Realizzato dall’omonima associazione “Chirurgia senza barriere, insieme all’Università di Tor Vergata, partirà a febbraio 2027
Un modello innovativo di chirurgia ambulatoriale inclusiva dedicata ai pazienti non collaboranti. È questo, in estrema sintesi, il senso del progetto “Chirurgia senza barriere”, presentato il 9 giugno a Roma dall’omonima associazione di promozione sociale. Il progetto, realizzato con la collaborazione dell’Università di Roma Tor Vergata, nasce dalla constatazione di un dato di fatto tanto semplice quanto importante: in Italia quasi 3 milioni di persone con limitazioni gravi nelle attività abituali incontrano ancora oggi ostacoli difficili da superare nell’accesso alle cure ordinarie. “Chirurgia senza barrire”, inoltre, prende inspirazione dal modello DAMA (Disabled Advanced Medical Assistance), messo a punto nel 2000 presso l’Ospedale San Paolo di Milano per garantire la presa in carico ospedaliera alle persone con grave disabilità intellettiva o neuromotoria e poi diffusosi in numerose strutture italiane.
COSA PREVEDE IL PROGETTO
“Persone con disturbo dello spettro autistico, disabilità intellettiva grave, sindrome di Down e altre condizioni neurologiche complesse rischiano di restare escluse da un’assistenza adeguata, nonostante il diritto alla salute sia sancito dalla legge”, spiegano i promotori del progetto. Per questo l’obiettivo dichiarato di “Chirurgia senza barriere” è la validazione di un protocollo clinico da cedere gratuitamente al Servizio Sanitario Nazionale, trasformando un’iniziativa di sussidiarietà in uno standard pubblico. Più precisamente, il progetto si delinea come un’alleanza tra clinici e caregiver, uniti per costruire un percorso realmente tagliato sui bisogni dei pazienti più fragili. “Ci proponiamo di facilitare le modalità di accesso alle cure in particolare sviluppandole in un setting, cioè in una modalità organizzativa che è di tipo ambulatoriale”, ha affermato il prof. Pietro Grasso, presidente dell’Associazione di promozione sociale “Chirurgia senza barriere”, secondo quanto riportato da Ascanews. “Noi vogliamo integrarci”, ha aggiunto, “vogliamo collaborare in una logica di sussidiarietà ovvero laddove, per vari motivi, il Servizio Sanitario Nazionale ha difficoltà a garantire l’accesso a questi pazienti non collaboranti”.
TRIAGE SENSORIALE: ECCO COME FUNZIONA
Per aiutare pazienti e familiari ad accedere più facilmente alle cure il progetto intende far leva su un “triage sensoriale”, che ha lo scopo di costruire un percorso di cura su misura per ogni paziente. Il programma si fonda su un’idea semplice: raccogliere in anticipo le informazioni utili a gestire i pazienti non collaboranti per conoscere come reagiscono agli stimoli sensoriali, quali sono le loro paure, come comunicano e si relazionano con chi li ha in cura. Il protocollo partirà da uno studio pilota condotto con l’Università di Roma Tor Vergata, che prevede 150 interventi odontoiatrici gratuiti. La sperimentazione comincerà a febbraio 2027 e servirà a misurare con criteri scientifici quanto il protocollo riesca effettivamente a ridurre lo stress dei pazienti, per poi valutare se il modello è replicabile a livello nazionale. Anche sul piano economico, infine, “Chirurgia senza barriere”, si propone come un progetto eticamente sostenibile: dove possibile, infatti, punta a garantire cure gratuite a chi si trova in condizioni di maggiore fragilità sociale.










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