Omocistinuria: intervista a tre esperti

Il 18 maggio è la Giornata dedicata a queste malattie metaboliche: l'intervista al prof. Carlo Dionisi-Vici e ai rappresentanti dell'associazione cblC Rossella Brindisi e Alessandro Costetti

Il biochimico americano Vincent du Vigneaud nacque a Chicago il 18 maggio del 1901. Così, quando si decise di istituire la Giornata Mondiale della Consapevolezza sulle Omocistinurie (WHAD – World Homocystinurias Awareness Day), fu scelta come data il giorno della sua nascita: lo scienziato, premio Nobel per la chimica, fu infatti il primo a isolare l'omocisteina nel 1932. L'iniziativa è stata promossa per la prima volta nel 2022 da alcune organizzazioni che si occupano di queste malattie del metabolismo degli aminoacidi, tra cui l'Associazione Italiana Acidemia Metilmalonica con Omocistinuria (cblC APS).

Quest'anno, tuttavia, saranno molto importanti anche i tre giorni precedenti, perché dal 15 al 17 maggio si riunirà a Roma il board del consorzio internazionale E-HOD (European network and registry for homocystinurias and methylation defects), incaricato della stesura delle linee guida per i difetti di rimetilazione. A fare gli onori di casa sarà il dr. Carlo Dionisi-Vici, direttore dell’UOC di Malattie Metaboliche ed Epatologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. “Il progetto E-HOD ha due obiettivi: sviluppare i registri di malattia e le linee guida. Nel corso degli ultimi anni sono già state pubblicate le linee guida sull’omocistinuria e sui difetti della rimetilazione, ma ogni cinque anni devono essere rinnovate. Finora abbiamo lavorato in remoto; ora ci incontreremo per discutere in presenza e proseguire la revisione della letteratura scientifica, e prevediamo di pubblicare il documento entro la fine dell'anno o all'inizio del 2025”, spiega Dionisi-Vici, coordinatore dell'area linee guida del consorzio.

All'incontro parteciperanno circa 25 esperti provenienti da tutto il mondo, fra cui la dr.ssa Martina Huemer, coordinatrice di E-HOD, il prof. Manuel Schiff, presidente della SSIEM (la società scientifica internazionale per le malattie metaboliche) e la dr.ssa Irini Manoli, rappresentante dei National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti, insieme a numerosi membri della rete MetabERN e a un rappresentante dei pazienti (il dr. Alessandro Costetti di cblC APS). A supportare il meeting saranno la SSIEM e le associazioni cblC APS e HCU Network Australia.

Il Bambino Gesù, che è partner del progetto e fa parte del comitato esecutivo, da molti anni è attivo su questo fronte con l'attività clinica e la ricerca scientifica, ed è riconosciuto come polo di riferimento nazionale e internazionale per queste condizioni. Ha uno staff dedicato che comprende pediatri, neuropsichiatri infantili, psicologi, biologi, ricercatori, ed è dotato di un laboratorio all'avanguardia nella ricerca traslazionale e nell'utilizzo di tecnologie innovative”, sottolinea Dionisi-Vici. “L’acidemia metilmalonica con omocistinuria, detta anche deficit di cblC, è un difetto congenito del metabolismo della vitamina B12 (cobalamina) che si manifesta, perlopiù nella prima infanzia ma anche in età adulta, con anemia megaloblastica, ritardo della crescita e dello sviluppo, cardiomiopatia, convulsioni, idrocefalo, sindrome uremico-emolitica e deterioramento neurologico e visivo. Si tratta di una malattia non così rara in Italia (sono noti oltre 150 pazienti), ma che fortunatamente è oggetto di screening neonatale esteso, obbligatorio in Italia dal 2016”.

Al meeting sarà presente anche l'associazione cblC APS (che fa parte dell'Alleanza Malattie Rare) con l'attuale presidente Rossella Brindisi e il vicepresidente – e a breve prossimo presidente – Alessandro Costetti, cardiochirurgo dell'ospedale Niguarda di Milano.

“Con la Giornata Mondiale della Consapevolezza sulle Omocistinurie vogliamo promuovere la conoscenza di queste patologie, tra cui la cblC, e consentire una più ampia comprensione delle sfide che i pazienti e le loro famiglie devono affrontare quotidianamente”, spiega Rossella Brindisi. “È il terzo anno che cerchiamo, attraverso questa iniziativa, di sensibilizzare i vari stakeholder e l’opinione pubblica su un gruppo di malattie che fino al 2022 non aveva una giornata mondiale dedicata. Questa occasione ci permette di far conoscere le attività della nostra associazione e delle organizzazioni internazionali con cui collaboriamo, i progressi della ricerca scientifica e il supporto di cui necessitiamo dalle istituzioni”.

