Da uno studio tedesco emerge che l’analisi dei piccoli vasi retinici potrebbe aiutare a identificare i pazienti a maggior rischio cardiovascolare
Valutare lo stato di salute del microcircolo prima che il danno cardiaco diventi clinicamente rilevante rappresenta una delle principali sfide nella gestione della malattia di Fabry In questo contesto, la disponibilità di metodiche semplici, non invasive e ripetibili per accertare la disfunzione dell’endotelio vascolare aiuterebbe molto nel monitoraggio della patologia. Un possibile contributo sembra arrivare dalla retina: è quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista npj Genomic Medicine, in cui i ricercatori della Technical University di Monaco di Baviera hanno riscontrato una relazione tra alcune alterazioni dei piccoli vasi sanguigni retinici e la gravità della malattia di Fabry.
LE DISFUNZIONI DEL MICROCIRCOLO NELLA MALATTIA DI FABRY
La malattia di Fabry è una patologia da accumulo lisosomiale, legata al cromosoma X, causata da varianti del gene GLA che determinano un deficit dell’enzima alfa-galattosidasi A. Questo porta all’accumulo di glicosfingolipidi, in particolare globotriaosilceramide (Gb3), nei tessuti viscerali e nell’endotelio vascolare di tutto l’organismo, con danni a livello dei reni, del cuore e del sistema nervoso centrale tali da compromettere qualità e aspettativa di vita dei pazienti.
Negli ultimi anni è emerso come le problematiche vascolari dei pazienti affetti dalla malattia di Fabry non dipendano esclusivamente dall’accumulo di Gb3. Sebbene i meccanismi coinvolti nello sviluppo del danno vascolare non siano ancora completamente chiariti, evidenze sempre più numerose suggeriscono che la disfunzione endoteliale sia sostenuta anche da un’infiammazione cronica che porta alla riduzione della perfusione tissutale. Comprendere e monitorare questi meccanismi è quindi diventato uno dei principali obiettivi della ricerca, anche attraverso l’identificazione di biomarcatori in grado di valutare lo stato del microcircolo.
MONITORARE LA SALUTE VASCOLARE DEI PAZIENTI
La retina rappresenta uno dei pochi distretti dell’organismo in cui il microcircolo può essere osservato direttamente e in modo non invasivo. Da tempo le alterazioni dei piccoli vasi retinici vengono studiate come possibili indicatori di patologie cardiovascolari e metaboliche, ma il loro ruolo nella malattia di Fabry era finora poco conosciuto.
Nel tentativo di colmare questa lacuna, i ricercatori della Technical University di Monaco di Baviera hanno arruolato nel loro studio 63 persone con malattia di Fabry e 60 controlli sani simili per età e sesso. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti alla Retinal Vessel Analysis (RVA), una metodica che consente sia di misurare il calibro delle piccole arterie e vene retiniche, sia di valutarne la funzionalità attraverso l’utilizzo di uno stimolo luminoso intermittente.
UN POSSIBILE INDICE DI GRAVITÀ DELLA MALATTIA
In generale, l’utilizzo della RVA ha evidenziato che nelle persone con malattia di Fabry le arterie retiniche risultano significativamente più strette, con una riduzione del rapporto tra il loro calibro e quello delle vene; inoltre, la capacità delle vene di dilatarsi in risposta allo stimolo luminoso appariva compromessa, un dato compatibile con una disfunzione endoteliale del microcircolo. Le differenze tra i pazienti con Fabry e gli individui di controllo rimanevano significative anche dopo aver corretto i risultati tenendo conto dei principali fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione arteriosa, obesità, ipercolesterolemia e fumo.
L’aspetto più rilevante emerso dallo studio riguarda però il legame tra queste alterazioni vascolari e la gravità della malattia di Fabry. Il restringimento delle arterie retiniche è risultato correlato con punteggi più elevati del Fabry Disease Severity Scoring System (DS3), una scala di punteggio utilizzata per misurare la gravità generale della patologia: in altre parole, a un peggior quadro clinico dei pazienti corrisponde anche una maggior compromissione della microcircolazione retinica.
LA RETINA E I SUOI LEGAMI CON CUORE, DNA E INFIAMMAZIONE
Tra gli aspetti più interessanti dello studio c’è la stretta relazione che emerge tra le alterazioni del microcircolo retinico e il coinvolgimento cardiaco associato alla malattia di Fabry. Infatti, i pazienti con arteriole retiniche più strette presentavano più frequentemente un’ipertrofia ventricolare sinistra e mostravano valori più elevati di troponina ad alta sensibilità (hs-cTnT) e NT-proBNP, due biomarcatori comunemente utilizzati per valutare il danno cardiaco. Il restringimento dei piccoli vasi retinici risultava anche associato a un maggior spessore del setto interventricolare e della parete posteriore del ventricolo sinistro, suggerendo che le modificazioni vascolari osservate nella retina riflettano il rimodellamento cardiaco tipico della malattia di Fabry.
Gli autori hanno anche analizzato le diverse varianti del gene GLA presenti nel gruppo dei pazienti con Fabry, osservando che sei di esse erano associate a un fenotipo della patologia prevalentemente cardiaco. I portatori di queste mutazioni genetiche presentavano arterie retiniche ancora più strette, livelli più elevati di lyso-Gb3 e biomarcatori cardiaci significativamente aumentati rispetto agli altri pazienti. Sebbene richiedano ulteriori conferme, questi risultati suggeriscono che le alterazioni del microcircolo retinico possano riflettere anche la diversa aggressività clinica di alcune varianti del gene GLA.
Lo studio ha inoltre confermato la presenza di uno stato di infiammazione cronica nei pazienti con malattia di Fabry. I ricercatori hanno riscontrato livelli più elevati di diversi marcatori di attivazione endoteliale e risposta infiammatoria, in particolare nei pazienti portatori delle varianti genetiche associate al fenotipo cardiaco.
Secondo gli autori, la Retinal Vessel Analysis potrebbe rivelarsi particolarmente utile anche nelle donne con malattia di Fabry. Nelle pazienti eterozigoti, infatti, i livelli di lyso-Gb3 possono essere normali o solo lievemente aumentati e non sempre riflettono l’effettivo andamento clinico della malattia. In questo contesto, la valutazione del microcircolo retinico potrebbe fornire dati aggiuntivi sullo stato della funzione endoteliale e sul rischio cardiovascolare.
Gli stessi ricercatori, tuttavia, invitano alla prudenza. Lo studio ha un disegno trasversale e dimostra effettivamente un’associazione tra le alterazioni della microcircolazione retinica e la gravità sistemica della Fabry, ma non permette di stabilire se tali modificazioni vascolari siano in grado di prevedere l’evoluzione clinica della patologia. Saranno necessarie indagini longitudinali per capire se la Retinal Vessel Analysis possa realmente affiancare gli strumenti oggi disponibili nel monitoraggio di questa rara malattia e contribuire alla stratificazione prognostica dei pazienti.










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