Catherine è una paziente con sindrome di Pompe una rara malattia causata da mutazioni a livello del gene GAA che determinano un deficit dell’enzima alfa-glucosidasi acida (GAA). Si tratta di una delle più note malattie da accumulo lisosomiale e induce un progressivo accumulo di glicogeno nei muscoli che porta alla paralisi e, nel giro di poco tempo, alla morte. La forma classica della malattia si presenta nei neonati con fiacchezza muscolare, difficoltà respiratorie e cardiomiopatia ipertrofica ma esiste anche una forma ad insorgenza tardiva che si manifesta in età adulta con sintomi molti simili a quelli di altre patologie, rendendo più difficoltosa la diagnosi con conseguente ritardo nell'avvio di un programma terapeutico.

Catherine è affetta dalla forma tardiva della malattia di Pompe (LOPD, Late-Onset Pompe Disease) e ha ricevuto una diagnosi di malattia solo dopo 12 anni dall'esordio dei sintomi. Afflitta da problemi motori e linguistici sin dalla tenera età, a 36 anni è andata incontro ad un serio peggioramento della sintomatologia, tanto da non riuscire neppure a salire le scale senza un sostegno. A 48 anni è stata colpita da una grave insufficienza respiratoria e, finalmente, dopo una biopsia muscolare che ha evidenziato l'accumulo di glicogeno nei muscoli, le è stata formulata una diagnosi. Ha iniziato immediatamente la terapia di sostituzione enzimatica ma ritardi diagnostici di tale entità rappresentano lo scoglio più duro da affrontare nella lotta alle malattie rare.

Catherine è una delle 34 pazienti incluse nello studio appena pubblicato su Orphanet Journal of Rare Disease da un gruppo di ricercatori canadesi ed americani, da cui emerge il valore di un pannello genetico appositamente realizzato e validato dagli stessi ricercatori e in grado di analizzare simultaneamente le varianti genetiche associate a diverse patologie muscolari con fenotipi clinici sovrapponibili, al fine di identificare correttamente i pazienti con LOPD. Oltre al gene GAA, il pannello genetico ha incluso 77 geni – ritenuti importanti nella diagnosi differenziale delle principali malattie muscolari – che, attraverso tecniche di sequenziamento di nuova generazione, sono stati analizzati e confrontati, allo scopo di individuare con estrema precisione le sequenze codificanti e le mutazioni sito-specifiche associate alla malattia. Inoltre, i ricercatori hanno validato un test di screening per la ricerca dell'enzima GAA su goccia di sangue secco (DBS, Dried Blood Spots) correlandone i risultati con quelli derivati dall'analisi sul pannello genetico.

Il metodo ha prodotto una sensibilità diagnostica del 100% e una specificità del 98% segnalando 208 varianti geniche associate ai geni analizzati e confermando senza ombra di dubbio l'utilità clinica dei pannelli genetici nella diagnosi differenziale delle patologie nelle quali il l'intervallo delle manifestazioni sintomatiche appare sovrapposto e non consente l'associazione con una specifica malattia. D'altro canto, molte delle patologie che rientrano nel gruppo dei disordini da accumulo presentano similarità nel quadro sintomatico con difficoltà motorie e problematiche a livello di arti e busto, facilmente confondibili con altre patologie genetiche o neuromuscolari. La diagnosi di queste malattie passa attraverso test molecolari che non hanno la copertura e la precisione garantite invece dal raffronto dei geni inclusi in una libreria genetica costruita in maniera mirata. Nello studio centrato sulla LOPD il tasso di diagnosi raggiunto è stato del 32% ma il 44% dei pazienti aveva un precedente risultato negativo su test molecolari. Il ricorso a questo tipi di strumenti diagnostici, anche in caso di mancanza di una cura per le malattie indicate, fornisce informazioni prognostiche accurate e, soprattutto, riduce il ritardo diagnostico, con un considerevole impatto sulle modalità di trattamento.

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