Il tema dei farmaci orfani al congresso SIFO

Francesco Macchia (OMaR): "Il farmacista ospedaliero è determinante per l'accesso ai farmaci orfani". Mennini (Ministero della Salute): “Ancora ritardi nell’erogazione dei medicinali innovativi”

Si sono appena conclusi a Genova i lavori del quarantaseiesimo congresso della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera-SIFO. Migliaia di professionisti hanno raggiunto il capoluogo ligure per prendere parte a simposi e dibattitti e dare un contributo fattivo al miglioramento del Servizio Sanitario Nazionale. Tra questi anche il vicedirettore di OMaR, Francesco Macchia, che ha voluto portare l’attenzione sul ruolo del farmacista ospedaliero nell’accesso ai medicinali per malattie e tumori rari.

Le occasioni di confronto sulle malattie rare e sulla governance dei farmaci orfani non sono mancate, segno che queste tematiche riguardano un numero crescente di pazienti e caregiver e che spesso richiedono l’adozione di misure specifiche per tutelare in maniera autentica il diritto alla salute di queste persone.

Francesco Macchia, vicedirettore di OMaR, ha voluto sottolineare l’importanza strategica del farmacista ospedaliero: “Parliamo del professionista che interpreta il ruolo più importante per garantire l’accesso alle molecole destinate ai malati rari. Nel corso degli ultimi anni è stato fatto tantissimo sul fronte della regolamentazione dei farmaci orfani: uno sforzo che deve andare avanti. Le scelte delle farmacie ospedaliere sono determinanti per accorciare al massimo i tempi per l’ingresso dei medicinali nei prontuari regionali o locali e consentire l’effettivo accesso a un farmaco o la sua prescrivibilità da parte dei clinici”. È importante anche adottare delle politiche di bilancio che siano capaci di fare sintesi tra i vari interessi in campo: “Ci sono dei costi di medicinali che possono allertare alcune amministrazioni ospedaliere e portare a tempi di accesso più dilatati. Lungaggini che spesso finiscono per mortificare le aspettative dei malati rari. Quando parliamo di farmaci orfani è necessario fare attenzione ed evitare di ritardare il momento della scelta. Un tema che è stato affrontato durante i lavori della SIFO anche grazie alla condivisione di buone pratiche e dei risultati di progetti destinati ai malati rari”.
 
Macchia ha spiegato che la collaborazione tra i vari attori sulla scena può essere determinante anche grazie al supporto delle associazioni dei pazienti: “I farmacisti ospedalieri hanno riconosciuto più volte l’importanza del dialogo. Lo hanno fatto anche all’avvio dei lavori congressuali di Genova: un fatto che ritengo importantissimo. Pazienti e loro associazioni possono collaborare per promuovere un’attività di horizon scanning capace di accompagnare l’accesso dei farmaci orfani nei vari scenari regionali. Un apporto strategico per velocizzare l’accesso stesso e consentire ai decisori regionali – e alle direzioni di farmacia – di presidiare tutte le fasi che consentono a una molecola di essere effettivamente prescrivibile nel singolo ospedale”.

Tra i farmaci utilizzati per le persone affette da malattie e tumori rari ci sono spesso anche quelli definiti “innovativi”, e su questi ha voluto richiamare l’attenzione Francesco Saverio Mennini, Capo Dipartimento della Programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del SSN del Ministero della Salute, definendo “incomprensibili le lungaggini che riguardano i farmaci innovativi”, richiamando l’attenzione ai servizi farmaceutici regionali durante una sessione sull’innovazione nel campo dei dispositivi medici. In alcuni casi, secondo il dirigente del Ministero, i servizi farmaceutici regionali sono ritenuti responsabili di condotte che finiscono per contribuire a rallentare l’accesso alle terapie innovative.

Spesso dobbiamo intervenire dal Ministero per chiedere conto alle Regioni di alcune lungaggini o di ritardi relativi all’accesso sul mercato regionale delle nuove molecole”, ha spiegato Mennini. Una realtà che i malati rari e le loro famiglie conoscono bene: i tempi per l’inserimento di un farmaco di recente rimborsabilità all’interno dei prontuari regionali e ospedalieri – laddove questi esistono ancora – sono spesso molto diversi se comparati tra le varie Regioni. Differenze che finiscono per mettere a dura prova le aspettative dei pazienti e dei clinici determinati ad impiegare un farmaco.

Mennini è stato ancora più netto nel sottolineare come questi ritardi riguardino anche molecole che godono di apposite tutele normative per favorire la loro prescrivibilità pressoché immediata: “Le lungaggini che riguardano i farmaci che accedono al Fondo innovativi sono ancora più incomprensibili. Vorrei poi sapere di cosa si devono occupare gli uffici regionali dopo che un farmaco ha passato il vaglio dell’Agenzia Europea per i Medicinali e dell’AIFA. Si tratta di istruttorie che possono aggiungere davvero poco a un processo di valutazione e rimborso già perfezionato”. Un invito al cambio di passo che non potrà lasciare indifferenti le Regioni. Accorciare i tempi di accesso ai farmaci è possibile e non lede le prerogative organizzative dei territori.

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