Tutti i pazienti trattati hanno mostrato un aumento nei livelli di emoglobina che ha consentito di ridurre o eliminare il bisogno di trasfusioni di sangue

Cambridge (USA) – Al 60esimo Meeting Annuale dell’American Society of Hematology (ASH), svoltosi a San Diego (California) dal 1° al 4 dicembre, bluebird bio ha annunciato nuovi risultati positivi provenienti dagli studi clinici di Fase III Northstar-2 (HGB-207) e Northstar-3 (HGB-212), condotti per valutare l'impiego della terapia genica a base di LentiGlobin™ nel trattamento di pazienti con beta talassemia trasfusione-dipendente (TDT).

La beta talassemia trasfusione-dipendente (TDT) è una patologia ereditaria provocata da una mutazione nel gene della beta-globina che provoca un’inefficace produzione di globuli rossi, tale per cui le persone affette dalla condizione necessitano di ripetute trasfusioni di sangue per tutta la vita, allo scopo di tenere sotto controllo il quadro sintomatologico. Questo tipo di terapia è correlata ad importanti rischi a lungo termine, come, ad esempio, un eccessivo accumulo di ferro.

La terapia genica a base di LentiGlobin, con somministrazione una tantum, è stata sviluppata come potenziale trattamento rivolto alla disfunzione genetica che è all'origine della TDT, per ridurre o eliminare la necessità di continue trasfusioni nei pazienti.

I risultati degli studi di Fase III Northstar-2 e Northstar-3 derivano dall’analisi di un campione complessivo di 37 pazienti (pediatrici, adolescenti e adulti) affetti da TDT, sia con genotipo non-beta⁰/beta⁰ o beta⁰/beta⁰, sia con mutazioni IVS-I-110, tutti trattati con LentiGlobin.

Per quanto riguarda lo studio di Fase III Northstar-2 (HGB-207) i risultati si basano sul monitoraggio dei livelli di HbA787Q, ossia l’emoglobina sintetizzata grazie all'azione della terapia genica con LentiGlobin, la cui produzione determina un aumento dei livelli di emoglobina totale che ha l'obiettivo di eliminare la necessità di trasfusioni nei pazienti. Il campione dello studio è composto da 16 pazienti con genotipo non-beta⁰/beta⁰, dei quali due pediatrici. Di questi pazienti, 11 hanno eseguito almeno 3 mesi di follow-up e 10 di loro hanno interrotto la somministrazione di trasfusioni, con un livello di emoglobina di 11.1 – 13.3 g/dL all’ultimo controllo. Inoltre, il livello di HbA787Q in questi 10 pazienti variava tra 7.7 e 10.6 g/dL, contribuendo al 67-92% di emoglobina totale.

Un'ulteriore indagini esplorativa, basata sulla valutazione del rapporto mielo-eritroide, è stata condotta sui campioni di midollo osseo di 6 pazienti con 12 mesi di follow-up. Un basso rapporto mielo-eritroide rappresenta un aspetto chiave della diseritropoiesi, l'anomala produzione di globuli rossi nel midollo osseo che è tipica della TDT. In 5 pazienti che avevano interrotto le trasfusioni croniche si è osservato un aumento del rapporto mielo-eritroide, che suggerisce un miglioramento nella produzione di globuli rossi.

Per quanto riguarda lo studio di Fase III Northstar-3 (HGB-212) i risultati derivano da un campione di 3 pazienti affetti da TDT con genotipo beta⁰/beta⁰ o con una mutazione IVS-I-110, tutti trattati con LentiGlobin. All’ultima valutazione, tutti i pazienti, tra cui uno pediatrico, presentavano un livello di emoglobina totale maggiore di 10 g/dL. Il paziente numero 1, al controllo effettuato dopo 12 mesi, non ha avuto bisogno di trasfusioni in seguito al trattamento con LentiGlobin; il paziente 2, al controllo effettuato dopo 6 mesi, ha ricevuto la sua ultima trasfusione 1,9 mesi dopo il trattamento con LentiGlobin; il paziente 3, infine, al controllo effettuato a 3 mesi, ha ricevuto l’ultima trasfusione 1,4 mesi dopo il trattamento.

Negli studi Northstar-2 e Northstar-3, il profilo di sicurezza della terapia genica con LentiGlobin, comprendente la comparsa di eventi avversi gravi (SAE) di patologia epatica vaso-occlusiva, è apparso coerente con il profilo di sicurezza che contraddistingue il condizionamento mieloablativo con busulfan, generalmente eseguito prima di un trapianto di midollo osseo. E' stato riportato un unico SAE di trombocitopenia di grado 3, ed è stato considerato come possibilmente correlato al trattamento con LentiGlobin.

“I nostri nuovi dati relativi a LentiGlobin nella beta talassemia trasfusione-dipendente includono una popolazione più ampia di pazienti con genotipo non-beta⁰/beta⁰ o beta⁰/beta⁰, così come i primi pazienti pediatrici”, ha dichiarato David Davidson, M.D., Chief Medical Officer a bluebird bio. “In tutti i pazienti abbiamo osservato un miglioramento dei livelli di emoglobina che ha ridotto o eliminato la necessità di trasfusioni di sangue dopo il trattamento con LentiGlobin. Con l’avanzamento dei nostri studi clinici, continuiamo ad approfondire la comprensione del potenziale terapeutico di LentiGlobin nello spettro di pazienti affetti da TDT”.

Franco Locatelli, M.D., Ph.D., Professore di Pediatria all’Università “La Sapienza” di Roma, Capo del Dipartimento di Ematologia e Oncologia Pediatrica presso l'IRCCS Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e investigatore capo dello studio Northstar-2, ha dichiarato: “Nella mia pratica, osservo le serie complicazioni della beta talassemia trasfusione-dipendente e il 'dazio' quotidiano che i miei pazienti, e le loro famiglie, pagano per via della patologia. I pazienti con beta talassemia trasfusione-dipendente non sono capaci di produrre abbastanza emoglobina per sopravvivere, e questo comporta la necessità di trasfusioni di sangue regolari ogni due o quattro settimane. Dopo il trattamento con LentiGlobin, i pazienti nello studio Northstar-2 hanno iniziato a produrre emoglobina derivata dalla terapia genica, e livelli complessivi di emoglobina vicini alla norma, motivo per cui la maggior parte di loro non ha più avuto bisogno di trasfusioni”.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il comunicato stampa aziendale.

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