Il protocollo di studio che verrà applicato su 140 adolescenti si chiama FITNET

La Sindrome da Stanchezza Cronica (CFS) non è considerata attualmente una malattia rara, la sua incidenza infatti è stimata tra lo 0,4 e l’1 per cento della popolazione, colpisce le femmine 4 volte più dei maschi, si presenta in genere tra i 20 e i 40 anni e può avere un impatto molto forte, fino ad impedire le normali attività di studio o lavoro. Questo male, tuttavia, condivide con molte malattie rare il fatto di non avere un’origine chiaramente identificabile, di non avere farmaci specificamente approvati per la terapia e di essere anche piuttosto difficile da diagnosticare. Attualmente uno degli approcci più utilizzati per intervenire nelle persone affette da fatica cronica è la terapia cognitivo comportamentale, che richiede però di trovare e recarsi regolarmente da un terapeuta con competenze specifiche. Adesso, in alternativa a questo tipo di terapia, si pensa ad un approccio più ‘moderno’ che sfrutti la confidenza degli adolescenti con il web. Il protocollo terapeutico di prossima attuazione è stato appena pubblicato su BMC Nurology; si chiama FITNET e si ipotizza che possa essere una valida alternativa alla terapia cognitiva ‘faccia a faccia’.

Per valicare questa ipotesi si prevede lo svolgimento di un trial clinico randomizzato su 140 adolescenti tra i 12 e i 18 anni con diagnosi di CFS: un gruppo di questi seguirà la terapia cognitiva tradizionale mentre gli altri il programma FITNET.

Dopo 6 mesi, il gruppo precedentemente sottoposto alla terapia tradizionale avrà accesso al programma web based. Ci sarà per i soggetti partecipanti allo studio una valutazione basale, una post intervento e una a 6 mesi dalla conclusione. I principali criteri che verranno utilizzati sono la presenza a scuola, la gravità della fatica e le capacità fisiche.  Le persone affette da questa malattia, che viene considerata tale solo quando durano almeno 6 mesi, accusano comunemente, oltre alla stanchezza fisica, anche difficoltà nella concentrazione e nella memoria, tanto che alcuni lasciano o trascurano gli studi e il lavoro.

Da questo talvolta può anche scaturire una depressione che va a aggravare, e talvolta a confondere, il quadro clinico. I pazienti, infatti, insieme alla fatica presentano anche sintomi che potrebbero far pensare ad una affezione virale, come febbre, mal di gola, cefalea e debolezza muscolare. Non si esclude che tra i fattori scatenanti della malattia possa anche esserci un fattore virale ma potrebbero essere coinvolti parimenti anche squilibri ormonali o problemi del sistema immunitario. Circa il 50% dei pazienti si rimette entro cinque anni dalla comparsa dei sintomi iniziali della malattia. Tuttavia, la sindrome da stanchezza cronica spesso ha un decorso ciclico.

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