Il Regno Unito ha segnalato il primo caso, identificato in Scozia. Nessuna infezione confermata, per ora, in Italia
Sono oltre 120 i casi umani confermati di dermatofilosi in Europa secondo l'ultimo aggiornamento del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), pubblicato il 21 agosto 2026 nel bollettino settimanale sulle minacce infettive.
I Paesi che hanno segnalato casi sono dieci: Austria, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Svezia e Svizzera. Quattro di questi, Danimarca, Paesi Bassi, Svizzera e Regno Unito, non comparivano nella valutazione rapida del rischio diffusa dalla stessa agenzia il 17 giugno, quando i casi conteggiati erano settanta.
A causare l'infezione è Dermatophilus congolensis, un batterio Gram positivo noto soprattutto in medicina veterinaria, dove provoca una dermatite essudativa che colpisce bovini, ovini e cavalli. Nell'uomo, fino al 2025, l'infezione era considerata un'evenienza accidentale: veniva descritta in allevatori, cacciatori, veterinari e cavallerizzi dopo contatto diretto con animali infetti, e la trasmissione da persona a persona non era mai stata documentata, scrivono i ricercatori dell'ospedale universitario di Lione sulla rivista dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, Emerging Infectious Diseases. Secondo una ricostruzione dell'Istituto di salute pubblica dell'Università di Porto, in sessant'anni di letteratura medica i casi umani descritti nel mondo erano stati meno di cinquanta.
In ambito veterinario la malattia è nota da tempo come "rain rot" o "rain scald", espressioni che le testate generaliste hanno tradotto in "malattia della pioggia". Il nome non indica una via di contagio: descrive le condizioni che negli animali ne favoriscono la comparsa. Piogge prolungate e umidità macerano la cute e ne indeboliscono la funzione di barriera, mentre l'acqua libera dalle croste le zoospore, le forme mobili prodotte dal batterio, che penetrano nell'epidermide approfittando di piccole abrasioni. Il meccanismo, spiegano i ricercatori di Lione, si regge appunto su due fattori: microabrasioni della pelle e umidità.
Il caso britannico, unico segnalato dal Paese, è stato identificato in Scozia ed è collegato alla frequentazione di un locale per incontri sessuali. Lo ha dichiarato la UK Health Security Agency, l'agenzia sanitaria britannica, al British Medical Journal, una delle principali riviste mediche internazionali, in un articolo pubblicato il 26 agosto.
DUE CONTESTI DI TRASMISSIONE
Il quadro descritto dall'ECDC individua due situazioni distinte. La prima riguarda i cluster segnalati tra uomini gay, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, in particolare tra chi ha frequentato locali per incontri sessuali, comprese le saune. La seconda riguarda casi singoli o raggruppati tra chi pratica sport da contatto e arti marziali: in Norvegia nove persone sono state coinvolte in un focolaio tra praticanti di sport da contatto a Trondheim nell'estate 2025, mentre casi analoghi sono stati descritti in Spagna e in Svizzera, alcuni dei quali associati a viaggi nel Sud-est asiatico.
L'elemento comune ai due contesti, spiegano gli esperti dell'agenzia europea, è il contatto ravvicinato e prolungato pelle contro pelle, favorito da ambienti caldi e umidi. Non si può escludere un ruolo della trasmissione indiretta attraverso superfici e oggetti contaminati. Nella maggior parte dei casi non è emerso alcun contatto con animali.
Le infezioni descritte finora hanno avuto un decorso lieve, con lesioni cutanee localizzate di tipo papulare, pustoloso, squamoso, crostoso o simili a una follicolite, distribuite soprattutto su genitali, cosce, inguine e area della barba. Tutti i pazienti sono guariti con antibiotici per via topica o orale e non sono state riportate complicanze gravi.
L'IDENTIFICAZIONE IN LABORATORIO
Il punto critico segnalato dall'ECDC riguarda la diagnostica. La spettrometria di massa MALDI-TOF, tecnica di routine per l'identificazione dei batteri nei laboratori di microbiologia clinica, ha prodotto risultati non conclusivi o a bassa confidenza: lo hanno riportato Danimarca, Paesi Bassi e Svizzera. Per arrivare a un'identificazione certa e per confrontare tra loro i campioni raccolti nei diversi Paesi servono allora tecniche che leggono direttamente il materiale genetico del batterio: il sequenziamento del 16S, un tratto di DNA che funziona come una carta d'identità delle specie batteriche, oppure la lettura dell'intero genoma. L'agenzia raccomanda esplicitamente di prendere in considerazione metodi alternativi o complementari per l'identificazione.
Si aggiunge la difficoltà del riconoscimento clinico. Le manifestazioni cutanee sono aspecifiche e, nella casistica di Lione, la diagnosi differenziale ha compreso follicolite stafilococcica, dermatofitosi a trasmissione sessuale da Trichophyton mentagrophytes genotipo VII, follicolite da Klebsiella aerogenes, sifilide secondaria, mpox e mollusco contagioso. È il nodo che accomuna questa infezione alle patologie rare in senso stretto, dove il ritardo nell'arrivare a un nome resta il primo ostacolo. Per questo l'ECDC invita a sensibilizzare clinici, servizi di salute sessuale e laboratori, così da favorire il riconoscimento tempestivo, l'esecuzione dei test e la notifica delle infezioni cutanee compatibili.
IL DATO GENOMICO
La lettura del genoma dei batteri isolati dai pazienti sostiene l'ipotesi che in Europa stia circolando un unico ceppo. Sono stati messi a confronto 31 campioni provenienti da sette Paesi, e il confronto ha mostrato differenze minime: ciascun campione risulta quasi identico ad almeno un altro del gruppo. L'agenzia invita però alla prudenza, perché si sa ancora poco della velocità con cui questo batterio accumula mutazioni e mancano quindi criteri consolidati per stabilire, sulla sola base genetica, chi ha trasmesso l'infezione a chi.
Un risultato ulteriore arriva dal gruppo di Barcellona, che ha analizzato nove casi diagnosticati tra dicembre 2025 e marzo 2026. I ricercatori hanno confrontato il DNA dei batteri isolati dai pazienti con quello del campione depositato nelle collezioni internazionali, cioè l'esemplare che definisce la specie D. congolensis e a cui ci si riferisce per stabilire se un batterio le appartenga. Le differenze sono risultate troppo ampie perché si tratti dello stesso microrganismo: quello trovato nei pazienti, scrivono gli autori, potrebbe essere una specie mai descritta finora all'interno del genere Dermatophilus, ipotesi che richiede ulteriori verifiche per essere confermata.
SORVEGLIANZA E SITUAZIONE ITALIANA
L'ECDC valuta il rischio complessivo per la popolazione generale come molto basso, data la bassissima probabilità di infezione e il decorso lieve osservato finora. Agli Stati l'agenzia chiede di proseguire le indagini epidemiologiche e microbiologiche, di sequenziare i campioni isolati e di condividere i risultati attraverso la piattaforma europea di sorveglianza EpiPulse, mentre nei locali per incontri sessuali e negli spazi dedicati agli sport da contatto raccomanda di rafforzare igiene e pulizia. L'agenzia sottolinea inoltre che la comunicazione del rischio va costruita insieme alle organizzazioni della comunità, per evitare effetti di stigmatizzazione.
Nell'elenco dei dieci Paesi che hanno finora segnalato casi l'Italia non compare. Il conteggio dell'ECDC comprende soltanto i casi confermati in laboratorio e notificati dagli Stati attraverso EpiPulse: eventuali segnalazioni comparse sui media e non riscontrate in quel canale non rientrano nel computo.










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