha analizzato i dati raccolti fra il 2013 e il 2017 dal sistema informativo dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Nel corso di questi cinque anni, 44 farmaci orfani e 89 altre nuove molecole hanno ottenuto il rimborso, e il dato più interessante è che dopo la negoziazione i prezzi sono stati ridotti, in media, rispettivamente del 25,1% per i farmaci orfani e del 28,6% per gli altri medicinali.

Abbiamo discusso questi risultati con il prof. Claudio Jommi, autore dello studio apparso sulla rivista Health Policy. Jommi è Professor of Practice presso la SDA Bocconi School of Management e direttore del Master of International Health Care Management Economics and Policy; la sua attività di ricerca è focalizzata su economia, politica, gestione dell’assistenza farmaceutica e Health Technology Assessment.

Professore, in che modo avviene la negoziazione dei prezzi dei farmaci in Italia?

“La negoziazione avviene sulla base di un dossier che le imprese inviano ad AIFA per un esame preliminare da parte degli Uffici Tecnici e, successivamente, per una valutazione da parte della Commissione Tecnico-Scientifica e del Comitato Prezzi e Rimborso. I criteri di valutazione (e la struttura del dossier) sono stati definiti dalla Delibera CIPE 3/2001 e sono attualmente in fase di revisione: gravità della malattia, assenza/presenza di alternative terapeutiche, valore terapeutico aggiunto rispetto alle alternative esistenti e impatto sulla spesa per farmaci sono i fattori più rilevanti nel processo negoziale. È molto frequente la stipulazione di accordi di rimborso condizionato di tipo finanziario (prezzi/volume, sconti sul prezzo) o, almeno fino alle ultime negoziazioni, basati sull'esito della terapia (i cosiddetti payment by result)”.

Secondo il suo studio, i prezzi sono stati ridotti in media del 25,1% per i farmaci orfani e del 28,6% per le altre molecole in seguito al processo di negoziazione. Come possiamo giudicare queste cifre?

“Per riduzione dei prezzi si intende il differenziale tra prezzo richiesto dalle imprese e quello risultante dalla negoziazione, compresi gli effetti (in alcuni casi stimati) degli accordi di rimborso condizionato. La differenza tra farmaci a designazione orfana e altri farmaci è abbastanza modesta. Il differenziale di poco inferiore alla media può essere legato al fatto che per i farmaci a designazione orfana il potere negoziale di AIFA è probabilmente inferiore (data la frequente assenza di alternative terapeutiche ai farmaci orfani) o che esiste una visione più condivisa del valore di tali farmaci”.

Quali sono stati i fattori più significativi associati a una maggiore riduzione dei prezzi?

“In generale le variabili intercettate come potenzialmente rilevanti hanno nel complesso una capacità predittiva non particolarmente elevata. I fattori statisticamente significativi sono la precedente inclusione del farmaco nella Lista 648 (ovvero nella lista che prevede il rimborso prima dell'approvazione del farmaco stesso), la stipulazione di accordi finanziari e una previsione di impatto sulla spesa farmaceutica a tre anni più elevato. Il primo fattore genera un differenziale di prezzo significativamente più basso; i secondi due, invece, più elevato”.

La riduzione dei prezzi è stata più elevata per i farmaci innovativi (-32,2%). Avete considerato questo fattore “sorprendente”: perché?

“La valutazione di innovatività precede ed è di fatto indipendente dalla negoziazione dei prezzi. La richiesta di innovatività viene infatti valutata dalla Commissione Tecnico-Scientifica. Lo status di farmaco innovativo poi non è statisticamente significativo nello spiegare il differenziale di prezzo. Quindi, per quanto questo risultato possa essere considerato sorprendente, sono altri i fattori relativi ai farmaci innovativi (e non lo status di innovatività) che hanno presumibilmente generato questo effetto”.

L'attuazione di accordi finanziari riservati è stato uno dei fattori determinanti per la riduzione dei prezzi. Qual è, in genere, il contenuto di questi accordi?

“Tali accordi si basano sempre più spesso su sconti sul prezzo. Sono stati poi stipulati accordi prezzo-volume e, nel passato, venivano fissati tetti di spesa su prodotto o classi di prodotti. Gli accordi finanziari sono frequenti anche in altri Paesi, sebbene non sempre il razionale di tali accordi sia lo stesso. Ad esempio, in Inghilterra vengono spesso negoziati sconti per rendere il profilo di costo-efficacia del farmaco accettabile, in Francia per molti farmaci vengono negoziati accordi prezzo-volume come strumento di controllo ex ante della spesa, e in Germania sono negoziati sconti sul prezzo liberamente determinato dalle imprese, sconti che si basano, tra gli altri aspetti, sul valore terapeutico aggiunto”.



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