Dalla Case Western Reserve University School of Medicine l’ipotesi che possa invertire le anomalie cerebrali

USA - Uno studio statunitense, pubblicato il 3 Ottobre sul Journal of Neuroscience, avrebbe dimostrato che esiste la possibilità di invertire le anomalie nell'attività cerebrale riscontrate nella  Sindrome di Rett utilizzando la ketamina in basse dosi. Lo studio, va subito precisato, è stato realizzato utilizzando un modello animale.

La Ketamina, nota anche per l’abuso che se ne fa come sostanza stupefacente, può infatti, oltre agli effetti anestetici, anche altri effetti collaterali e gli stessi studiosi ammettono che saranno necessarie ulteriori ricerche per poter ipotizzare un uso sicuro del farmaco in pazienti con sindrome di Rett. Quello che più è importante di questo studio non è tanto che sia stata utilizzata la ketamina quanto che il gruppo di neuroscienziati della Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland (Ohio) è stato in grado di mappare correttamente le differenze di attività cerebrale tra topi sani e topi con la mutazione genetica che rispecchia la causa della sindrome di Rett negli esseri umani e di modificarla con un farmaco. Cosa che magari – e questa è l’ipotesi che lascia sperare – potrebbe essere replicabile sugli umani. Ma è solo un’ipotesi che, per quanto affascinante, dovrà essere sottoposta a molte verifiche.

Premesso questo entriamo nel dettaglio dello studio americano.
I ricercatori hanno scoperto che rispetto ai topi di controllo, quelli affetti da sindrome di Rett hanno mostrato regioni con livelli di attività estremamente bassi nella parte anteriore del cervello (proencefalo) e regioni con livelli di attività eccessivi nella parte posteriore del cervello (tronco cerebrale). Ai topi analizzati è stata somministrata la ketamina, un farmaco utilizzato come anestetico per uso veterinario, che ha comportato un aumento dei livelli di attività cerebrale nel proencefalo e un miglioramento della funzione neurologica. I ricercatori sono dunque riusciti ad invertire le anomalie nell'attività cerebrale e a migliorare la funzione neurologica dei topi studiati trattandoli con la  ketamina.

"Questo studio - ha affermato David Katz, Professore di neuroscienze presso la Case Western Reserve University School of Medicine e autore senior dello studio – fornisce la prova che tale trattamento farmacologico è in grado di invertire alcune anomalie nel funzionamento del cervello nei topi affetti da sindrome di Rett e fornisce nuovi indizi su quali tipi di farmaci potrebbero essere efficaci anche su pazienti umani”.

La ketamina non è mai stata utilizzata per il trattamento di una condizione cronica, dunque gli ulteriori studi mireranno anche a determinare se questa applicazione sia davvero sicura o se sia il caso di sostituirla con farmaci più adatti all’uso umano. Non è la prima volta che si pensa ad un possibile uso sugli umani di questa molecola, la sua utilità è ipotizzata anche per contrastare i sintomi dell’algodistrofia una patologie dolorosa dell’adulto, in questo caso però ad agire sarebbero proprio le proprietà anestetiche del farmaco. Del tutto diversa l’ipotesi di un uso per  sindrome di Rett, un uso che, oltre tutto, sarebbe prevalentemente pediatrico

 

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