Per l’associazione Coscioni una vittoria laica. Per Pd e IDV la legge deve essere rivista, contraria Scienza e Vita, fortemente critico il Pdl

In Italia una coppia fertile ma portatrice sana di fibrosi cistica non può accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni. Secondo la Corte di Strasburgo il sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto degli embrioni è incoerente “in quanto allo stesso tempo un'altra legge dello Stato permette alla coppia di accedere a un aborto terapeutico in caso che il feto venga trovato affetto da fibrosi cistica.”


La Corte ha stabilito, con una sentenza che sarà definitiva solo tra tre mesi, che la Legge italiana ha violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare di Rosetta Costa e Walter Pavan, già genitori di un figlio nato nel 2006, affetto da fibrosi cistica. Avendo scoperto di essere entrambi portatori sani della malattia i due pensavano di ricorrere alla fertilizzazione in vitro (FIVET) e alla conseguente diagnosi genetica preimpianto. Si sono però visti rifiutare la possibilità della FIVET, pratica consentita solamente a coppie sterili o con malattie sessualmente trasmissibili. Costa e Pavan si sono dunque rivolti alla Corte di Strasburgo, la quale ha stabilito che lo Stato dovrà risarcire pecuniariamente i due per aver leso la loro libertà.

La Corte ha rilevato inoltre una grave incoerenza nel sistema legislativo italiano. Secondo la Legge infatti i due richiedenti non hanno accesso alla diagnosi genetica preimpianto ma sono autorizzati a interrompere la gravidanza nel caso in cui il feto sia affetto dalla stessa patologia genetica. Secondo la Corte quindi "l'ingerenza nel diritto dei richiedenti al rispetto della loro vita privata e familiare è  sproporzionata". Perché la sentenza sia definitiva devono passare tre mesi, durante i quali è possibile chiedere un rinvio all’alta camera della corte per i diritti dell’uomo.

La notizia della bocciatura della Legge 40 da parte della Corte europea non ha lasciato certo indifferenti politica e associazionismo.
Stando all’Associazione Coscioni si tratta di una vera e propria vittoria laica, che prospetta l’abolizione della Legge 40, antica e proibizionista. Per Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione si tratta infatti di “una vittoria importantissima che dà un duro colpo all'impianto proibizionistico della Legge italiana sulla fecondazione assistita. La Corte di Strasburgo - dichiarando sulla base di documenti e relazioni scientifiche che la legge 40 è lesiva dei diritti umani e non può coesistere con leggi che consentono diagnosi prenatali e preimpianto e l'interruzione di gravidanza nel rispetto del diritto alla salute - ha così confermato ciò che già alcuni tribunali ordinari italiani avevano stabilito. La novità importante è però nella portata generale della sentenza europea, fonte primaria per la giurisprudenza italiana. […] Ora ci impegneremo affinché si possa, in questo o nel prossimo Parlamento, eliminare completamente i residui divieti della Legge 40 sulla fecondazione e sulla ricerca scientifica.”

Secondo Livia Turco (Pd, ex ministro della Sanità) era solo questione di tempo perché emergessero i problemi di questa legge: "sono state confermate le incongruenze legate al divieto di diagnosi preimpianto, come peraltro segnalato dalla sottoscritta e da molti altri fin dalla discussione parlamentare". In particolare, è stata condannata "la decisione di  evitare la diagnosi preimpianto per accertare lo stato di salute dell’embrione consentendo poi l’interruzione di gravidanza".

Dura anche Silvana Mura dell l’IDV, che definisce la 40 “una legge pessima, figlia del furore ideologico, che per fortuna si è sgretolata come un castello di sabbia a seguito di sentenze che hanno sopperito all'ottusità della politica. E' ormai evidente a tutti che sia giunto il momento di dotare l'ordinamento italiano di una seria e buona legge sulla procreazione assistita, che ci equipari al resto dell'Europa.”

Per FLI è “ora di mettere mano ai nuovi diritti”, come dichiara Flavia Perina. “Procreazione, nuova cittadinanza e coppie di fatto sono temi aperti nel Paese che andrebbero affrontati almeno con lo stesso zelo dedicato alle 'manovre salutiste' su bibite gassate e sigarette. Comprimere le vecchie libertà senza proporne di nuove - conclude Perina - è una scelta non adeguata all'Europa che tanto decantiamo".

Dal PDL giunge la voce di Alfredo Mantovano, estremamente critico nei confronti della sentenza. Secondo la sentenza “Peserebbe  di più il diritto dei coniugi ad avere un figlio sano, e a non avere intromissioni in questo rispetto al diritto di un essere umano a vivere a prescindere delle sue condizioni di salute e dalla fase iniziale della sua esistenza. – spiega Mantovano -  Si da' il caso però che la Corte di Giustizia dell'Ue, con una sentenza pronunciata il 18 ottobre 2011, chiamata a pronunciarsi sulla brevettabilità relativa all'uso degli embrioni umani per fini industriali o di ricerca, abbia escluso tale uso partendo dalla premessa che 'fin dalla fase della sua fecondazione qualsiasi ovulo umano deve essere considerato come un embrione umano' e quindi va ritenuto un essere umano, pur se è a uno stadio iniziale di sviluppo. Prima di impartire lezioni al Parlamento italiano, la Corte europea dei diritti dell'uomo, che più volte ha brillato per ideologismo e sommarietà, provi a spiegare perché non valgono le argomentate ragioni esposte pochi mesi fa dalla Corte di Giustizia dell'Ue. Magari sollecitata da un auspicabile ricorso per un doveroso riesame da parte del governo italiano.”

Nettamente contraria anche Eugenia Roccella (Pdl), redattrice delle linee guida sulla legge 40, non ancora emanate: “Siamo certi che il nostro governo saprà difendere anche in questo caso le leggi votate dal Parlamento, e che presenti il ricorso alla Grande Chambre”.

In difesa della legge si è schierata anche «Scienza e Vita», il coordinamento delle associazioni cattoliche nato nel 2005 per sostenere il provvedimento: "La legge 40 non è una legge né ideologica né confessionale - dice una loro nota -, ma pensata per la tutela dei diritti di tutti i soggetti coinvolti, ivi compresi quelli del concepito”.

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