Avalglucosidasi alfa nella malattia di Pompe a esordio infantile

Con la nuova terapia enzimatica è stato osservato un beneficio nella funzione motoria dei bambini che avevano avuto una risposta inadeguata ad alglucosidasi alfa

Durham (USA) – Dati aggiornati evidenziano come il nuovo farmaco avalglucosidasi alfa sia più efficace del suo 'predecessore' alglucosidasi alfa nel trattamento dei pazienti affetti da malattia di Pompe a esordio infantile. Come era già chiaro dal 2020, infatti, la nuova molecola induce un miglioramento, rispetto alla terapia enzimatica già in uso, sia nella funzionalità dei muscoli respiratori che nelle capacità motorie dei pazienti.

Ma se da tempo sono noti i maggiori benefici di avalglucosidasi alfa nei pazienti con malattia di Pompe a esordio tardivo (dopo il primo anno di vita), i risultati recentemente pubblicati sulla rivista Genetics in Medicine consolidano l’efficacia del farmaco anche nei pazienti affetti dalla forma a esordio infantile (nei primi giorni o settimane di vita), che è la più grave e rapidamente progressiva.

D'altronde, ben sedici anni separano l’approvazione in Europa delle due terapie enzimatiche sostitutive, entrambe di Sanofi: nel 2006 quella di alglucosidasi alfa e nel 2022 quella di avalglucosidasi alfa. La conferma della superiorità di quest'ultimo farmaco anche nella malattia di Pompe a esordio infantile arriva dai dati di Mini-COMET, uno studio di Fase II, in aperto e a dose crescente, che sta valutando la sicurezza, la farmacocinetica e l'efficacia di avalglucosidasi alfa proprio in questa popolazione di pazienti.

In questo trial, condotto in 10 siti di 5 diversi Paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Giappone e Taiwan), i partecipanti sono stati divisi in tre gruppi, composti da pazienti che avevano precedentemente ricevuto alglucosidasi alfa e avevano mostrato un declino clinico (coorti 1 e 2) o una risposta subottimale (coorte 3). Prima dell’arruolamento, la maggior parte dei bambini, di età compresa fra uno e dodici anni, presentava un evidente declino della funzione motoria, e alcuni di loro mostravano una compromissione della funzione respiratoria o una nuova insorgenza di ptosi (l'abbassamento parziale o totale della palpebra superiore dell'occhio).

Per 25 settimane (6 mesi), le coorti 1 e 2 hanno ricevuto avalglucosidasi alfa rispettivamente al dosaggio di 20 e 40 mg/kg a settimane alterne, mentre i pazienti della coorte 3 sono stati randomizzati in proporzione 1:1 per ricevere avalglucosidasi alfa (40 mg/kg a settimane alterne) o proseguire il precedente trattamento con alglucosidasi alfa a un dosaggio compreso fra 20 mg/kg a settimane alterne e 40 mg/kg a settimana. In totale, sono stati arruolati 22 bambini: 6 nella prima coorte, 5 nella seconda, 5 nella terza con avalglucosidasi alfa e 6 nella terza con alglucosidasi alfa. La compliance è stata del 100%, e nessuno dei partecipanti ha interrotto la terapia o è deceduto. La percentuale di eventi avversi, inoltre, è risultata simile fra tutti i gruppi di dosaggio e di trattamento, e nessuno di questi è stato classificato come grave.

Dopo sei mesi è stata osservata una tendenza verso una migliore funzione motoria per i pazienti che avevano assunto 40 mg/kg di avalglucosidasi alfa a settimane alterne, sia rispetto al dosaggio di 20 mg/kg a settimane alterne dello stesso farmaco, sia rispetto al dosaggio di alglucosidasi alfa fino a 40 mg/kg a settimana. Questi dati supportano il positivo effetto clinico della nuova terapia enzimatica sostitutiva nei pazienti con malattia di Pompe a esordio infantile che in precedenza stavano andando incontro a un peggioramento con alglucosidasi alfa.

La dose più alta di avalglucosidasi alfa sembra offrire maggiori benefici ai pazienti, mantenendo al contempo un profilo di sicurezza favorevole e un'immunogenicità accettabile”, evidenziano i ricercatori dello studio Mini-COMET. “I nostri risultati, inoltre, suggeriscono che il trattamento con avalglucosidasi alfa possa essere più vantaggioso se iniziato prima che si verifichi un danno muscolare irreversibile”, concludono gli esperti, sottolineando quindi la necessità di valutare l’impiego precoce di questa terapia in pazienti con malattia di Pompe a esordio infantile che non hanno mai ricevuto un precedente trattamento.

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