Ministra Alessandra Locatelli e Lisa Noja
Ministra Alessandra Locatelli e Lisa Noja

Approvato all'unanimità il primo passaggio del disegno di legge che riscrive l'articolo 38 della Costituzione, riconoscendo il diritto delle persone con disabilità all'autonomia e alla partecipazione sociale. Prima di diventare legge, il testo dovrà affrontare altre tre votazioni in Parlamento

Con un voto unanime, la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato il 17 giugno il primo passaggio del disegno di legge costituzionale che riscrive il linguaggio sulla disabilità nella Carta fondamentale. Il testo, a prima firma del senatore Antonio Guidi (Fratelli d'Italia), elimina dall'articolo 38 il termine "minorati", sostituendolo con "le persone con disabilità", e inserisce la parola "disabilità" tra le condizioni che, all'articolo 3, non possono costituire motivo di discriminazione.

Si tratta però soltanto della prima di quattro votazioni complessive previste per le revisioni costituzionali: il provvedimento (Atto Senato n. 1299) passa ora all'esame dell'Aula di Palazzo Madama, e il percorso completo richiederà mesi.

Ad accompagnare l'iter parlamentare è la campagna di sensibilizzazione lanciata da Osservatorio Malattie Rare (OMaR) insieme alle associazioni dell'Alleanza Malattie Rare. Si chiama "La riFORMA conta. Il rispetto passa anche dalle parole" e punta a richiamare l'attenzione, anche mediatica, sui lavori in corso. In una settimana ha raccolto le firme di 110 associazioni, e l'adesione resta aperta.

LA CAMPAGNA DI OMAR E LE ASSOCIAZIONI

Il gioco di parole nel titolo della campagna, "la riFORMA conta", richiama un'idea semplice: a volte la forma, nel linguaggio del diritto, è già sostanza. Il claim accompagna un impegno coerente con il proprio ruolo: da sedici anni OMaR si occupa di informazione su malattie rare e disabilità con un'attenzione specifica alle parole usate, e proprio su questo terreno interviene nel dibattito parlamentare in corso.

La direttrice di OMaR, Ilaria Ciancaleoni Bartoli, ha presentato l'iniziativa durante la dodicesima edizione del Premio OMaR per la comunicazione delle malattie e dei tumori rari. Obiettivo della campagna, ha spiegato, è accendere una luce sul dibattito in corso al Senato e far sentire il sostegno dell'opinione pubblica. Il lavoro di costruzione del claim e dell'operatività della campagna ha visto un contributo diretto delle associazioni, a partire da quelle dell'Alleanza Malattie Rare, ha aggiunto la direttrice. 

IL SOSTEGNO DI LISA NOJA

Tra le voci che hanno scelto di appoggiare pubblicamente la campagna c'è quella di Lisa Noja, ex deputata e oggi consigliera regionale in Lombardia, affetta da atrofia muscolare spinale (SMA), malattia rara che incide sulla motricità. In una testimonianza video realizzata apposta per OMaR, Noja ha ricordato come, quando la Costituzione fu approvata, l'articolo stabiliva un principio "molto innovativo", riconoscendo per la prima volta il diritto all'educazione e all'avviamento professionale anche alle persone con disabilità, ma lo faceva con un linguaggio che, per l'epoca, non era percepito come problematico. Da allora, ha osservato, si è fatto un lavoro culturale importante, culminato nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, per individuare le parole corrette con cui parlare di questi temi. Per questo, ha aggiunto, lo stesso linguaggio oggi risulta "assolutamente inaccettabile, discriminatorio" e rifiutato dalle associazioni che da anni si battono per i diritti delle persone con disabilità.

È su queste basi che Noja ha annunciato il proprio sostegno alla proposta di modifica costituzionale e alla campagna di OMaR, definendola "una piccola modifica della Costituzione che però usi le parole giuste per affermare un principio giusto". Pur trattandosi di un intervento limitato nella sua portata testuale, ha sottolineato, si tratta di un cambiamento "fondamentale per ridare dignità alle parole che riguardano milioni di persone nel nostro Paese, le persone con disabilità".

