ZURIGO (SVIZZERA) – La sclerosi sistemica è una malattia cronica del tessuto connettivo, di tipo autoimmune e ad eziologia multifattoriale, caratterizzata da alterazioni del sistema immunitario e progressivo accumulo di tessuto fibroso a carico della cute e degli organi interni quali polmoni, apparato digerente, cuore e reni. La sclerodermia causa l’ispessimento della pelle: in greco antico, appunto, la parola significa letteralmente “pelle dura”.

Un gruppo di ricercatori svizzeri, tedeschi, francesi e olandesi ha sviluppato uno studio caso-controllo nidificato (un misto fra il case-control e lo studio di coorte) per valutare gli effetti del rituximab sulla fibrosi cutanea e polmonare in pazienti con sclerosi sistemica appartenenti alla coorte dello Scleroderma Trial and Research (EUSTAR). I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Annals of the Rheumatic Diseases.

I criteri di inclusione erano il soddisfacimento delle linee guida di classificazione dell’American College of Rheumatology per la sclerosi sistemica, il trattamento con rituximab e la disponibilità dei dati di follow-up. I pazienti trattati con rituximab sono stati abbinati a soggetti di controllo del database EUSTAR non trattati con rituximab. I parametri di corrispondenza per la fibrosi cutanea e polmonare sono stati la Rodnan Score Skin modificata (mRSS), la capacità vitale forzata (FVC), la durata del follow-up, il sottotipo di sclerodermia, la durata della malattia e il co-trattamento immunosoppressivo. L’analisi primaria ha riguardato i cambiamenti nella scala mRSS dal basale al follow-up nel gruppo rituximab rispetto al gruppo di controllo. Analisi secondarie comprendevano i cambiamenti nella FVC e le misure di sicurezza.

I pazienti trattati con rituximab inclusi nell’analisi sono stati 63. L’analisi caso-controllo in pazienti con grave e diffusa sclerosi sistemica ha dimostrato che i cambiamenti nella scala mRSS erano maggiori nel gruppo rituximab rispetto ai controlli appaiati. La media mRSS era significativamente ridotta al follow-up, rispetto al basale. Inoltre, nei pazienti con malattia polmonare interstiziale, rituximab ha impedito significativamente l’ulteriore declino della FVC rispetto ai controlli abbinati. Le misure di sicurezza hanno mostrato un buon profilo, coerente con gli studi precedenti nelle malattie reumatiche autoimmuni.

Il confronto fra i pazienti sclerodermici trattati con rituximab e i soggetti di controllo non trattati della coorte EUSTAR ha dimostrato un miglioramento della fibrosi della pelle e la prevenzione del peggioramento della fibrosi polmonare, sostenendo il concetto terapeutico dell’inibizione delle cellule B nella sclerosi sistemica.

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