Quarta Giornata della Salute del Paziente Oncologico. Baldelli (San Camillo): “Necessario pensare alla qualità della vita. Una risposta che noi medici per troppo tempo non abbiamo dato”


Un incontro tutto dedicato alle terapie integrate che, negli ultimi anni, si sono fatte strada in modo sempre più deciso nella pratica clinica. Si è tenuta lo scorso 18 aprile, presso il Castello di Torrimpietra a Fiumicino (Roma), la Quarta Giornata della salute del paziente oncologico.
“Oggi andare oltre i classici approcci terapeutici, non solo in oncologia, è diventato uno standard dal punto di vista della gestione del paziente”, spiega il prof. Roberto Baldelli, direttore dell’Unità Operativa di Endocrinologia dell’Ospedale San Camillo di Roma, che ha coordinato l’evento e ne ha curato il programma.

“In passato ci siamo concentrati quasi esclusivamente sulle terapie classiche, trascurando tutto ciò che ruotava intorno al paziente e alla sua vita”, prosegue. “Negli ultimi anni è emerso, però, con chiarezza che il paziente oncologico, sottoposto a terapie spesso con alto impatto sulla qualità della vita, deve essere supportato anche nel percorso di cura. Accanto a chemioterapia, radioterapia e immunoterapia, occorre integrare tutto ciò che concretamente aiuta il paziente a stare meglio”. Ed è da qui che nasce il concetto di terapie integrate come “attività e approcci che migliorano la qualità di vita e danno al paziente risposte che noi medici, per troppo tempo, non abbiamo dato”.


MEDICINA NARRATIVA PER PORTARE ALLA LUCE L’ESPERIENZA EMOTIVA DEI PAZIENTI

La giornata ha preso avvio dalla medicina narrativa, con l’intervento della dott.ssa Raffaella Pajalich, rappresentante della Società di Medicina Narrativa SIMeN. “Medicina narrativa significa colloquiare, portare alla luce l’esperienza emotiva del paziente e metterla a confronto con quella di altri pazienti e operatori, per far emergere le criticità di un percorso di cura spesso impegnativo sul piano psicologico”, chiarisce Baldelli.

L’IMPORTANZA DELL’ALIMENTAZIONE COME PREVENZIONE

Ampio spazio è stato dedicato all’alimentazione, con la partecipazione di tre esperte. Carla Montesano, professoressa di Immunologia e Patologia generale presso l’Università romana di Tor Vergata ha illustrato la connessione tra alimentazione e prevenzione tumorale. “Esistono sostanze che possono avere un’azione antitumorale: mangiando possiamo controllare o prevenire lo sviluppo di un tumore”, ricorda Baldelli. Di nutrizione e nutraceutica ha parlato, invece, la prof.ssa Silvia Migliaccio, docente presso l’Università Sapienza di Roma e specialista in Endocrinologia e malattie del metabolismo, mentre la prof.ssa Anna Maria Colao, che insegna Endocrinologia e malattie del metabolismo presso l’Università Federico II di Napoli, ha affrontato il tema del digiuno intermittente: “Un tema spesso frainteso”, ha commentato il medico: “il pasto la sera non va saltato per dimagrire. Lo scopo è seguire i ritmi circadiani: abbiamo un picco di cortisolo la mattina, che cresce durante la giornata fino ad arrivare ai minimi la sera e la notte”.

IL BENESSERE SESSUALE DEI PAZIENTI ONCOLOGICI

Tra i temi affrontati nel corso della giornata, uno tra i più delicati è quello della sessualità del paziente oncologico, illustrato dalla dottoressa Aurora De Leo del Regina Elena National Cancer Institute di Roma. “È uno degli aspetti della vita quotidiana che risentono negativamente del percorso di cura per motivi psicologici, emotivi e anche ormonali”, sottolinea Baldelli. “Molte terapie ormonali o anti-ormonali, infatti, vanno a impattare proprio su questa sfera: la libido e la potenza sessuale nell’uomo, le alterazioni del ciclo mestruale nella donna. Il benessere sessuale fa parte a 360 gradi del benessere della vita di un paziente, e va assolutamente tenuto in considerazione”.

