Alimentazione

Il dott. Federico Chiurazzi (Napoli): “Le principali indicazioni dal punto di vista nutrizionale sono legate alla terapia in atto per la malattia”

Uno degli aspetti che maggiormente interessa i pazienti colpiti da una malattia - rara o meno rara - è quello della corretta alimentazione. E la trombocitopenia immune (ITP), non fa eccezione dal momento che la preoccupazione di quali alimenti possano o meno incidere sull’aumento del livello delle piastrine circolanti è comune a un gran numero di malati.

“Tra le domande che più spesso mi sento rivolgere dai pazienti che ricevono una diagnosi di ITP c’è quella relativa ai cibi la cui assunzione è sconsigliata e a quelli che, invece, potrebbero determinare un rialzo del totale delle piastrine”, afferma il dott. Federico Chiurazzi, specialista in Ematologia presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Federico II” di Napoli. Le persone alle quali viene diagnosticata questa patologia autoimmune, definita da un importante diminuzione del numero di piastrine nel sangue, desiderano capire se le loro abitudini alimentari siano in grado di influenzare il corso della malattia, dal momento che la gestione dell’alimentazione dipende in prima istanza dalla volontà e dall’impegno individuali. “Nella stragrande maggioranza dei casi, l’alimentazione incide marginalmente sul corso di una patologia e l’ITP rientra tra quelli”, continua Chiurazzi. “Non c’è alcuna relazione diretta o indiretta tra il numero delle piastrine e l’alimentazione, la quale, di conseguenza, non incide sull’andamento della malattia. Perciò, la prima e unica raccomandazione che possiamo rivolgere ai pazienti è quella di seguire una dieta quanto più varia e ricca possibile, come qualsiasi altro soggetto sano”.

L’alimentazione non deve quindi rappresentare un motivo di turbamento per i pazienti con ITP, anche se alcune accortezze vanno comunque rispettate, specialmente in riferimento alle terapie indicate per la malattia. “Le principali indicazioni dal punto di vista nutrizionale sono rivolte ai pazienti in terapia”, precisa Chiurazzi. “Infatti, la prima linea di trattamento per la ITP prevede il ricorso ai corticosteroidi e il consiglio che diamo ai pazienti che devono iniziare ad assumerli, specialmente a coloro che hanno una familiarità per diabete, è prestare attenzione, in corso di terapia, a ridurre l’introduzione di carboidrati che possano aumentare la glicemia, limitando dunque il consumo di cibi come pane, pasta e dolci. In questo caso, è meglio una dieta più ricca in verdure e legumi, che possono attenuare la sensazione di fame indotta dai farmaci steroidei”. Infatti, tra gli effetti collaterali di questa classe di molecole c’è l’aumento della sensazione di fame, ed è perciò importante superare lo stimolo continuo al cibo prediligendo alimenti a basso impatto sulla glicemia.

“Una seconda situazione che richiede particolare attenzione alla dieta è quella dei pazienti che usano eltrombopag”, riprende l’esperto napoletano. “Si tratta di un farmaco ad assunzione orale che mima l’azione della trombopoietina e che, insieme al romiplostim, farmaco somministrato per via sottocutanea, ha rivoluzionato la terapia dell’ITP. Tuttavia, si è visto che eltrombopag può interagire con i cibi contenenti calcio, perciò quando diamo indicazione al trattamento con questo TPO-mimetico, indichiamo sempre al paziente di evitare, nelle 2 ore prima dell‘assunzione e nelle 4 ore successive, l’assunzione di cibi contenenti calcio come latte e yogurt, formaggi e latticini o integratori arricchiti in calcio, che possono determinare una riduzione dell’assorbimento del farmaco e quindi una minore efficacia della terapia”.

