Allo studio ha partecipato anche il farmacologo italiano Alberico Catapano, presidente della European Atherosclerosis Society

La lipoproteina (a) è un fattore di rischio genetico, causale e indipendente per le malattie cardiovascolari e la stenosi aortica. Le attuali terapie farmacologiche ipolipemizzanti non diminuiscono in maniera ottimale il livello della lipoproteina (a), in particolare nei pazienti con ipercolesterolemia familiare.

Uno studio pubblicato sulla rivista Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology dimostra che il farmaco mipomersen ha ridotto in modo consistente i livelli di lipoproteina (a) nei pazienti con una varietà di alterazioni lipidiche e rischio cardiovascolare, anche se il meccanismo di riduzione della proteina è ancora sconosciuto.

 

In quattro studi di fase III, 382 pazienti in terapia ipolipemizzante alla massima dose tollerata sono stati selezionati in modo casuale ad assumere per 26 settimane mipomersen per via sottocutanea o un placebo. La popolazione dei pazienti includeva ipercolesterolemia familiare omozigote, ipercolesterolemia familiare eterozigote con concomitante malattia coronarica (CAD), grave ipercolesterolemia, e ipercolesterolemia ad alto rischio di CAD. Dei 382 pazienti, rispettivamente il 57% e il 44% avevano livelli basali di lipoproteina (a) superiori a 30 e a 50 mg/dL. In un’analisi combinata, la riduzione media percentuale alla fine del trattamento era significativamente maggiore nel gruppo mipomersen rispetto al gruppo placebo.

“Il mipomersen è già stato approvato negli Stati Uniti dall’FDA per l’ipercolesterolemia familiare omozigote, ma non ancora in Europa dall’EMA”, ha sottolineato il prof. Alberico Catapano, del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università di Milano, Presidente della European Atherosclerosis Society e autore di questo studio. “Infatti la forma omozigote non risponde alla terapia con le statine, che si utilizza per la forma eterozigote. L’efficacia di questo farmaco, paragonata a quella del lomitapide (l’altra opzione terapeutica), dipende dalla dose: alle relative dosi massime, il mipomersen è leggermente meno efficace”.

Il farmaco – ha spiegato il prof. Catapano – può causare qualche effetto collaterale: “Una reazione di discolorazione della cute nel sito di iniezione, un fastidio articolare, ma più importante un accumulo di lipidi a livello epatico, legato al meccanismo d’azione, e comunque di norma reversibile. Occorre prestare attenzione alla dieta e non somministrare mipomersen, ad esempio, a chi è affetto da steatosi epatica”.

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