Nel loro percorso attraverso cristallino e retina, per essere poi trasmessi al cervello e decodificati come stimoli visivi, i raggi luminosi incontrano dapprima la cornea, la parte anteriore dell’occhio che si caratterizza per essere trasparente e priva di vascolarizzazione. È grazie alla diffusa innervazione che la cornea mantiene la propria trasparenza e integrità anatomica e funzionale.

L’innervazione corneale è un aspetto essenziale nel caso di diverse patologie oftalmiche, tra cui la cheratite neurotrofica, malattia rara che colpisce meno di cinque persone su 10.000, che attualmente rappresenta una sfida per l’oftalmologia. Il tema è al centro del simposio “Tra omeostasi e patologia della superficie oculare: un viaggio attraverso i nervi della cornea”, promosso dall’azienda biofarmaceutica Dompé in occasione del 96° Congresso della Società Oftalmologica Italiana, in corso a Roma.
L’integrità dell’innervazione della cornea può essere compromessa da svariate condizioni, tra cui patologie oculari congenite o acquisite e malattie sistemiche, che possono promuovere l’esordio della cheratite neurotrofica e portare alla compromissione dell’epitelio corneale e, nelle forme più gravi, a ulcerazione, melting e perforazione. Non esiste, ad oggi, un farmaco approvato in grado di trattare direttamente la compromissione dei nervi, la causa principale di questa patologia.

“La cornea è il tessuto più innervato del corpo umano. Quando è danneggiata, può perdere la sua trasparenza: le immagini non sono più nitide e la vista può ridursi o essere seriamente compromessa. Ciononostante, nella patogenesi di patologie della superficie oculare potenzialmente anche gravi, l’importanza dell’innervazione corneale è spesso sottostimata”, spiega Maurizio Rolando, Professore Associato dell’Università di Genova e Direttore dell’IS.PRE Oftalmica di Genova. “Per questo motivo è fondamentale prendere in considerazione i nervi della cornea nella diagnosi e nell’approccio terapeutico dei difetti epiteliali che non vanno incontro a guarigione”.
Diversi i fattori che possono compromettere l’integrità anatomica e funzionale della cornea. “Infezioni di natura virale quali herpes, traumi oculari, lesioni e ustioni chimiche, nonché interventi chirurgici alla cornea e interventi di neurochirurgia. Insieme alla presenza di patologie sistemiche come il diabete, queste rappresentano le cause principali che possono determinare la comparsa della cheratite neurotrofica”, afferma Paolo Rama, Primario dell’Unità Operativa di Oculistica – Cornea e Superficie Oculare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. “In molti casi il deficit neurotrofico non viene diagnosticato tempestivamente e non può essere trattato in modo adeguato con le terapie attualmente disponibili. La possibilità di intervenire direttamente sui nervi della cornea rappresenta un obiettivo terapeutico di interesse clinico e l’individuazione di trattamenti mirati può offrire una soluzione a questa esigenza terapeutica”.

Su questo fronte, la ricerca continua a compiere passi avanti grazie agli studi condotti dal Premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini, cui dobbiamo l’individuazione del nerve growth factor (NGF), il cui supporto trofico può svolgere un ruolo sull’innervazione. Dalle prime osservazioni condotte su NGF di origine murina si è oggi arrivati alla sintesi e alla produzione della versione ricombinante di NGF umano (rhNGF) presso l’impianto biotecnologico Dompé dell’Aquila. La soluzione oftalmica biotech a base di rhNGF è studiata nell’ambito di due studi clinici in pazienti con cheratite neurotrofica da moderata a severa: lo studio REPARO, condotto in 39 centri europei, e un trial multicentrico negli Stati Uniti.

“L’innovazione è storicamente al centro della strategia Dompé e il nostro impegno nelle biotecnologie si concentra proprio nella ricerca di soluzioni terapeutiche per bisogni di salute ancora insoddisfatti. In oftalmologia, concentriamo i nostri sforzi su rhNGF”, spiega Eugenio Aringhieri, Chief Executive Officer Dompé. “Con passione e determinazione continuiamo il nostro lavoro di ricerca affinché un approccio terapeutico possa essere messo a disposizione per la comunità scientifica e i pazienti. Considerato il meccanismo di azione di rhNGF, per il futuro puntiamo a studiare questo farmaco anche per il trattamento di altre patologie oculari gravi”.

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