Dopo la morte di Mattia Maestri, cosa sappiamo su una malattia rara ma devastante
È morto a 13 anni Mattia Maestri, il bambino di Coredo, in Trentino, che dal 2017 viveva in stato vegetativo permanente. Aveva quattro anni quando, in Val di Non, mangiò un formaggio prodotto con latte crudo contaminato da Escherichia coli. Quel boccone innescò una sindrome emolitico-uremica che gli tolse in poche ore la salute e, di fatto, il futuro. Il padre, Giovanni Battista Maestri, ha annunciato la sua morte lo scorso 2 agosto, dopo nove anni di cure e di battaglie, anche legali.
La vicenda di Mattia non è un caso isolato ed è proprio questo a renderla inquietante. Negli ultimi anni altri bambini, in Italia, sono stati colpiti dalla stessa sindrome dopo aver consumato latticini a latte crudo. C'è chi non ce l'ha fatta e chi porta ancora oggi i segni di un'infezione che in poche ore può travolgere reni, sangue e sistema nervoso. Capire cos'è questa malattia, come si trasmette e perché il latte non pastorizzato è un rischio concreto, soprattutto per i più piccoli, è il primo passo per evitare che altre famiglie vivano lo stesso incubo.
COS'È LA SINDROME EMOLITICO-UREMICA
La sindrome emolitico-uremica, che gli addetti ai lavori chiamano SEU (o HUS, dall'inglese hemolytic uremic syndrome), è una malattia rara potenzialmente letale. Colpisce soprattutto i bambini piccoli ed è considerata la causa più frequente di insufficienza renale acuta in età pediatrica.
Il quadro clinico si riconosce da tre segni che compaiono spesso insieme: l'anemia emolitica, cioè la distruzione anomala dei globuli rossi, la piastrinopenia, ossia un crollo delle piastrine nel sangue e l'insufficienza renale, che nei casi più gravi costringe alla dialisi. Non è una malattia che si manifesta da sola, nell'85% dei casi è la complicanza di un'infezione intestinale, causata da alcuni ceppi di Escherichia coli capaci di produrre una tossina molto aggressiva, la cosiddetta Shiga-tossina. Sono questi batteri, non l'E. coli in generale, a rendere pericolosa l'infezione, poiché la maggior parte dei ceppi di questo microrganismo, che vive normalmente nel nostro intestino, è del tutto innocua.
Quando invece si tratta di un ceppo produttore di tossina, la tossina stessa danneggia le pareti dei piccoli vasi sanguigni, soprattutto a livello renale. Il risultato è una microangiopatia trombotica, cioè si formano microscopici coaguli che ostruiscono la circolazione e mandano in sofferenza gli organi, in primis i reni. Nei casi più gravi, come purtroppo è accaduto a Mattia, il danno può estendersi al sistema nervoso centrale e lasciare conseguenze neurologiche permanenti.
COME SI CONTRAE L'INFEZIONE
Il contagio avviene comunemente per via alimentare. I batteri STEC (Escherichia coli produttori di Shiga-tossina) si trovano nell'intestino di alcuni animali, in particolare ruminanti come bovini e ovicaprini, che li eliminano senza mostrare sintomi. Da lì possono passare all'uomo attraverso il consumo di carne poco cotta, verdure contaminate da terreno o acqua non sicura e soprattutto latte crudo e derivati non sottoposti a trattamenti termici in grado di eliminare i patogeni.
È possibile anche il contagio diretto, per contatto ravvicinato con animali infetti o con ambienti contaminati, oppure la trasmissione da persona a persona per via oro-fecale. Proprio per questo, i bambini sotto i cinque anni sono la fascia più esposta e più a rischio di sviluppare le forme gravi della malattia, perché il loro sistema immunitario, ancora immaturo, fatica a contenere l'infezione prima che la tossina raggiunga il circolo sanguigno.
I primi sintomi sono spesso quelli di una comune gastroenterite: dolori addominali, vomito, diarrea che nel giro di qualche giorno può diventare emorragica. È in questa fase che il quadro va monitorato con attenzione, perché la SEU si sviluppa tipicamente cinque-dieci giorni dopo l'esordio intestinale, quando molti genitori pensano ormai che il peggio sia passato.
IL LATTE CRUDO E I RISCHI CHE COMPORTA
Il latte crudo, cioè non pastorizzato, è al centro di questa storia perché la pastorizzazione è proprio il trattamento termico che distrugge i batteri patogeni, compresi i ceppi STEC. Bere latte crudo o mangiare formaggi prodotti senza un adeguato trattamento significa quindi esporsi al rischio, se l'animale da cui proviene il latte era portatore del batterio, anche senza saperlo e senza che nulla nell'aspetto o nel sapore del prodotto lo lasci intuire.
È un rischio che l'Italia conosce da tempo, tanto che dal 2004 la vendita di latte crudo destinato al consumo diretto richiede specifiche indicazioni in etichetta, che invitano a bollire il prodotto prima di consumarlo, soprattutto per i bambini. La stessa cautela però non sempre accompagna i formaggi a latte crudo, spesso percepiti come prodotti più genuini o più legati alla tradizione e proprio per questo scelti con minore diffidenza. È accaduto anche nel caso di Mattia. La famiglia aveva acquistato un formaggio in un caseificio della Val di Non, senza alcun motivo per sospettare un pericolo.
UN RISCHIO INVISIBILE
Gli esperti di sicurezza alimentare insistono da anni su un punto e cioè sul fatto che il rischio non si vede e non si sente. Un formaggio contaminato ha lo stesso aspetto, lo stesso profumo, lo stesso sapore di uno sicuro. È per questo che le raccomandazioni rivolte alle famiglie con bambini piccoli, donne in gravidanza, anziani e persone immunodepresse sono chiare e invitano a evitare il consumo di latte crudo e dei suoi derivati (o comunque sottoporli a bollitura o cottura prima del consumo).
La storia di Mattia, dopo la sua morte, è tornata anche al centro del dibattito politico. Al Senato è depositata una proposta di legge per rendere più chiara ed evidente l'etichettatura dei prodotti a latte crudo. Il Ddl S. 1205, “Disposizioni concernenti l'etichettatura di alimenti e prodotti contenenti latte crudo” è stato presentato al Senato il 30 luglio 2024 dal senatore Lorenzo Basso (Pd), in collaborazione con l'associazione Il Trenino di Elia Odv, fondata dai genitori di un altro bambino colpito da SEU dopo aver consumato latte crudo.
Nel frattempo, resta la testimonianza di una famiglia che per nove anni ha convissuto con le conseguenze di un pasto qualunque, trasformato in tragedia da un batterio invisibile.
Fonti
Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro, sezione Sindrome emolitico-uremica
EpiCentro – Registro Italiano SEU (ISSEU), dati epidemiologici italiani, sorveglianza dei casi per la Sindrome emolitico-uremica.










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