La SICP pubblica il suo Position Paper, frutto di oltre un anno di lavoro di un comitato multidisciplinare

La Società Italiana di Cure Palliative (SICP) ha pubblicato il suo Position Paper sul rapporto tra cure palliative e suicidio medicalmente assistito (SMA), un documento che il Comitato per le questioni etiche (COMETE) della società scientifica ha messo a punto in oltre un anno di lavoro e che il Consiglio Direttivo ha approvato il 5 giugno 2026. Il tema è ormai al centro del confronto pubblico, giuridico e sanitario italiano, soprattutto dopo le evoluzioni della giurisprudenza degli ultimi anni, dalla sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale fino alle pronunce successive del 2024 e del 2025. La SICP ha sentito il dovere di prendere posizione in modo chiaro e argomentato, evitando strumentalizzazioni e dibattiti polarizzati che rischiano di allontanarsi dalla tutela reale dei diritti e della dignità delle persone malate.


Per affrontare un tema così delicato e divisivo la società scientifica ha costituito un comitato di 25 professionisti: medici, infermieri, psicologi, bioeticisti, giuristi, filosofi e assistenti spirituali, diverse sensibilità per costruire un documento che fotografi complessità del tema e per individuare, attraverso il confronto, dei punti di accordo solidi e condivisi.

“Questo documento nasce dalla responsabilità scientifica e civile della SICP”, ha dichiarato Gianpaolo Fortini, presidente della SICP. “Su un tema tanto complesso abbiamo ritenuto necessario offrire un contributo rigoroso, pluralista e orientato alla tutela delle persone più fragili, affinché il dibattito pubblico possa svilupparsi su basi chiare e rispettose della dignità di ogni persona”.

Per Danila Valenti, vicepresidente della SICP e presidente esecutiva del COMETE, “il valore del Position Paper risiede nel superamento delle polarizzazioni attraverso l’ascolto, il rispetto e la ricerca di soluzioni condivise. L’obiettivo è la piena tutela delle persone malate e di tutti i loro bisogni, anche quelli più complessi”.

DUE RISPOSTE DIVERSE A DOMANDE DIVERSE

Il punto di partenza del Position Paper è una distinzione netta: cure palliative e SMA sono due risposte profondamente diverse al fine vita, perché nascono da domande umane, cliniche ed etiche diverse. La richiesta di cure palliative è “Aiutatemi a vivere la vita fino alla fine in modo per me dignitoso, con sofferenze sostenibili e un rinnovato senso della vita nella malattia”. La richiesta di SMA è invece “Aiutatemi a porre fine alla mia vita in modo per me dignitoso perché la mia sofferenza è diventata insopportabile e priva di senso”. Sono due concezioni diverse di dignità che meritano entrambe rispetto e risposte adeguate, anche se diverse. Le cure palliative nascono, infatti, all’interno di una medicina della cura e dell’accompagnamento. Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità “affermano la vita e considerano il morire un processo naturale; non intendono né accelerare né ritardare la morte”. Il loro scopo è alleviare la sofferenza, accompagnare la persona, sostenere la qualità della vita, evitare l’abbandono e preservare dignità e relazioni fino alla fine naturale della vita.

Il SMA appartiene, invece, a un paradigma diverso in cui la morte, anticipata intenzionalmente e procurata dalla persona stessa, è vista, a determinate condizioni, come una possibile risposta a una sofferenza che chi la vive considera intollerabile. La differenza etica di fondo, si legge nel documento, riguarda l’intenzionalità. Nelle cure palliative l’intenzione è curare e alleviare la sofferenza fino alla fine naturale della vita, nel SMA l’intenzione è provocare la propria morte per eliminare una sofferenza che rende la vita intollerabile.

IL “GAP DI CALMAN” E LA QUALITÀ DI VITA PERCEPITA

Per spiegare come le due strade nascano spesso dalla stessa esperienza di sofferenza, il documento richiama il cosiddetto “gap di Calman”, un modello elaborato nel 1984 dal medico Kenneth Calman. Secondo questa idea, la qualità di vita percepita da una persona non è un dato oggettivo, ma dipende dalla distanza tra le sue aspettative e i suoi valori, da un lato, e la realtà concreta della condizione che sta vivendo, dall’altro. Quanto più questa distanza si allarga, tanto più cresce la sofferenza.
Le cure palliative cercano di ridurre questo scarto attraverso il controllo dei sintomi, la relazione di cura, il supporto psicologico, spirituale e sociale, l’accompagnamento nella fragilità e la possibilità di ridefinire le proprie priorità di fronte alla malattia, puntando a obiettivi realistici e alla ricerca di un nuovo senso. Anche il SMA nasce spesso da un “gap” percepito come insostenibile, ma propone una via diversa, non ridurre la distanza restando in vita, ma eliminarla del tutto attraverso una morte anticipata e autoprocurata. La differenza, anche dal punto di vista etico, resta quindi sostanziale.