IL PRIMO PASSO IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI

Mentre la campagna raccoglie adesioni, l'iter parlamentare ha già registrato un primo passaggio concreto. A dare notizia dell'approvazione è stata la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, che ha partecipato alla seduta: "Ringrazio la Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica per l'approvazione all'unanimità del disegno di legge a prima firma Guidi. Il testo prevede la modifica dell'articolo 3 della Costituzione inserendo la parola 'disabilità' e la modifica dell'articolo 38 con l'eliminazione del termine 'minorati'", ha dichiarato.

La ministra ha definito il voto "il primo passo di un percorso parlamentare che porterà a innovare la nostra Costituzione". Secondo Locatelli, il passaggio dalla mera capacità residua di lavorare alla valorizzazione della persona è fondamentale per garantire a tutti una migliore qualità della vita, a partire dal linguaggio, fino alle disposizioni normative, fino a una spinta culturale che veda la persona con le sue potenzialità e senza fermarsi ai limiti.

COSA PREVEDE NEL DETTAGLIO IL TESTO APPROVATO

Il disegno di legge depositato il 18 novembre 2024 porta la prima firma del senatore Antonio Guidi e nella sua versione originaria si componeva di due commi distinti: il primo aggiungeva all'articolo 3, dopo le parole "condizioni personali e sociali", l'espressione "e di disabilità"; il secondo sostituiva, all'articolo 38, le parole "ed i minorati" con "e le persone con disabilità". La versione approvata dalla Commissione, però, interviene soltanto sull'articolo 38.

Nella relazione illustrativa che accompagnava il testo originario, i proponenti collocavano l'intervento in una evoluzione culturale sul tema della disabilità: da una visione "medicalizzata e assistenziale" a una lettura che la riconosce come questione sociale, legata in larga parte alle barriere ambientali, fisiche e sociali che limitano la partecipazione alla vita quotidiana. Il riferimento era alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'Italia nel 2009, e alla Strategia dell'Unione europea per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030, oltre alla Carta di Solfagnano, sottoscritta durante il G7 Inclusione e Disabilità del 2024.

Durante l'esame in commissione, il testo Guidi è stato abbinato ad altre proposte sullo stesso tema, tra cui il disegno di legge 1620, dei senatori Mazzella e Guidolin, e il disegno di legge 1629, a prima firma della senatrice Zampa. Da questo lavoro congiunto è uscito il testo approvato il 17 giugno, che si concentra sul solo articolo 38 e ne riscrive il contenuto: non più una sostituzione lessicale del termine "minorati" con "persone con disabilità", ma l'introduzione di un principio nuovo, che riconosce il diritto all'autonomia, all'inserimento sociale e professionale e alla partecipazione alla vita della comunità. Nel comunicato che accompagna l'approvazione, Guidi richiama un parallelo con altre revisioni costituzionali recenti, come quelle intervenute sugli articoli 9, 41 e 33, che hanno saputo recepire nuove sensibilità e nuove esigenze collettive.

I PASSAGGI CHE MANCANO ANCORA

Quello del 17 giugno è solo il primo di una serie di passaggi obbligati. Trattandosi di una revisione costituzionale, il procedimento previsto dall'articolo 138 della Costituzione richiede quattro distinte votazioni, due per ciascuna Camera, a distanza di almeno tre mesi tra la prima e la seconda deliberazione in ogni ramo del Parlamento.

Il testo approvato in commissione dovrà ora ottenere il primo via libera dell'Aula del Senato. Da lì sarà trasmesso alla Camera dei Deputati, dove l'intero iter, commissione e Aula, dovrà essere ripetuto da capo. Solo dopo la seconda deliberazione conforme in entrambe le Camere la modifica potrà considerarsi approvata: ma anche in quel caso, se la votazione finale non raggiungerà la maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, resterà aperta la possibilità di un referendum confermativo, richiedibile da un quinto dei membri di una Camera, da cinquecentomila elettori o da cinque consigli regionali.

È in questo arco di tempo, ancora tutto da percorrere, che si gioca la partita più rilevante: l'auspicio condiviso da chi sostiene la riforma, incluse le associazioni dietro la campagna di OMaR, è che il consenso unanime registrato in commissione si mantenga nei passaggi successivi, evitando che il percorso si areni o richieda il passaggio referendario.

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