Senatrice Maria Rizzotti

L’interrogazione: “Il Ministro chiarisca ed elenchi quali sono le patologie che rientrano nelle fasi prioritarie del piano pandemico”

Dopo l’appello di dicembre firmato da EU-IPFF (European Idiopathic Pulmonary Fibrosis and Related Disorders Federation) e dalla ERN-LUNG (European Reference Network on Rare Respiratory Diseases), organizzazioni che rappresentano i pazienti con malattia polmonare interstiziale (ILD), è giunta ieri, 27 gennaio, un’interrogazione parlamentare presentata dalla senatrice Rizzotti (FI) che verte sulla somministrazione prioritaria del vaccino per il COVID-19 per questi pazienti, decisamente ad alto rischio.

Rizzotti chiede infatti che il Ministro della Salute chiarisca ed elenchi quali sono le patologie che rientrano nelle fasi prioritarie del piano pandemico e, nello specifico, chiede di sapere “se il Ministro in indirizzo non intenda rassicurare le persone affette da fibrosi polmonare idiopatica sulla sottomissione prioritaria al vaccino.”

“La fibrosi polmonare idiopatica (IPF) - si legge nell’interrogazione - fa parte delle malattie polmonari interstiziali (ILD), un gruppo eterogeneo di circa 150 malattie polmonari caratterizzate da vari gradi di infiammazione e fibrosi. È una delle forme più aggressive di queste malattie ed è annoverata nella categoria delle malattie rare, e si stima che nei 27 Paesi dell'Unione europea colpisca ogni anno circa 30-35.000 persone […]. Come si legge nel "Pulmonary fibrosis patients should be given priority in COVID-19 vaccination programmes: a joint statement", un documento firmato da EU-IPFF e dalla ERN-LUNG, "i pazienti che convivono con malattie polmonari interstiziali e con fibrosi polmonare, in particolare, sono tra le popolazioni più vulnerabili e a più alto rischio in questa crisi sanitaria: ricerche recenti mostrano che rispetto ai loro coetanei hanno il 60% di probabilità in più di morire se ricoverati in ospedale con COVID-19, e dovrebbero pertanto avere la priorità nel lancio dei programmi di vaccinazione nazionali".

Il documento specifica inoltre che "diversi Paesi hanno diffuso delle raccomandazioni affinché i pazienti con malattie polmonari interstiziali siano considerati fra quelli ad alto rischio. In particolare, l'agenzia governativa inglese Public Health England (PHE) ha recentemente pubblicato una guida per l'uso dei vaccini COVID-19, per proteggere coloro che sono a più alto rischio di malattie gravi e morte. In questa guida, il Capitolo 14 elenca esplicitamente i pazienti con fibrosi polmonare interstiziale come "gruppi a rischio clinico, a cui dovrebbe essere offerta l'immunizzazione per il COVID-19".

L’interrogazione riporta le dichiarazioni di Stefano Pavanello, presidente dell'Unione trapiantati polmone di Padova e membro del comitato esecutivo di EU-IPFF: "si rende necessario predisporre un piano vaccinale più preciso che non tenga conto solo dell'età dei pazienti e del fatto di essere affetti da una 'patologia a rischio' – ha spiegato – questa è una classificazione troppo generica che sarà destinata a creare molta confusione", e ha proposto di "prendere esempio dai nostri vicini d'Oltremanica, che hanno già redatto il cosiddetto Green Book, un programma di immunizzazione che elenca chiaramente tutte le patologie i cui pazienti dovranno godere di una forma di precedenza nella somministrazione del vaccino, a prescindere dalla loro età".

Sul sito del Governo "Vaccinazione anti Covid-19. L'Italia rinasce con un fiore", dedicato in particolar modo alla comunicazione trasparente sul piano vaccinale in corso, si legge infatti che le categorie che saranno prese in considerazione prioritariamente per la somministrazione dei vaccini sono gli operatori sanitari, i residenti e il personale dei presidi residenziali per anziani e le persone con età avanzata. Sullo stesso sito, la sola altra categoria presa in considerazione sulla possibilità di vaccinazione (non prioritaria) si riferisce alle persone immunodepresse, specificando che "sono disponibili dati limitati sulle persone con immunodeficienza o in trattamento con farmaci immunomodulanti. Sebbene tali soggetti possano non rispondere altrettanto bene al vaccino, non sussistono particolari problemi di sicurezza".

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