La risposta del sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, all'interrogazione presentata dal senatore Andrea Mandelli (FI)

ROMA – Identificare le dislipidemie familiari sarà un obiettivo che le Regioni dovranno raggiungere entro il 2018. Questa la risposta che il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, ha dato ieri in Commissione Sanità all'interrogazione presentata dal senatore di Forza Italia Andrea Mandelli.

Per la riduzione del rischio di mortalità e di disabilità evitabili nel breve–medio termine – ha detto De Filippo – è essenziale l’identificazione più precoce possibile dei soggetti in condizioni di rischio aumentato per malattie croniche non trasmissibili (comprese le dislipidemie familiari per patologie cardiovascolari) o di quelli che, in assenza di sintomatologia evidente, ne siano già affetti, e la loro conseguente presa in carico da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Il Documento di valutazione del Piano Nazionale per la Prevenzione, adottato in Conferenza Stato–Regioni con l’Accordo del 25 marzo 2015, prevede che tutte le Regioni predispongano entro il 2018 programmi di fattibilità per questo obiettivo e procedano anche alla loro realizzazione”.

L'interrogazione del sen. Mandelli riguardava nello specifico l'ipercolesterolemia familiare, una patologia che in Italia viene diagnosticata solo all'1 per cento dei pazienti che in realtà ne sono affetti, mentre in alcune nazioni europee, come l'Olanda, si arriva fino al 70 per cento grazie a programmi di “screening a cascata”.

Il senatore chiedeva di sapere se non si ritenesse opportuno promuovere una campagna di sensibilizzazione sull'ipercolesterolemia familiare per incoraggiare la diagnosi precoce, se non si intendesse istituire un registro nazionale basato su un programma di “screening a cascata” per effettuare test del colesterolo dei parenti più stretti dei soggetti ritenuti a rischio, e quali misure si intendesse attuare per semplificare l'accesso alla diagnosi e alla terapia.

Il  sottosegretario De Filippo, nella sua risposta, ha evidenziato che le azioni del Piano Nazionale per la Prevenzione si attuano sia attraverso strategie di comunità, sia mediante strategie sull’individuo. Le prime prevedono programmi di promozione della salute e, in particolare, di corretti stili di vita. Le strategie individuali, invece, sono basate sulla prevenzione dei fattori di rischio attraverso la loro identificazione precoce, la conseguente auspicabile modificazione e l’applicazione di interventi finalizzati a prevenire o ritardare l’insorgere delle complicanze.

Il sen. Mandelli, in sede di replica, si è dichiarato soddisfatto della risposta, sottolineando che i dati forniti “rendono evidente la necessità di una presa di coscienza circa i rischi connessi agli errati stili di vita, e al contempo fanno emergere l'opportunità di un rafforzamento delle politiche sanitarie volte alla prevenzione”. Mandelli ha segnalato, a tale proposito, l'utilità delle sinergie tra i medici di medicina generale e i farmacisti.

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