Record storico nel 2025 con 919,7 tonnellate di plasma raccolte, ma la domanda di plasmaderivati cresce del 57% in dieci anni
“Donare sangue e plasma significa garantire cure essenziali a migliaia di pazienti che ogni giorno dipendono da terapie salvavita”. Con queste parole Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria, ha scelto di celebrare la Giornata Mondiale del Donatore di Sangue del 14 giugno, lanciando un messaggio che va ben oltre la retorica della solidarietà, perché il plasma è un farmaco e come tale va tutelato con strumenti regolatori adeguati.
QUASI 920 TONNELLATE RACCOLTE: UN RECORD, MA NON ANCORA ABBASTANZA
I numeri della raccolta 2025 segnano un primato storico. Secondo i dati elaborati dal Centro Nazionale Sangue (CNS), organo tecnico del Ministero della Salute, nel corso dell’anno sono state raccolte 919,7 tonnellate di plasma, oltre 11 in più rispetto al 2024 e secondo anno consecutivo oltre la soglia delle 900 tonnellate, mai raggiunta prima nella storia del Paese. Il balzo si deve soprattutto alla donazione in aferesi (cresciuta del 6,4%), una procedura che consente di raccogliere esclusivamente la componente plasmatica, restituendo globuli rossi e piastrine al donatore, con tempi di recupero più brevi e la possibilità di donare fino a ogni quindici giorni.
Ciononostante il traguardo dell’autosufficienza resta lontano. Sempre secondo il CNS, per le immunoglobuline (farmaci plasmaderivati impiegati in oncologia, neurologia, ematologia e malattie rare) l’Italia copre circa il 60% della domanda interna. Meglio per l’albumina, oltre il 75%, ma il fabbisogno complessivo è cresciuto del 57% nell’arco di dieci anni. I 15,6 kg di plasma conferiti all’industria per ogni mille abitanti nel 2025 restano distanti dall’obiettivo strategico di 18 kg per mille abitanti indicato dal sistema come primo step verso l’indipendenza terapeutica. La quota mancante è acquistata sul mercato internazionale, con costi rilevanti per il Servizio Sanitario Nazionale.
FINO A 900 DONAZIONI PER UN SOLO PAZIENTE
Cattani ha ricordato una cifra che rende più comprensibile la posta in gioco: per trattare una singola persona affetta da certe patologie per un anno, possono essere necessarie fino a 900 donazioni di plasma. Il legame tra il gesto del donatore e la terapia del paziente è diretto e misurabile, nondimeno tra una donazione e la disponibilità del farmaco finito possono trascorrere fino a dodici mesi. È questo il ciclo produttivo dei plasmaderivati, medicinali non sintetizzabili in laboratorio che si ricavano esclusivamente dalla componente liquida del sangue umano.
“Dal plasma si ottengono medicinali essenziali e spesso insostituibili come le immunoglobuline, albumina, fattori della coagulazione e altre proteine plasmatiche”, ha spiegato il presidente di Farmindustria. “Circa l’80% del plasma raccolto è destinato proprio alla produzione di questi farmaci”. Una filiera ad alta complessità tecnologica che in Italia conta 4 stabilimenti produttivi, più di 1.700 addetti e investimenti superiori a 500 milioni di euro nel periodo 2021-2026.
GIOVANI DONATORI IN CALO: -16,9% TRA GLI UNDER 35
A complicare il quadro è un dato demografico preoccupante. Nel bilancio 2025 diffuso da AVIS Nazionale in occasione della Giornata Mondiale, il numero di donatori under 35 è diminuito del 16,9%. Il totale dei donatori attivi è di circa 1.665.000, con le donazioni complessive in lieve flessione (-1,7%). AVIS, con oltre 1,3 milioni di associati, rappresenta il 76% del totale nazionale dei donatori. Secondo i dati del Centro Nazionale Sangue, la fascia d’età più rappresentata per numero di donatori è quella dei 46-55 anni (63,6 ogni mille abitanti), mentre la fascia 18-25 anni – la meno numerosa e quella che tende a ridursi – si ferma a 34,1 per mille. Il ricambio generazionale è oggi una delle priorità sistemiche più urgenti.
“Ogni difficoltà nella raccolta di plasma, ogni ritardo nella programmazione, ogni squilibrio nella disponibilità globale può tradursi, a valle, in una difficoltà concreta per i pazienti”, ha avvertito Cattani. Nei plasmaderivati, ha sottolineato, questo rischio è amplificato dalla lunghezza del ciclo produttivo dove chi pianifica le donazioni oggi sta determinando la disponibilità di farmaci di un anno dopo.
IL NODO DEL PAYBACK: FARMINDUSTRIA CHIEDE UN REGIME REGOLATORIO SPECIALE
Sul fronte normativo, la posizione di Farmindustria è netta. “Gli strumenti regolatori devono riconoscere la specificità e la natura strategica di questi medicinali salvavita”: il meccanismo del payback (il sistema di rimborso retroattivo che le aziende farmaceutiche versano al SSN quando la spesa supera i tetti stabiliti per legge) dovrebbe essere superato per i plasmaderivati, escludendoli dalla spesa soggetta a tetto. Una richiesta motivata dalla natura ibrida di questi prodotti, non semplici farmaci industriali, ma medicinali il cui approvvigionamento è strutturalmente dipendente da un bene comune non riproducibile, il plasma umano, raccolto attraverso il sistema trasfusionale del SSN.
La Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, istituita dall’OMS il 14 giugno in memoria del genetista Karl Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni, diventa così quest’anno anche l’occasione per rimettere al centro del dibattito di politica sanitaria un tema spesso sottovalutato: la sostenibilità a lungo termine del sistema dei plasmaderivati, tra carenza di donatori giovani, domanda crescente e regole pensate per un mercato farmaceutico ordinario.
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