Coronavirus

Un’analisi dei dati disponibili ha stimato un periodo di incubazione del virus di 5,1 giorni, supportando una quarantena di 2 settimane

Con 179.111 casi confermati e 7.426 decessi nel mondo (dati aggiornati al 17 marzo 2020 - fonte: OMS), l’infezione da SARS-CoV-2 è stata ufficialmente classificata come pandemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Italia, uno dei Paesi più colpiti, i casi confermati sono 27.980, con 2.503 decessi (dati aggiornati al 17 marzo 2020 - fonte: OMS). Per questo motivo, mercoledì 11 marzo il Governo ha annunciato nuove misure per il contenimento del contagio ed emanato un Decreto per chiudere tutte le attività commerciali non essenziali fino al 25 marzo (qui un elenco delle attività consentite). I nostri ritmi rallentano, ma la ricerca sulla malattia COVID-19 non si ferma e uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health ha analizzato i dati attualmente disponibili per stimare la durata del periodo di incubazione del virus.

Il nuovo Coronavirus umano SARS-CoV-2 è stato identificato in Cina a dicembre 2019: nel giro di qualche settimana si è ampiamente diffuso, con la maggior parte dei casi nella provincia cinese di Wuhan, che conta 11 milioni di abitanti, e della vicina Hubei. Più di cento di Paesi sono stati colpiti nel mondo, con il numero più alto di casi in Corea del Sud (8.320), in Iran (14.991) e, come già detto, in Italia. Una stima accurata del periodo di incubazione della malattia è fondamentale per facilitare gli epidemiologi nella valutazione della probabile dinamica dell'epidemia e per aiutare i funzionari della sanità pubblica nella progettazione di misure di controllo e di gestione efficaci. La quarantena, per quanto poco piacevole e con risvolti importanti dal punto di vista socio-economico, serve per rallentare la diffusione del virus, diminuire i contagi e, se tutto va come previsto, arrestare la diffusione dell'infezione.

Attualmente, il tempo di quarantena consigliato dall’Istituto Superiore di Sanità - e anche dai Centers for Disease Control and Prevention americani - è di 14 giorni. "Sulla base della nostra analisi dei dati disponibili al pubblico, l'attuale raccomandazione di 14 giorni per il monitoraggio attivo o la quarantena è ragionevole, anche se alcuni casi potrebbero essere persi nel lungo termine", ha affermato l'autore senior dello studio, Justin Lessler, professore associato del Dipartimento di Epidemiologia della Bloomberg School.

L’analisi pubblicata sulla rivista Annals of Internal Medicine suggerisce che il 97,5% delle persone che sviluppano i sintomi causati dal SARS-CoV-2 lo fa entro 11.5 giorni dal momento dell’esposizione. I ricercatori hanno anche stimato che su 10.000 persone messe in quarantena, circa 101 potrebbero sviluppare i sintomi dopo la fine della quarantena di due settimane. Dato che i sintomi si possono manifestare anche a distanza di oltre 14 giorni dal contagio, è possibile che in alcuni casi venga richiesto un monitoraggio più lungo per questioni di sicurezza. È comunque importante sottolineare che, come affermato nello studio, l’attuale conoscenza riguardo al periodo di incubazione del virus SARS-CoV-2 è ancora limitata.

In questo studio sono stati analizzati 181 casi provenienti dalla Cina e da altri Paesi che sono stati rilevati prima del 24 febbraio, che sono stati riportati dai media e che hanno incluso le probabili date di esposizione al virus e di insorgenza dei sintomi. La maggior parte dei casi considerati (161 su 181) aveva vissuto o viaggiato a Wuhan, mentre gli altri avevano avuto contatti con viaggiatori provenienti dalla provincia di Hubei o, più in generale, con persone positive al virus. La stima fatta dal gruppo della Johns Hopkins è in linea con gli studi precedenti, che hanno preso in esame un numero minore di casi, e con i periodi di incubazione dei Coronavirus che hanno già causato malattie simili, come i responsabili di SARS (Sindrome Acuta Respiratoria Severa) e MERS (Sindrome Respiratoria Medio-orientale). I coronavirus umani che causano i comuni raffreddori, invece, hanno un’incubazione più breve, con una media di circa 3 giorni.

Va sottolineato che i casi di COVID-19 segnalati sui media, considerati nello studio in questione, sono di solito i più gravi: di conseguenza, in questa analisi sono sotto-rappresentati i casi meno gravi. Nonostante presentino alcuni limiti, principalmente dovuti al fatto che i dati a disposizione sul nuovo Coronavirus SARS-CoV-2 sono in continua evoluzione, studi di questo tipo sono di fondamentale importanza per approfondire la conoscenza del virus e per sviluppare opportune strategie di intervento.

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