In riferimento a quest’ultimo aspetto, la presidente di cblC può citare almeno due esempi virtuosi nei quali le istituzioni hanno risposto positivamente alle istanze provenienti dal mondo associativo. “In primo luogo l’introduzione dello screening neonatale esteso, che ha giocato un ruolo determinante nella diagnosi precoce della malattia, consentendo di iniziare tempestivamente il trattamento farmacologico e impedendo l’insorgenza dei sintomi più gravi, che in alcuni casi possono essere addirittura letali. Un secondo esempio è rappresentato dallo straordinario modello di collaborazione messo in atto da cblC, AIFA e Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze per fronteggiare una grave emergenza che si è verificata nel 2022 a causa del ritiro dal mercato del principale farmaco salvavita per i pazienti affetti da cblC. Lo spirito collaborativo che ha animato questo modello ha permesso di superare prontamente le carenze del farmaco, garantendone la continuità terapeutica su tutto il territorio nazionale”.

“La cblC APS, dalla sua fondazione nel 2017 ad oggi, ha sempre perseguito l’obiettivo di migliorare il presente e il futuro dei pazienti, muovendosi su più fronti: in primo luogo migliorando gli aspetti di cura, allargando e integrando la rete assistenziale, nonché favorendo lo sviluppo di strategie riabilitative e di integrazione, oltre che di valutazione dei pazienti stessi”, prosegue il dr. Alessandro Costetti. “Questo per permettere un approccio terapeutico quanto più specifico possibile, rispettando le necessità di ogni singolo individuo. In questo contesto partecipare alla revisione delle linee guida in termini di patient advocacy permetterà di porre l’accento sulle diverse necessità dei pazienti e dei caregiver. Un ulteriore campo di intervento dell'associazione, forse il più significativo, è nell’ambito della ricerca scientifica, al fine di sviluppare nuove strategie di cura e nuovi farmaci. In merito a questo aspetto, proprio quest’anno dovrebbe prendere il via un importante progetto di ricerca su un'innovativa terapia enzimatica, ancora in fase embrionale ma sicuramente promettente. Inoltre, la nostra associazione intende sostenere progetti di ricerca con la finalità di approfondire la conoscenza sulla patologia e possibilmente sviluppare nuove strategie terapeutiche in ambito di terapia genica”.

I portatori di cblC sono legati a doppio filo, in termini di sopravvivenza e sviluppo psicofisico, alla terapia parenterale a base di idrossicobalamina ad elevato dosaggio, l’unica forma di vitamina B12 attiva e adatta alla cura della malattia, che viene somministrata a domicilio mediante punture intramuscolari spesso quotidiane e quantitativamente incrementali con il peso e la crescita dei pazienti. “L’unico farmaco on label in Europa ha una concentrazione di 5mg/ml, adatta alla terapia dei più piccoli, ma con una formulazione che causa dolore urente alla maggior parte dei pazienti”, fa notare il vicepresidente di cblC.

“Sicuramente questo aspetto è il più complesso, perché con l’aumentare del dosaggio aumenta il quantitativo di farmaco da iniettare, e con esso il dolore: con la crescita dei pazienti l’iniezione diventa sempre meno gestibile. Avere un farmaco a concentrazione superiore, anche quattro volte superiore, e soprattutto non doloroso, comporterebbe un innegabile e sostanziale miglioramento nella qualità di vita dei pazienti, nella facilità di terapia e nella compliance alla stessa. Parallelamente a questo aspetto, vi sono diverse altre complessità, che vanno da un'assistenza capillare che spesso viene meno e su cui la nostra associazione sta cercando di impegnarsi, alla difficoltà della transizione di cura al raggiungimento dell'età non più pediatrica. Altri problemi si incontrano nell'ingresso nel mondo dello sport e del lavoro, così come sono da evidenziare gli infiniti ostacoli burocratici che si frappongono tra i pazienti e i loro diritti, ostacoli che oltretutto variano da Regione a Regione e a volte anche all’interno delle stesse Regioni”, conclude Costetti. “Tutti aspetti che quotidianamente cerchiamo di affrontare per rendere meno gravoso il peso della patologia sui pazienti e sui caregiver”.

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