L’ultimo caso che merita una precisazione è quello dei pazienti con ITP che assumono anticoagulanti orali cumarinici, come il Coumadin, e necessitano di monitoraggio continuo dei livelli di PT e aPTT per il corretto dosaggio del farmaco. “Attraverso l’alimentazione è possibile influire sull’attività fluidificante del farmaco modificando i livelli del tempo di protrombina”, spiega Chiurazzi.”I pazienti in terapia con farmaci cumarinici, cioè antagonisti della vitamina K, devono quindi prestare attenzione a non assumere grossi quantitativi di verza, prezzemolo, verdure a foglia larga, fegato e altri cibi ricchi in vitamina K, che interferiscono col metabolismo di questi farmaci, portando a uno scompenso del PT e ad eccessi di fluidificazione del sangue, aumentando così il rischio emorragico. Piuttosto di impazzire nell’eliminazione di alcuni cibi, però, il consiglio generale è quello di consumarli in maniera moderata e, soprattutto, costante nel tempo. Si tratta, comunque, di un comportamento comune a tutti i pazienti in terapia con dicumarolici e non specifico per i pazienti con ITP”.

Una dieta regolare è, dunque, il presupposto migliore per affrontare la terapia per l’ITP, senza temere l’aggiunta di alimenti come i mirtilli, l’uva rossa, la cipolla o i pomodori, che si ritiene possano concorrere alla fluidificazione del sangue. “Tali cibi dovrebbero essere assunti in quantitativi enormi per produrre un effetto fluidificante. E comunque non è mai stato dimostrato che possano condurre a emorragie gravi”, precisa Chiurazzi. “Il rispetto dei principi di una dieta sana ed equilibrata, come quella mediterranea, è il miglior comportamento che un paziente con ITP possa adottare. Per questo è utile affidarsi ai consigli di un esperto nutrizionista, specialmente quando si ha paura che le proprie abitudini alimentari possano inficiare l’efficacia della terapia”.

Alcuni pazienti modificano in maniera radicale il loro stile di vita, arrivando a cenare a tarde ore serali per assumere un farmaco come eltrombopag a mezzanotte, così che, dormendo nelle ore successive, sono certi di non ingerire nulla di sbagliato. “Non è necessaria una modifica così radicale delle proprie abitudini”, aggiunge Chiurazzi. “Basta evitare alcuni cibi in particolare e non imporsi un digiuno assoluto. Il consiglio di un nutrizionista che conosca la malattia e le varie opzioni terapeutiche per contrastarla può contribuire a dare tranquillità, evitando una brusca modifica delle abitudini e della qualità di vita del paziente”. E ciò risulta doppiamente importante, dal momento che nei pazienti che raggiungono una risposta alla terapia buona e stabile nel tempo, oggi si prospetta sempre con maggiore insistenza, basandosi sulle osservazioni derivanti dalla real life, la possibilità di una terapia con TPO, non più a vita bensì interrotta o alleggerita, permettendo anche un ritorno alle iniziali abitudini alimentari.

“L’argomento nutrizione - conclude Chiurazzi - porta nuovamente alla ribalta il concetto, già affermato in passato e da me molto sentito, che un centro di riferimento per pazienti con ITP debba necessariamente affiancare alla figura dell’ematologo una serie di specialisti, tra cui il nutrizionista, il ginecologo, l’endocrinologo e lo psicologo, con esperienza specifica nella materia, da consultare su richiesta o necessità del paziente”.

Sportello legale

Malattie rare e coronavirus - L'esperto risponde

BufalaVirus: le false notizie su COVID-19

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter per ricevere Informazioni, News e Appuntamenti di Osservatorio Malattie Rare.

Seguici sui Social

Il valore della cura e dell’assistenza nell’emofilia

Il valore della cura e dell'assistenza nell'emofilia

Sulle proprie gambe: racconti di XLH e rachitismo ipofosfatemico

Sulle proprie gambe: racconti di XLH e rachitismo ipofosfatemico

Partner Scientifici



Questo sito utilizza cookies per il suo funzionamento. Maggiori informazioni