BERNA (SVIZZERA) – Una diagnosi fenotipica di possibile ipercolesterolemia familiare (FH) è comune nei pazienti ospedalizzati con sindrome coronarica acuta, in particolare tra quelli con sindrome prematura. È quindi necessario ottimizzare il trattamento dei lipidi a lungo termine nei pazienti con ipercolesterolemia familiare in seguito a una sindrome coronarica acuta.

Sono le conclusioni cui è giunto uno studio svizzero pubblicato sulla rivista European Heart Journal: il team ha valutato la prevalenza e la gestione clinica dell’ipercolesterolemia familiare tra i pazienti con sindrome coronarica acuta.
I ricercatori hanno esaminato 4.778 pazienti con sindrome coronarica acuta in uno studio multicentrico di coorte in Svizzera. Sulla base della storia personale e familiare di malattia cardiovascolare precoce e livelli di colesterolo LDL, sono stati utilizzati due metodi convalidati per la diagnosi clinica di ipercolesterolemia familiare: l’algoritmo Dutch Lipid Clinic Network per valutare l’ipercolesterolemia familiare possibile (3-5 punti) o probabile/definita (più di 5 punti), e l’algoritmo del Simon Broome Register per valutare la possibile ipercolesterolemia familiare.

Al momento del ricovero per sindrome coronarica acuta, secondo l’algoritmo Dutch Lipid Clinic, l’1,6% dei pazienti ha avuto FH probabile/definita e il 17,8% FH possibile. L’algoritmo Simon Broome ha identificato il 5,4% dei pazienti con possibile FH. Tra i 1.451 giovani pazienti con sindrome coronarica acuta precoce, l’algoritmo Dutch Lipid Clinic ne ha identificati 70 (il 4.8%) con FH probabile/definita, e 684 (il 47,1%) con FH possibile.

Escludendo i pazienti con cause secondarie di dislipidemia, come il consumo di alcol, l’insufficienza renale acuta o l’iperglicemia, la prevalenza non è cambiata. Un anno dopo la sindrome coronarica acuta, tra i 69 sopravvissuti con FH probabile/definita e con informazioni di follow-up disponibili, il 64,7% stava usando le statine ad alte dosi, il 69,0% aveva ridotto il colesterolo LDL di almeno 50 mmol/L, e il 4,6% aveva un valore inferiore a 1,8 mmol/L.

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