Napoli – “Le immunodeficienze primitive sono patologie estremamente complesse, che necessitano un approccio multidisciplinare complesso – spiega il Prof. Giuseppe Spadaro, allergologo e immunologo clinico del dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali - Centro Interdipartimentale Scienze Immunologiche Università degli Studi di Napoli Federico II – che deve coinvolgere in prima battuta i clinici che si occupano dell’apparato respiratorio che, insieme all’apparato gastrointestinale, sono le aree più coinvolte da queste patologie.”
Dell’importanza di questa multidisciplinarietà il Prof. Spadaro ha parlato durante una sessione del Congresso AIPO (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri) appena conclusosi a Napoli, dal titolo: 'Diagnosi e terapia delle Immunodeficienze primitive anticorpali: un esempio di join venture tra pneumologi ed immunologi clinici', che ha visto enorme partecipazione e interesse da parte degli pneumologi.

“Caratterizzate da infezioni ripetute e gravi, le immunodeficienze primarie sono quasi sempre caratterizzate da alterazioni polmonari severe. Per questo motivo è bene che i pazienti siano seguiti dallo pneumologo fin dai primi segnali di interessamento polmonare, oltre che dal proprio immunologo clinico. Insieme al collega Prof. Carlo Agostini abbiamo spiegato quanto è importante che lo pneumologo che riscontra nel paziente infezioni continue debba sospettare la presenza di un’immunodeficienza. Deve allarmarsi, sospettare e poi lavorare insieme all’immunologo clinico per capire se si tratta effettivamente di immunodeficienza o meno: in caso positivo deve essere effettuata la terapia sostitutiva con immunoglobuline.”

“Questo tipo di terapia – prosegue Spadaro – cambia completamente la storia clinica del paziente e la sua qualità di vita: per questo prima arrivano dall’immunologo e meglio è. La terapia sostitutiva tuttavia non è l’unica terapia che questi pazienti devono seguire, per questo motivo auspichiamo una collaborazione sempre più stretta tra noi clinici.  All’AOU Federico II, presso il Centro di Riferimento Regionale per le Immunodeficienze Primitive, abbiamo attivato un vero e proprio network che comprende immunologi, pneumologi, gastroenterologi, dermatologi, ematologi, otorinolaringoiatri,  infettivologi. Così seguiamo 128 pazienti, che nella maggior parte dei casi stanno bene e vivono una vita assolutamente normale. Questo dipende dal fatto che hanno avuto una diagnosi precoce, hanno potuto seguire la terapia corretta e non sono incorsi in complicazioni gravi.”

“Se la diagnosi viene fatta presto – conclude Spadaro – si può vivere a lungo e bene. Presso il nostro centro abbiamo pazienti ultrasettantenni, alcuni anche ultraottantenni, che godono di buona salute. E’ necessario però ricordare che le immunodeficienze in età pediatrica vengono diagnosticate tempestivamente, mentre in età adulta il ritardo diagnostico arriva a una media di 5-9 anni. Considerando che solo una diagnosi precoce può garantire una buona qualità di vita, ora abbiamo in progetto di formare i giovani medici sul tema delle immunodeficienze già durante il loro percorso di specializzazione.”

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