professor Rosario Marchese-Ragona

Per anni si è supposto che la sua uscita di scena fosse dovuta a problemi psicologici o metabolici, ma un nuovo studio suggerisce che Maria Callas possa essere stata affetta da dermatomiosite

Nella storia dell’opera lirica non c’è stata alcuna figura in grado di esprimere tecnica, grazia e potenza meglio di Maria Callas, soprano di origini greche, dotata di una voce ineguagliabile. Da sempre è la rappresentazione della cantante melodrammatica per eccellenza e la sua parabola di vita ha contribuito ad alimentarne il mito. La sua pur eccezionale carriera lirica è caratterizzata, infatti, da una certa brevità: i primi segni di declino comparvero intorno ai 36 anni e la sua attività operistica terminò quando aveva appena 40 anni. Maria Callas si è spenta a soli 53 anni al termine di un periodo di declino ed isolamento che si è sempre pensato essere motivato soprattutto da problematiche psicologiche. Tuttavia, nel corso degli anni varie ipotesi si sono succedute sulle ragioni del suo ritiro e, secondo una nuova ricerca, la reale motivazione alla base delle sue difficoltà fu una rara malattia: la dermatomiosite.

A rilanciare questa ipotesi, oggi supportata da nuove evidenze cliniche e bibliografiche, è un gruppo di studiosi composto da medici specialisti dell’Università degli Studi di Padova ed esperti dell’Istituto di Storia della Reumatologia, che ha da poco pubblicato un articolo su   Journal of Voice - la rivista più importante al mondo per le scienze vocali, la foniatria e la laringologia - nel quale gli ultimi anni di vita della cantante sono stati esaminati alla luce dei segnali con cui si presenta questa rara malattia autoimmune.

Di fatti, la dermatomiosite - che appartiene a una più ampia famiglia di patologie infiammatorie di cui fanno parte la polimiosite e la sindrome da anticorpi anti-sintetasi - si presenta con sintomi a danno soprattutto dei muscoli e della cute e con una progressiva e generalizzata debolezza tale da rendere difficile ai pazienti persino salire le scale o alzarsi dalla sedia. Inoltre, secondo i risultati della ricerca bibliografica condotta dagli studiosi guidati dal professor Rosario Marchese-Ragona, specialista dell’U.O.C. di Otorinolaringoiatria dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, non è infrequente che la malattia interessi la muscolatura dell’apparato fonatorio.  

“Abbiamo condotto un’estesa ricerca bibliografica, confrontando diversi studi e varie pubblicazioni per scoprire che una percentuale non trascurabile di pazienti affetti da dermatomiosite può presentare disfonia”, afferma Marchese-Ragona, primo autore dello studio e profondo appassionato di laringologia e storia della medicina. “In pazienti che svolgono mansioni lavorative diverse o nei quali prevalgano altre comorbidità [nella dermatomiosite non sono infrequenti artriti, patologie cardiache e polmonari, N.d.R.] il sintomo potrebbe passare inosservato, ma per i professionisti della voce, anche una minima compromissione della coordinazione neuromuscolare o della stabilità respiratoria può tradursi in un collasso funzionale catastrofico”.

In questi termini quello di Maria Callas non può essere inquadrato come un semplice caso di revisionismo biografico, bensì si innalza a paradigma di maggior comprensione delle malattie rare. L’analisi di come una patologia sistemica - quale è la dermatomiosite - possa aver inciso sull’organismo, compromettendo l’espressione tecnica e qualitativa di una delle cantanti più celebri della storia, ricorda ai medici di concentrarsi sui segnali precoci che, nei pazienti con esigenze vocali meno estreme, rimarrebbero silenti. Al contempo, mette il grande pubblico nelle condizioni di conoscere meglio le sfaccettature di una condizione che, altrimenti, rischierebbe di esaurire il suo significato clinico nell’ambito di una pronunciata stanchezza e di una forte debolezza muscolare. 

