Usa - Secondo una pubblicazione del  Journal of clinical endocrinology and metabolism, il mifepristone, un antagonista del recettore dei glucocorticoidi, produce benefici clinici e metabolici nei pazienti con Sindrome di Cushing.

Lo studio statunitense, coordinato dall’endocrinologa Maria Fleseriu dell’Università dell’Oregon, avrebbe quindi dimostrato che il trattamento con mifepristone per sei mesi è ben tollerato, ha un profilo rischi-benefici accettabile e ha prodotto un significativo miglioramento clinico e metabolico nei 50 pazienti adulti con Sindrome di Cushing di origine endogena che si sono sottoposti alla sperimentazione.

La sindrome di Cushing è caratterizzata da un insieme di sintomi clinici secondari a ipercortisolismo cronico, di origine endogena (produzione eccessiva di cortisolo da parte delle ghiandole surrenali) o esogena (iatrogena). L'incidenza annuale è stimata in circa 1 ogni milione.
Il trattamento si basa sull'eliminazione del tumore ipersecernente (adrenalectomia o ablazione dell'adenoma ipofisario corticotropo, di solito mediante chirurgia transfenoidale). I farmaci anti-cortisolo possono essere indicati nei casi in cui non sia possibile la resezione completa (ad esempio, adenomi ipofisari voluminosi e invasivi o secrezione ectopica non localizzata). La radioterapia ipofisaria tradizionale o stereotassica è indicata nel caso di resezione incompleta, oppure quando la resezione non è possibile a causa delle grosse dimensioni dell'adenoma ipofisario. A seconda dell'approccio terapeutico utilizzato, l'insufficienza surrenalica cronica o transitoria può richiedere una terapia sostitutiva a base di corticoidi. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la sindrome può essere gestita efficacemente fino a ottenere la guarigione definitiva.

Per ulteriori informazioni sulla patologia potete consultare Orphanet.

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