PET THERAPY IN CORSIA

Un altro argomento esplorato è la pet therapy, su cui si è soffermata la dott.ssa Sara Ramponi del Day Hospital di Oncologia Medica dell’Ospedale San Camillo. Appassionata cinofila, Ramponi ha maturato un interesse per la pet therapy, diventando col tempo anche addestratrice. “Si tratta di uno strumento in più per i pazienti. Insieme stiamo lavorando a un progetto per introdurre la pratica della pet therapy anche all’interno del San Camillo” ha rivelato Baldelli. “È un’esperienza ormai messa in atto in diverse strutture in Italia e all’estero. Sarebbe bello averla anche nel nostro ospedale”.

I BENEFICI DELLO SPORT DURANTE LE TERAPIE

Parlando di terapie integrate, non poteva mancare un cenno allo sport, argomento trattato da Carlo Garufi, direttore dell’UOC di Oncologia Medica dell’Ospedale San Camillo. “Anche il paziente oncologico può fare attività sportiva”, chiarisce Baldelli. “Come dimostrano lavori pubblicati su importanti riviste scientifiche lo sport migliora la risposta del paziente ai trattamenti oncologici. Con un’attività monitorata da un personal trainer o da un allenatore si può ottenere una progression free survival molto più lunga, cioè un tempo libero dalla malattia più esteso”. Un esempio concreto, in questo senso, è stato presentato da Luigi Vanti, allenatore di canottaggio che guida il gruppo Rosaremo, formato da donne sottoposte a mastectomia per carcinoma della mammella che praticano canottaggio insieme: “Il concetto di fare squadra ritorna sempre”, puntualizza l’endocrinologo. “Mi batto molto per questo: fare squadra con i colleghi, con gli operatori sanitari, con i pazienti. Dobbiamo usare un’ottica di gruppo, di multidisciplinarietà, non solo dal punto di vista professionale, ma coinvolgendo il più possibile i pazienti nelle scelte terapeutiche e in quelle para-terapeutiche, come l’attività sportiva”. 

AGOPUNTURA, YOGA, MINDFULNESS E UNA TESTIMONIANZA DIRETTA

Anche agopuntura, yoga e mindfulness rientrano nel quadro delle terapie integrate. “Sono pratiche che controllano sia il dolore sia l’emotività del paziente”, osserva Baldelli. “Per troppo tempo abbiamo tenuto l’approccio olistico separato dalla medicina tradizionale, come se fossero incompatibili. Le terapie biointegrate dimostrano, invece, che l’interazione è possibile e funziona”. A chiudere la giornata, la testimonianza di Lucia Batassa, paziente operata quasi 40 anni fa per un tumore della mammella, che ha letto alcuni passi del suo libro, ‘Un amante per terapia’ nel quale ha raccontato l’esperienza personale della malattia.

UN MANIFESTO E UNA NUOVA ASSOCIAZIONE

La giornata si è chiusa con la presentazione del Manifesto del Castello di Torre in Pietra per le terapie integrate in pazienti portatori di neoplasie endocrine. “Non vuole essere un manifesto scientifico, ma una presentazione di quelli che dovranno essere i nostri obblighi di medici nei confronti dei pazienti: offrire un’integrazione ai classici approcci terapeutici”, sintetizza Baldelli. E nei prossimi mesi nascerà anche una nuova associazione chiamata Officina dell’arte, dello sport e della salute. “La struttura sarà aperta ai pazienti, ma anche alla formazione degli operatori sanitari”, prosegue. “Faremo attività sportiva, come pure attività culinaria insegnando al paziente a cucinare secondo determinati criteri nutrizionali. E poi ci saranno gli incontri con i cosiddetti power speaker, che possono aiutarci a esprimere quella parte emotiva che molti di noi non esprimono mai, in primis gli operatori della sanità”. Il progetto punta anche a colmare una lacuna storica nella formazione medica. “Durante gli studi di medicina, nessuno, dico nessuno, ci ha insegnato a comunicare con il paziente”, dice ancora Baldelli. “Nessuno ci ha insegnato a gestire i rapporti con i pazienti e la loro emotività. Poi c’è un tema molto caldo e difficile, ma che andrebbe affrontato: il concetto della morte. Nessuno ci ha mai insegnato come comunicare una diagnosi infausta”, conclude. “E, invece, saper accompagnare un paziente negli ultimi momenti di vita fa parte della cura a tutti gli effetti”. 

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