Il dottor Marco Lombardo

Il dottor Marco Lombardo (Roma): “L’idea alla base di questo nuovo approccio è quella di una terapia guidata dalla diagnostica per immagini”

Qualunque persona che, stanca di portare gli occhiali, abbia deciso di provare le lenti a contatto ha vissuto con incertezza il momento in cui il polpastrello sfiora la cornea per applicare o togliere la lente: è una reazione naturale perché inconsciamente la superficie dell’occhio ci appare come qualcosa di fragile e delicato, da proteggere. Pertanto, una malattia progressiva come il cheratocono, che fa il suo esordio nell’adolescenza e provoca un assottigliamento della cornea, può intimorire un giovane, specialmente se messo di fronte all’eventualità di un trapianto di cornea, una pratica ben più invasiva dell’applicazione di una lente a contatto.

“Ai tempi in cui stavo svolgendo il mio percorso di specializzazione in malattie della cornea e difetti della visione, nel momento in cui un paziente con cheratocono si presentava in visita l’unica soluzione era il trapianto di cornea”, ricorda il dott. Marco Lombardo, dello Studio Italiano di Oftalmologia di Roma. “Un giorno, un ragazzo a cui venne proposto l’intervento di trapianto di cornea, come unica soluzione alla malattia ingravescente, fu colto da un attacco di ansia, tanto che svenne ai miei piedi. Fu allora che decisi di impegnarmi in prima persona per trovare una soluzione, scegliendo di essere un medico e un ricercatore”.

Le attenzioni del dott. Lombardo si sono dunque concentrate sulla procedura nota come cross-linking corneale, una tecnica che negli ultimi dieci anni ha trovato robusta affermazione, tanto da entrare nella pratica terapeutica del cheratocono quale trattamento di prima scelta per tentare di ridurre la progressione di malattia. “Il cross-linking corneale consiste nell’applicazione di un collirio a base di riboflavina [vitamina B2, N.d.R.] sulla cornea malata che, successivamente, viene irradiata con una radiazione luminosa ultravioletta (UV-A) generando una reazione chimica tale da irrobustire il tessuto corneale”, spiega il dott. Lombardo. “Se pensiamo all’occhio come a una sedia di tessuto intrecciato, allora il cheratocono è la situazione che si genera quando la trama si sfilaccia e si deteriora, mentre il cross-linking è la procedura di riparazione che intreccia nuovi fili e rende nuovamente rigida la sedia”.

Tuttavia, per verificare la buona riuscita del trattamento, nel corso dell’anno successivo all’intervento bisogna sottoporre il paziente a ripetuti esami oculistici e, tramite l’uso di strumenti come il topografo corneale (fondamentale anche per la diagnosi del cheratocono), valutare se vi sia o meno progressione di malattia. Inoltre, molti pazienti fanno uso di lenti a contatto, le quali alterano la forma della cornea e rendono più complicato stimare l’eventuale progressione del cheratocono anche dopo l’intervento di cross-linking.

A tal proposito, servirebbe uno strumento di monitoraggio dell’efficacia del trattamento in tempo reale e proprio a questo aspetto ha rivolto il suo interesse il dott. Lombardo. “Ho individuato nel cross-linking una possibilità e ho deciso di coinvolgere mio fratello Giuseppe, ingegnere biomedico specializzato in analisi di immagini, nella progettazione e sviluppo di un dispositivo medico-chirurgico che unisse il trattamento alla diagnostica”, precisa il medico romano. “In tal senso si parla di teranostica, o teragnostica, una terapia guidata dalla diagnostica per immagini. Quando un chirurgo esegue un intervento di cross-linking con il nostro dispositivo ha la possibilità di valutare la concentrazione di riboflavina nella cornea del paziente in tempo reale. Grazie a ciò, la teranostica fornisce al chirurgo informazioni sull’irrigidimento del tessuto corneale, dando indicazione dell’efficacia del trattamento nel corso dell’intervento e in piena sicurezza per i pazienti”.

La descrizione della tecnica sviluppata dai fratelli Lombardo è stata pubblicata per la prima volta sul Journal of Biophotonics, guadagnandosi anche la copertina della rivista, mentre ulteriori dati pre-clinici su questo innovativo approccio sono stati pubblicati su The Journal of Cataract & Refractive Surgery.

“Il cheratocono è oggi la prima causa di trapianto di cornea nelle persone più giovani di 40 anni”, conclude Lombardo. “Il metodo da noi sviluppato intende migliorare un approccio come il cross-linking corneale ponendosi come un nuovo modello di medicina personalizzata e di precisione ed eliminando, così, la possibilità che un giovane debba necessitare di un trapianto di cornea, che è l’ultima alternativa terapeutica da proporre”.

L’efficacia dell’innovativa tecnica di cross-linking corneale ideata dai fratelli Lombardo è attualmente in via di valutazione in una sperimentazione che coinvolge tre centri di ricerca italiani. Maggiori informazioni sullo studio clinico in questione sono disponibili sul portale sperimentazionicliniche.it.

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