Viaggiare

La dott.ssa Erminia Baldacci (Roma): “Consultare il proprio medico è la prima buona abitudine per il paziente con ITP che decide di passare del tempo lontano da casa”

L’eco della pandemia di COVID-19 non si è ancora spento, ma l’avvicinarsi dei mesi estivi sta accendendo in tanti italiani il desiderio di mettersi in viaggio e partire per le vacanze. Complice anche la quarantena, che ha tenuto tutti segregati in casa per molte settimane, adesso si fa più tangibile il desiderio di godere di qualche giorno di libertà e rilassamento. Tuttavia, mentre per qualcuno è relativamente semplice decidere di partire per una vacanza, a un paziente affetto da trombocitopenia immune (ITP) può capitare (giustamente) di porsi alcune domande in merito alle modalità di viaggio più sicure per la propria salute.

“In linea di massima non ci sono grosse limitazioni agli spostamenti per i pazienti con ITP”, spiega la dott.ssa Erminia Baldacci, dell’U.O.C. di Ematologia del Policlinico Umberto I di Roma. “Il criterio di fondo, per tutti i pazienti, rimane quello della sicurezza, al quale si aggiunge la necessità di valutare accuratamente il proprio stato di malattia. Ai pazienti con ITP in fase d’esordio, o a quelli che sperimentano una riacutizzazione in forma severa, è fortemente sconsigliato mettersi in viaggio a causa dello stress legato alla trasferta, soprattutto se queste persone sono sottoposte a una terapia che preveda anche uno stretto monitoraggio. Diverso è il discorso per gli individui con ITP in forma cronica, i quali, con le dovute accortezze, possono pianificare viaggi anche lunghi e impegnativi”.

In caso di trasferta, la prima cosa da fare per una persona con ITP è semplicemente avvisare il proprio medico curante dell’intenzione di spostarsi. “Consultare lo specialista è una buona abitudine per il paziente piastrinopenico che stia programmando un periodo di tempo lontano da casa”, prosegue Baldacci. “Generalmente, il consiglio che si dà a chi intende partire è di eseguire un controllo del numero delle piastrine prima di mettersi in viaggio e uno al ritorno, soprattutto nei casi in cui il paziente sia in terapia con farmaci TPO-mimetici, comunemente prescritti a chi soffre di ITP”. I TPO-mimetici, infatti, sono medicinali a distribuzione ospedaliera, che le farmacie erogano al paziente in modo tale da arrivare a coprire periodi di circa quattro settimane. Poiché questi farmaci non si trovano facilmente in tutti i Paesi e in tutti i presidi ospedalieri, è bene pensare di gestire il viaggio prendendo precauzioni per evitare di rimanerne sprovvisti. In corso di altre terapie, poi, potrebbe essere il medico stesso a sconsigliare al paziente con ITP di muoversi.

“Le vacanze all’estero, i viaggi di studio e le altre eventuali situazioni di distacco prolungato dalla sede di abitazione, e quindi dallo specialista presso cui il paziente è seguito, dovrebbero essere gestite avvertendo i centri per la ITP della città verso cui ci si sposta, magari tramite una lettera di presentazione inviata dal proprio medico”, riprende la dott.ssa Baldacci. “La cosa più importante è condividere le strategie e i protocolli di emergenza con il medico, e questo vale in particolar modo per le persone con ITP che presentano forti oscillazioni nel numero delle piastrine, con tendenza a scendere verso valori molto bassi”. Come segnalato sul sito di AIPIT (Associazione Italiana Porpora Immune Trombocitopenica), è inoltre raccomandabile approntare un kit di emergenza con vari farmaci, tra cui i cortisonici e l’acido tranexamico, che va usato in caso di sanguinamento. Infine, è opportuno consultare la lista delle associazioni dei pazienti con ITP attive nei diversi Paesi, per avere un riferimento a cui rivolgersi in caso di viaggi all’estero.

“Fortunatamente, i pazienti affetti da trombocitopenia immune non rientrano in una categoria di persone per le quali viaggiare sia impossibile o estremamente difficile”, conclude Baldacci. “Ci sono delle piccole accortezze da ricordare, come il fatto che la pelle di chi ha appena concluso o sta ancora seguendo un trattamento a base di cortisone è più sensibile al sole, e per queste persone, ad esempio, una vacanza al mare potrebbe non rivelarsi la scelta migliore. In generale, comunque, il paziente piastrinopenico può viaggiare in tutta sicurezza. L’importante è non sottovalutare la patologia e organizzarsi insieme al proprio medico curante per predisporre gli opportuni controlli, sia prima di partire che al ritorno”.

Per ulteriori informazioni sul tema ITP e viaggi è possibile visitare anche il sito web “My ITP life”, consultando la pagina dedicata all’argomento o la sezione che raccoglie i consigli degli esperti

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