Terapia cellulare con macrofagi

Il trattamento, sviluppato dall'Università di Edimburgo e dalla biotech Resolution, ha dimostrato di ridurre gli eventi gravi correlati al fegato, tra cui le ospedalizzazioni e i decessi

Edimburgo (Regno Unito) – Le malattie epatiche croniche e la cirrosi associata sono la causa di circa un milione di decessi all’anno a livello globale. Ma ora uno spiraglio di speranza arriva dal Regno Unito, dove queste condizioni fanno ogni anno 4.000 vittime: in Scozia, e precisamente nell'Università di Edimburgo, è stata infatti condotta una sperimentazione clinica su un nuovo tipo di terapia cellulare che potrebbe diventare il primo trattamento medico per i pazienti affetti da fibrosi o cirrosi epatica. I risultati del trial sono stati presentati il 13 novembre al “Liver Meeting”, l'incontro annuale dell'Associazione americana per lo studio delle malattie del fegato (AASLD) che si è svolto a Boston, Massachusetts.

Questo approccio innovativo al trattamento della cirrosi utilizza i macrofagi (cellule immunitarie associate alla riparazione dei tessuti, derivate da globuli bianchi estratti dal paziente stesso) ed è stato testato in uno studio clinico chiamato “MATCH Phase 2”, che ha coinvolto 50 pazienti scozzesi affetti da cirrosi causata da diversi fattori, come alcol, malattia del fegato grasso ed epatite virale. I dati dello studio, durato un anno, hanno mostrato che il trattamento, sperimentato dal laboratorio del prof. Stuart Forbes presso l’Università di Edimburgo, ha contribuito a ridurre le gravi complicazioni legate al fegato, che possono portare al ricovero in ospedale e al decesso.

I risultati indicano che il trattamento potrebbe ritardare la necessità di un trapianto di fegato, che attualmente rappresenta l’unica opzione terapeutica disponibile per i pazienti con malattia epatica avanzata, ma è una procedura molto invasiva e fortemente limitata dalla disponibilità degli organi, dall’idoneità del paziente e dalla complessa assistenza postoperatoria. Nello studio, 26 pazienti hanno ricevuto il trattamento con macrofagi e 24 pazienti, nel gruppo di controllo, hanno ricevuto solo cure mediche standard. Dopo un anno non si sono verificati eventi clinici correlati al fegato in nessuno dei pazienti trattati con macrofagi, mentre nel gruppo di controllo quattro pazienti hanno sviluppato gravi eventi avversi epatici e si sono verificati tre decessi.

Il prof. Stuart Forbes, epatologo clinico e direttore del Centro di medicina rigenerativa dell’Università di Edimburgo, ha dedicato oltre un decennio alla ricerca sui macrofagi, supportato da Edinburgh Innovations, il servizio di commercializzazione dell’Università. Lui e il suo team, finanziato dal Medical Research Council, hanno studiato il modo di comprendere e migliorare le naturali caratteristiche rigenerative dei macrofagi al fine di creare farmaci efficaci per le malattie del fegato. Un primo studio più piccolo, condotto dal prof. Forbes nel 2019 e chiamato “MATCH Phase 1”, ha dimostrato che il trattamento era ben tollerato e che non era emerso nessuno degli effetti collaterali comunemente osservati con immunoterapie cellulari. Ciò si è ripetuto anche in MATCH Phase 2.

Siamo incoraggiati dai nuovi risultati”, ha dichiarato Forbes. “Questo studio dimostra che il trattamento è sicuro, senza effetti collaterali in questa popolazione di pazienti, ed è associato alla riduzione delle complicanze cliniche nei pazienti con malattia epatica allo stadio terminale”. Il prof. Jonathan Fallowfield, co-ricercatore, ha aggiunto: “Attualmente c’è poca speranza per i pazienti con cirrosi avanzata, a parte il trapianto di fegato e una vita sotto immunosoppressori. Le complicazioni legate al fegato nella cirrosi possono essere fatali ed esercitare un’enorme pressione sui servizi sanitari. Siamo cautamente ottimisti sul fatto di poter portare speranza ai pazienti affetti da questa condizione trascurata”.

Nel 2020 il prof. Forbes ha co-fondato Resolution Therapeutics, una società biotecnologica che si pone come obiettivo quello di fornire un trattamento più efficace e duraturo ai pazienti con malattia epatica allo stadio terminale. L’azienda, quindi, ha sviluppato RTX001, una terapia cellulare basata sull'uso di macrofagi progettata per trasformare la prognosi di questi pazienti fornendo un effetto antifibrotico e antinfiammatorio maggiore rispetto a quello dei macrofagi utilizzati negli studi MATCH.

“I dati presentati dal prof. Forbes sono entusiasmanti, e noi continuiamo a far progredire verso la clinica il nostro programma per il trattamento della cirrosi epatica allo stadio terminale”, ha commentato il dr. Amir Hefni, amministratore delegato di Resolution Therapeutics. “La terapia cellulare con macrofagi ha il potenziale per trasformare la vita dei pazienti e siamo molto incoraggiati dal fatto che nel trial MATCH Phase 2 continuiamo a vedere una terapia ben tollerata, con funzionalità epatica stabilizzata e pazienti che rimangono fuori dall’ospedale, con meno complicazioni. I dati dello studio forniscono una solida prova di efficacia clinica per le terapie cellulari con macrofagi, che supporta lo sviluppo di RTX001”.

Il programma di sperimentazione di RTX001, che ha l'intento di far diventare la terapia un prodotto commerciale su larga scala, comprende due studi clinici: il primo è OPAL, uno studio sulla storia naturale della malattia epatica allo stadio terminale, che fornirà nuove informazioni sulla progressione della patologia, fondamentali per lo sviluppo del farmaco. OPAL è attualmente in corso in 9 centri in tutto il Regno Unito e il primo paziente è già stato reclutato. Il secondo è EMERALD, uno studio di Fase I/II che inizierà il reclutamento nel 2024. Questo trial esaminerà la sicurezza e l'efficacia di RTX001 in pazienti con cirrosi epatica scompensata dopo un ricovero ospedaliero dovuto a un primo evento di scompenso. L’analisi primaria si concentrerà sulla sicurezza, sui principali eventi clinici, tra cui il decesso, e sul punteggio MELD (Model for End-Stage Liver Disease), utilizzato per valutare la gravità della malattia e assegnare ai pazienti la priorità per un trapianto.

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