IL RUOLO DELLE CURE PALLIATIVE 

Pur ribadendo questa distinzione, il Position Paper sottolinea quanto sia importante che le équipe di cure palliative siano presenti nelle fasi informativa e valutativa delle richieste di SMA. Le cure palliative, infatti, hanno competenze specifiche nell’ascolto, nella comunicazione onesta ed empatica, nella valutazione della sofferenza globale, dei sintomi difficili da controllare, della vulnerabilità psicologica, della sofferenza esistenziale, dei bisogni relazionali e spirituali e delle paure di abbandono o di sentirsi un peso per i propri cari.

Coinvolgere l’équipe di cure palliative in queste fasi permette di verificare se la persona ha davvero avuto accesso, in tempo utile, a cure palliative di qualità, oppure se la richiesta di SMA è condizionata da una presa in carico insufficiente che potrebbe essere migliorata. In questo senso, le cure palliative svolgono una funzione di tutela della libertà autentica della persona malata, verificano che la richiesta non nasca da sofferenze evitabili, da una comunicazione scorretta, da abbandono terapeutico o da una mancata presa in carico globale, e che quindi non possa essere affrontata diversamente.

L’ESTRANEITÀ DELLE CURE PALLIATIVE ALLA FASE ATTUATIVA

Diverso è il discorso per la fase attuativa, cioè il momento in cui il SMA è effettivamente messo in pratica. Qui il Position Paper distingue tra le scelte individuali dei singoli professionisti e l’identità istituzionale del servizio di cure palliative.

I singoli possono partecipare al SMA secondo coscienza, ma le strutture della rete di cure palliative (hospice, unità domiciliari e ospedaliere) restano estranee alla fase attuativa. I motivi sono tre: non confondere ruoli e obiettivi, evitare l'associazione culturale tra cure palliative e SMA, facendo passare l’idea, sbagliata, che le cure palliative si limitino al fine vita o lo promuovano, proteggere la libertà di chi vuole essere accompagnato fino alla morte naturale e non desidera il SMA. 
La libertà autentica “non consiste soltanto nel riconoscimento astratto di un diritto, ma anche nella concreta possibilità di scegliere senza paura, senza ambiguità e senza condizionamenti impliciti”.

IL DIRITTO AL SMA IN ITALIA, TRA SENTENZE E VUOTO LEGISLATIVO

Il Position Paper dedica un capitolo al contesto normativo italiano. La sentenza 242/2019 ha fissato i quattro requisiti per accedere al SMA: patologia irreversibile, sofferenza intollerabile, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, capacità decisionale. La stessa sentenza ha affidato la verifica di queste condizioni alle strutture pubbliche del servizio sanitario nazionale, prevedendo l’intervento di un organo collegiale terzo, i comitati etici territorialmente competenti. Ha inoltre richiesto un successivo passaggio procedurale, cioè che la persona abbia avuto la concreta possibilità di accedere alla terapia del dolore e alle cure palliative.

La sentenza 135/2024 ha chiarito, invece, cosa si intenda per “trattamento di sostegno vitale”, includendo anche procedure assistenziali di base come il cateterismo o l'aspirazione del muco ma ha anche affermato il diritto di ogni paziente di rifiutare qualsiasi trattamento sanitario sul proprio corpo, indipendentemente da quanto sia tecnicamente complesso o invasivo. In assenza di una legge nazionale, alcune Regioni tra cui Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia hanno definito percorsi propri, con il rischio di disuguaglianze nell'accesso.

IL RUOLO STORICO DELLE CURE PALLIATIVE E L’AUTONOMIA DEL MALATO

Le cure palliative hanno contribuito a superare il paternalismo medico e la “congiura del silenzio”, rimettendo al centro la persona e la sua autonomia. Il documento distingue tra speranza (compatibile con la realtà e utile a ridefinire le priorità) e illusione, che blocca la vera autodeterminazione. Nelle fasi avanzate di malattia non esiste un unico “bene” per il paziente, il compito delle cure palliative è supportare la persona nel trovare la risposta più coerente con i propri valori, laddove il modello clinico tradizionale tendeva a escludere il malato dalle decisioni sul fine vita, spesso scegliendo al suo posto. Ciò si traduceva in quella che è appunto chiamata “congiura del silenzio”, un accordo tacito tra medici e familiari per non dire al malato la verità sulla sua condizione, ignorandone i bisogni e i diritti previsti dal consenso informato.

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