Osservatorio Malattie rare ha intervistato Andrea Grinoglio autore del saggio “Chi ha paura dei vaccini?”

Alcune delle infezioni virali più temibili possono essere ricomprese nel lungo elenco delle malattie rare. Merito delle immunizzazioni e dei progressi della medicina. Risultati importantissimi che rischiano di essere messi in pericolo dai movimenti contro i vaccini e dalla loro pericolosa propaganda imbevuta di teorie che con la scienza e le sue regole non hanno nulla a che spartire. Informazioni che stanno contribuendo a rendere sempre meno rare patologie il cui numero di casi era calato con costanza nel giro degli ultimi quarant'anni. “Chi ha paura dei vaccini?” di Andrea Grinoglio (Codice edizioni, pagg. 188, euro 14) è un volume che spiega quanto siano importanti questi trattamenti per l'intera comunità e chi siano oggi i loro avversari più pericolosi. “Osservatorio Malattie rare” ha scelto di incontrare l'Autore per approfondire l'argomento.

Quali sono le maggiori problematiche connesse al mondo dei vaccini e alla critiche che sono mosse a questi prodotti?
I problemi principali sono connessi a Internet e all'utilizzo che ne viene fatto dagli utenti. Nel libro cito una frase in cui si afferma che il web è solo in apparenza democratico. È un territorio dove il confronto si esaspera quasi sempre. Esistono tantissimi siti dove si falsificano i dati e questi, come se non bastasse, sono in numero enormemente superiore rispetto a quelli nei quali si portano avanti dibattiti scientifici o dove è presente informazione fatta correttamente. Sono quindi tantissimi i cittadini che si lasciano fuorviare da questi articoli. Solo una minoranza ha la curiosità e la competenza per andare a consultare gli articoli pubblicati sulle principali riviste internazionali.

Qual è l'identikit della “vittima” di questa visione distorta della realtà?

Qui emerge un paradosso ed è interessante da rimarcare. Le persone più critiche nei confronti delle vaccinazioni sono spesso quelle con un alto livello culturale e un tenore di vita molto elevato. Quindi, possiamo affermare con ragionevole certezza, che la fasce basse della popolazione e quelle con un basso tasso di scolarizzazione non sono quello che creano problemi ai vaccini e alla loro diffusione.

Questo perchè accade?
Solitamente uno status sociale superiore alla media e una formazione di livello universitario coincidono con un quadro clinico ottimale. Incrociando i dati mi sono reso conto che le persone colte vanno su internet e cercano di informarsi con costanza. Sono però sovrastati da una quantità di dati che spesso ha poco a che vedere con la scienza. Il paradosso è questo: troppa informazione non fa bene.

Scattiamo una fotografia sui numeri di questo fenomeno.
Gli oppositori “radicali” - i genitori che per nulla al mondo vaccinerebbero i propri figli – oscillano tra l'8 e il 10 per cento. C'è poi una fascia pari al 30 per cento di “esitanti”, persone che, in qualche modo, si fanno sorgere più di qualche dubbio circa la sicurezza dei vaccini. Categoria che spesso sceglie di non fare i richiami o di sottoporre i propri figli solo ad alcune immunizzazioni.

Ci sono però anche dei medici contrari ai vaccini...
La stragrande maggioranza dei medici è a favore delle vaccinazioni. A livello statistico solo lo 0,1 per cento afferma di essere contrario. Gli operatori sanitari che rientrano in questa categoria sono soprattutto medici omeopati, laureati in medicina che dicono di applicare la cosiddetta “medicina alternativa o i seguaci della medicina antroposofica sviluppata da Rudolf Steiner. Si può quindi affermare che questa nettezza contro i vaccini corrisponda a una strategia per accaparrarsi una fetta di mercato che esiste e genera dei profitti. Nel libro cito poi dei dati rivolti al ritorno della “tendenza naturista”. Tra i medici e i genitori con più alto tenore di vita sta tornando quella moda tardo ottocentesca improntata sul presunto naturismo dei trattamenti a cui si sceglie di sottoporsi. Una sorta di rifiuto del progresso.

Eppure i vaccini hanno evitato milioni e milioni di decessi nel corso degli ultimi decenni. Come si può affermare il contrario?
Sono evidentemente persone accecate dal pregiudizio. Il numero di morti causate da un vaccino oscilla tra uno ogni milione e uno ogni due milioni di trattamenti. È molto più probabile morire per lo shock anafilattico scatenato da un'arachide o dalle complicazioni di un farmaco da banco. Per uso di farmaci anti-infiammatori ci sono invece oltre duecentomila morti. Il rapporto rischio/beneficio è evidente. Eppure i pregiudizi cognitivi – nei genitori, come negli anziani – impediscono a certe persone di cogliere le potenzialità delle immunizzazioni. Molti, tirando le somme, scelgono di non vaccinarsi nella convinzione di proteggere la propria salute. Non sono interessati al benessere della comunità ma compiono una scelta egoistica.

Tantissime persone diffondono poi teorie contro le grandi multinazionali del farmaco e gli interessi che alimenterebbero le scelte della comunità scientifica. Quanto pesano queste prese di posizione nella diffusione dei vaccini?
Hanno una rilevanza molto importante. Ma mi basta ricorrere, ancora una volta, a dei dati incontestabili. Prima che ci fossero le grandi case farmaceutiche vivevamo molto meno di quanto accada oggi. Credo possa essere un argomento sufficiente. Le persone non si devono dimenticare che la sperimentazione sui farmaci costa. Ci vogliono circa dodici anni tra studi e fase di acceso al mercato delle molecole. Gli Stati non finanziano la ricerca scientifica e quindi saranno altri a finanziarla e a sfruttarne economicamente i benefici. Poi è molto curioso che tanti critichino il marketing di big pharma e magari scaricano app tutti i giorni su uno smartphone immesso sul mercato grazie a massicci investimenti in pubblicità. Atteggiamento singolare.

Date queste condizioni quale sarà il futuro dei vaccini?
Le immunizzazioni saranno fondamentali. Perchè lo affermo? Entro il 2050 gli abitanti residenti nelle grandi aree metropolitane raddoppieranno e dovremo essere in grado di fronteggiare i dati epidemiologici connessi al  fenomeno migratorio. Si dovrà quindi fare di tutto per studiare nuovi vaccini e per contrastare attivamente il calo delle coperture. Il sentimento anti-scientifico degli occidentali rischia di essere un boomerang.

Qual è invece la situazione in Italia?
Tirando le somme possiamo affermare di avere una buona condizione generale. Non possiamo però far passare in secondo piano il richiamo arrivato dall'Organizzazione mondiale della Sanità, che ci ha ricordato del pericoloso calo delle coperture che sta riguardando il nostro Paese. Il Servizio sanitario nazionale deve cercare di invertire la tendenza puntando sulla prevenzione. Ci sono dei dati di cui non si parla. Ad esempio, siamo uno dei Paesi dove è meno diffusa la vaccinazione contro il tetano per gli anziani. In media contiamo circa 21 decessi all'anno. Morti che si verificano dopo aver contratto l'infezione attraverso le piaghe di decubito. Il tetano si sta diffondendo perché ci si dimentica di fare i richiami e le amministrazioni sanitarie non lavorano per fare in modo che i pazienti si ricordino delle tempistiche legate a certi trattamenti. Una dinamica che si sta registrando anche per quanto concerne la difterite.

Qui vi avevamo raccontato delle nuove linee guida in tema di vaccinazioni. Ecco invece un altro articolo sul richiamo arrivato dall'Organizzazione mondiale della Sanità.

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