Attraverso il confronto tra la letteratura medica contemporanea e le testimonianze storiche relative alla salute della Divina (soprannome con cui è universalmente nota Maria Callas), emergono significative analogie cliniche e funzionali tra i sintomi riferiti dalla cantante e quelli descritti nei moderni casi di dermatomiosite con interessamento laringeo. Tra questi figurano la perdita del sostegno respiratorio, l’affaticamento vocale progressivo, la ridotta resistenza al canto e una disfonia fluttuante, sintomi che possono riflettere il coinvolgimento della muscolatura respiratoria e dei muscoli intrinseci della laringe. “La dermatomiosite può manifestarsi inizialmente con disfonia isolata o predominante dovuta al coinvolgimento infiammatorio dei muscoli intrinseci della laringe, a lesioni della mucosa delle corde vocali o, più raramente, a paresi cordali”, spiega ancora Marchese-Ragona. “Nei casi descritti in letteratura i sintomi vocali possono variare parallelamente all’attività della malattia e alla risposta alle terapie immunosoppressive. Nel caso di Maria Callas abbiamo identificato numerose analogie cliniche e funzionali, tra cui affaticamento vocale progressivo, perdita del sostegno respiratorio, difficoltà nel mantenere la potenza del canto, disfonia fluttuante e un miglioramento parziale dopo trattamento con corticosteroidi. L’applicazione retrospettiva dei criteri diagnostici storici e contemporanei suggerisce che la dermatomiosite rappresenti un’ipotesi clinicamente plausibile per spiegare almeno una parte del declino vocale e fisico della cantante”.

Raucedine e alterazione della voce, affaticamento vocale progressivo, ma anche un progressivo indebolimento del supporto respiratorio (scatenato dalla debolezza a livello del diaframma e della muscolatura toraco-addominale) sono conseguenze della malattia che, per chi conosca la storia personale della Callas, quadrano esattamente col suo declino artistico. I ricercatori hanno esaminato i video storici delle performance dell’artista, osservando le strategie messe in atto dall’artista per compensare le problematiche: sollevamento delle spalle e passaggio a una respirazione toracica alta, segnali evidenti di una perdita di forza diaframmatica e di supporto respiratorio.

Nel 1975 Maria Callas fu visitata dal dott. Mario Giacovazzo che insieme alla debolezza generale, riportò le alterazioni cutanee violacee sul collo e sul torace della cantante, e lesioni sulle mani compatibili con l’eritema eliotropo e le papule di Gottron tipiche della malattia. “Il medico le prescrisse una terapia a base di corticosteroidi che permise un parziale recupero delle funzione vocale”, prosegue Marchese-Ragona. “Fu solo molti anni dopo la scomparsa della Callas che il professor Giacovazzo, avendo letto un caso clinico pubblicato nel 2002 su The Lancet riguardante una paziente la cui dermatomiosite era esordita con una prolungata disfonia, collegò quelle nuove conoscenze ai sintomi che aveva osservato nella cantante e ipotizzò che anche lei potesse essere stata affetta dalla medesima malattia autoimmune”.

La dermatomiosite è, infatti, una patologia multisistemica le cui manifestazioni iniziali possono risultare insidiose, portando storicamente a frequenti ritardi diagnostici o a errate interpretazioni psicologistiche. Sebbene altri fattori come il forte calo di peso, lo stress e le scelte di repertorio abbiano contribuito, la dermatomiosite potrebbe contribuire a spiegare la perdita di sostegno respiratorio, la ridotta resistenza vocale e la progressiva instabilità della fonazione che hanno segnato la fine della carriera artistica della cantante più celebre della storia. 

Maria Callas trascorse in volontario isolamento gli ultimi anni della sua esistenza terrena”, afferma Marchese-Ragona, esperto di neuroriabilitazione e del trattamento della distonia spasmodica delle corde vocali, una patologia organica che spesso colpisce i professional voice users, come i cantanti o coloro che usano la voce per la loro professione. “Rifiutò persino di eseguire un esame laringoscopico che avrebbe potuto confermare la diagnosi. Probabilmente non voleva far trapelare questa notizia”.

A distanza di tanti anni, la possibilità che il declino vocale e fisico di Maria Callas sia stato determinato, almeno in parte, da una malattia autoimmune sistemica piuttosto che esclusivamente da fattori psicologici, artistici o personali rappresenta una lezione importante per la medicina contemporanea. Il caso ricorda quanto sia essenziale interpretare anche sintomi apparentemente isolati nel contesto dell’intero quadro clinico, mantenendo sempre una visione multidisciplinare. La diagnosi può emergere proprio da quella prospettiva meno ovvia che inizialmente sembra lontana dal sintomo predominante.

Oltre al suo interesse storico, il caso di Maria Callas richiama l’attenzione su un principio fondamentale della pratica clinica: una raucedine persistente non è necessariamente espressione di una patologia localizzata della laringe. In alcuni pazienti può rappresentare la manifestazione iniziale di una malattia autoimmune, neurologica o neuromuscolare. Riconoscere precocemente questi casi, attraverso un’attenta valutazione otorinolaringoiatrica o foniatrica e un appropriato approccio multidisciplinare, può consentire una diagnosi tempestiva e l’avvio di terapie in grado di modificare significativamente la storia naturale della malattia.

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