La scoperta arriva dal policlinico senese Santa Maria alle Scotte

Nuovi progressi nello studio della cura per la sindrome di Rett. Ricercatori italiani, coordinati dal neuropsichiatra infantile Joussef Hayek e dal neonatologo Claudio De Felice del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, hanno dimostrato che l’utilizzo di integratori alimentari a base di acidi grassi polinsaturi omega-3 migliora le funzioni respiratorie, motorie e comunicative nella fase precoce della malattia. Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale Genes&Nutrition, pone in evidenza, per la prima volta, gli effetti benefici degli omega-3 in bambine affette dalla sindrome di Rett, rara forma di autismo infantile su base genetica che rappresenta la seconda causa per frequenza di ritardo mentale grave nelle bambine.

“Abbiamo somministrato – spiega Hayek – una formulazione di olio di pesce contenente omega-3 ad alto dosaggio ad un gruppo di venti  bambine con sindrome di Rett nello stadio più precoce della malattia. Da questa ricerca è emerso un significativo miglioramento clinico soprattutto per quanto riguarda l'area motoria, la comunicazione non verbale e la funzione respiratoria, dopo solo sei mesi dall'inizio della supplementazione. In parallelo, abbiamo osservato una netta diminuzione dei livelli di marker di stress ossidativo nel sangue delle pazienti trattate”.

Gli acidi grassi polinsaturi omega-3 funzionano come micronutrienti nella modulazione dello stato di salute, in particolare del sistema nervoso centrale e sono classificabili come antiossidanti di origine naturale; sono prodotti principalmente da alghe unicellulari e si concentrano nei pesci. “Lo studio – conclude De Felice –suggerisce, per la prima volta, che un semplice intervento alimentare, per un periodo relativamente breve, in una malattia genetica  quale la Rett in una fase precoce della sua storia naturale, è in grado di modificare, almeno parzialmente, gli aspetti clinici e biochimici della sindrome, in assenza di effetti collaterali”.

Allo studio hanno contribuito le ricercatrici Cinzia Signorini, Silvia Leoncini e Alessandra Pecorelli del laboratorio di Fisiopatologia dell'Università di Siena diretto dalla professoressa Lucia Ciccoli, in collaborazione con il CNR di Napoli e l'Università di Ferrara.  

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