Charles Darwin

L’ipotesi è stata proposta da due ricercatori che hanno riesaminato la sintomatologia riportata dal celebre scienziato

La vita di Charles Darwin, naturalista entrato nella storia per la sua teoria sull’evoluzione, si può riassumere in due parole: estasi e tormento. Tralasciando il piacere associato alla scoperta scientifica, che è proprio di ogni buon ricercatore, la parabola esistenziale di Darwin si declina sostanzialmente nel tormento, visto che la pubblicazione della sua teoria - da cui è nato l’evoluzionismo moderno - gli procurò le critiche di vari esponenti della società inglese dell’Ottocento. Inoltre, in numerose testimonianze consegnateci dai suoi più cari amici si riportano i sintomi di una malattia che lo afflisse per gran parte della vita. Negli anni sono stati molti i patologi che hanno azzardato delle ipotesi sull’origine dei suoi problemi di salute, ma i discendenti di Darwin non hanno mai consentito di prelevare campioni di DNA dalla tomba. Una recente supposizione riconduce la causa del malessere di Darwin alla cosiddetta sindrome MELAS (un acronimo che racchiude i termini Mitochondrial Encephalopathy, Lactic Acidosis, Stroke, ossia encefalopatia mitocondriale, acidosi lattica, ictus). 

In un articolo pubblicato sulla rivista Cureus, John Hayman, patologo dell’Università di Melbourne, e Josef Finsterer, neurologo della clinica Krankenanstalt Rudolfstiftung di Vienna, hanno riesaminato diversi reperti scritti da chi è stato vicino a Charles Darwin e hanno proposto uno scenario sulla base del quale il celebre naturalista e antropologo inglese sarebbe stato affetto da una rara malattia mitocondriale i cui sintomi salienti comprendono ictus ricorrenti con improvvise cefalee, accompagnate da vomito e convulsioni. L’articolo dei due studiosi riporta un’esauriente tabella che include tutte le manifestazioni sintomatologiche che afflissero Darwin nel corso della sua vita: nausea, conati di vomito, flatulenza, mal di testa, palpitazioni, dolore al petto, contrazioni muscolari, brividi e sudorazione, stanchezza, letargia, reumatismi, esplosioni di eczema a livello della testa e del volto, attacchi di ansia e vertigini. L’elenco prosegue ancora e fa ben capire come lo stato di salute del padre dell’evoluzione fosse alquanto precario. Secondo le conoscenze storiche, Darwin si rivolse a diversi medici nel corso della vita ma non fu mai in grado di trovare del tutto sollievo dal suo malessere. Per tale ragione, qualcuno ipotizzò che la natura della sua condizione fosse psicosomatica: è noto, infatti, che le critiche piovutegli addosso da tanti colleghi dell’epoca, dopo la pubblicazione della sua teoria sull’evoluzione, lo precipitarono nello sconforto e furono per lui causa di sofferenza.

Tuttavia, grazie allo stimolante campo di ricerca della paleopatologia è possibile valutare il profilo clinico di un individuo, anche se vissuto decenni fa, per tentare di ricostruire un’anamnesi abbastanza dettagliata da permettere di formulare delle ipotesi sul suo stato di salute. Nel caso di Darwin, si è pensato che potesse essere stato infettato dal parassita Trypanosoma Cruzi, causa della malattia di Chagas, oppure che potesse soffrire della sindrome da vomito ciclico. In altre occasioni, si è supposto che il perenne rossore al volto di Darwin, gli attacchi di panico, gli episodi di dolore addominale di cui soffriva e i sintomi intestinali riportati potessero essere dovuti a uno squilibrio ormonale: tra le varie possibilità c’era anche quella che Darwin soffrisse di una sindrome da carcinoide, ma l’evoluzionista per antonomasia sopravvisse sino a 73 anni, ben oltre la media del periodo, e questo consente di scartare tale ipotesi. Inoltre, sebbene alcuni dei sintomi attribuitigli, come la letargia e la dermatite atomica, non trovino una collocazione, ci sono manifestazioni che possono essere correlate alla disfunzione delle cellule neuroendocrine.

Nonostante ciò, Hayman e Finsterer puntano sulla possibilità che Charles Darwin fosse affetto dalla sindrome MELAS, dovuta a mutazioni nel DNA mitocondriale trasmesse per via materna: da precedenti studi familiari, infatti, sembra che anche la madre e gli zii riportassero sintomi compatibili con la MELAS (cefalee, emiparesi, cecità corticale, un difetto della vista noto come emianopsia, acidosi lattica e demenza progressiva). Molti dei problemi di salute di Darwin, come le palpitazioni o il mal di testa e i disturbi visivi, possono essere ricondotti a una disfunzione delle cellule con elevato fabbisogno energetico. Purtroppo, però, senza un’accurata analisi genetica non è possibile ricostruire un albero genealogico con cui stabilire con precisione la trasmissione dei geni, e quindi delle mutazioni, che sono alla base della sindrome MELAS. 

In conclusione, il lavoro di Hayman e Finsterer è molto affascinante e ricorda la necessità di porre sempre attenzione alla valutazione clinica, che è fondamentale per poter avanzare ipotesi utili per l’inquadramento di una data patologia. Ad oggi non sappiamo con certezza quale fosse l’origine delle pene fisiche di Darwin, e sarà difficile appurarlo senza un riscontro genetico, ma per nostra fortuna queste non gli hanno impedito di perseguire uno studio che ha cambiato la faccia della biologia.


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