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La videointervista al prof. Alberico Catapano, presidente SISA (Società Italiana per lo Studio dell'Aterosclerosi)

Milano – Pochi mesi fa l'EAS (Società Europea dell'Aterosclerosi) ha aggiornato le linee guida sull'ipercolesterolemia familiare omozigote: fra gli autori del documento, pubblicato sulla rivista European Heart Journal, tre sono italiani: il prof. Alberico Catapano, il prof. Maurizio Averna e il prof. Marcello Arca. I tre esperti sono anche i co-chair del registro LIPIGEN, un progetto promosso dieci anni fa dalla Fondazione SISA per promuovere l'individuazione delle persone affette da dislipidemie di origine genetica.

In una video-intervista realizzata da OMaR (clicca qui o sull’immagine dell’articolo per guardarla) il prof. Catapano, presidente della SISA (Società Italiana per lo Studio dell'Aterosclerosi), illustra i punti salienti delle nuove linee guida europee sull’ipercolesterolemia familiare omozigote.

Nelle raccomandazioni dell'EAS ci sono diverse novità, e la prima è nella diagnostica. Abbiamo notato che c'era uno ‘scollamento’ fra le definizioni di ipercolesterolemia familiare dal punto di vista genetico e dal punto di vista clinico, e perciò abbiamo cercato di ricondurre tutto sotto un tetto comune, in modo tale da rendere chiaro che non è la definizione genetica quella che deve guidarci. Certo è importante conoscere la genetica del paziente, ma ciò che dobbiamo osservare è la severità dell'ipercolesterolemia. In altre parole, se abbiamo soggetti che hanno un colesterolo di 500 mg/dL, ossia molto elevato, vanno trattati anche se l'analisi genetica li potrebbe definire eterozigoti composti”, sottolinea Catapano, già presidente dell'EAS. “Per evitare confusione, sia nel paziente che nel medico, siamo stati tutti concordi nel ritenere che se il colesterolo supera il livello di 400 mg/dL bisogna trattare il paziente, e si deve considerare con forza il fatto che ci sia la possibilità di un'omozigosi”.

“Le altre novità contenute nelle linee guida – conclude l’esperto – riguardano il trattamento farmacologico, il modo di approcciarsi nella gestione del paziente, e tanti altri suggerimenti su come rendere ancora più efficace una terapia che per fortuna, in questi ultimi anni, ha fatto passi da gigante”.

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