Qui la dottoressa Gambineri conduce anche una ricerca di correlazione genotipo-fenotipo.
Di questa malattia si occupa anche IPEXCONSORIUM, un network tutto italiano

FIRENZE - Si chiamano IDP – malattie da immunodeficienza primitiva, un ampio gruppo di malattie legate al sistema immunitario, alcune sono rarissime e studiate solo di recente. E’ in particolare su alcune di queste – come la sindrome IPEX E IPEX like - che si concentra il lavoro della dottoressa Eleonora Gambineri, dell’Università di Firenze - Dipartimento di Pediatria dell’Ospedale Meyer, che Osservatorio Malattie Rare ha intervistato in occasione del congresso fiorentino della società europea di immunodeficienze.

La dottoressa Gambineri ha avuto l’occasione di lavorare per tre anni a Seattle a fianco al prof. Hans Ochs, uno dei maggiori esperti mondiali di immunodeficienze primitive e tra gli scopritori del ruolo del gene FOXP3 nella malattia. Tornata da Seattle ha portato questo suo interesse all’interno del Meyer permettendo di attivare un laboratorio per la diagnosi molecolare della malattia e, grazie al progetto ‘Giovani ricercatori’ del Meyer, di avviare una ricerca sulla correlazione genotipo – fenotipo, un tipo di studio che consente di legare il tipo di mutazione genetica al tipo di manifestazione ed evoluzione della malattia.

Il laboratorio della dottoressa Gambineri è una vera eccellenza, basti considerare che in Italia solo altri due eseguono la diagnosi molecolare per questa malattia: il Galliera di Genova e gli Spedali civili di Brescia. Con questi centri la dottoressa Gambineri – che della collaborazione ha fatto un valore guida nel suo lavoro – è costantemente in contatto.
“Nel nostro laboratorio - dice la dottoressa Gambineri – analizziamo circa 20-30 campioni all’anno, alcuni provengono dall’Italia ma la maggior parte viene dall’estero, da Paesi di tutto il mondo. Sembrano numeri piccoli ma questa è davvero una malattia rarissima. A noi, nella maggior parte dei casi, mandano i campioni biologici, almeno all'inizio non serve che venga qui fisicamente il paziente”.     
Non si sa attualmente quale possa essere l’esatta incidenza. Data la recente conoscenza e il fatto che senza un opportuno trattamento la malattia ha un’elevatissima mortalità nella prima infanzia, è probabile che la sindrome IPEX sia sottostimata. L’esame molecolare è l’unico modo di fare una diagnosi definitiva, mentre quella clinica è posta in base alla concomitanza di una serie di sintomi come una diarrea intrattabile, manifestazioni a carico della pelle, come l’eczema, e reazioni autoimmuni di vario tipo. Dalle normali analisi di laboratorio non si riscontrano particolari alterazioni, in generale c’è un aumento variabile di IgE sieriche e di eosinofili ma il resto è nella norma. Solo l’analisi molecolare può confermare la diagnosi. Ed è proprio attraverso questo tipo di indagini che si è scoperta l’esistenza della sindrome IPEX like, ovvero di una malattia che presenta lo stesso quadro clinico ma in assenza di mutazioni nel gene FOXP3.    

“Fatta la diagnosi – spiega la dottoressa Gambineri – bisogna cominciare subito i trattamenti per evitare la morte. La malattia esordisce in genere alla nascita o nei primi mesi di vita, un esordio più tardivo è veramente raro. Nelle terapie si stanno facendo progressi ma per ora la soluzione ultima è nel trapianto di cellule staminali ematopoietiche (del midollo o del cordone ombelicale). Di questi trapianti qualcuno ne stiamo facendo anche qui al Meyer anche se si tratta di un centro trapianti giovane e i numeri sono ancora piccoli”. Attualmente la terapia, in attesa del trapianto, prevede il trattamento con immunosoppressori associato a steroidi, trattamenti che alla lunga hanno una forte tossicità. La ricerca si sta orientando anche verso la terapia genica ma al momento non ci sono sperimentazioni sull’uomo ma solo sul modello animale.

Vista la sua vocazione a ‘mettere in rete’ le conoscenze la professoressa Gambineri fa anche parte della rete ‘Ipexconsortium’, un Network tutto italiano sviluppato in partnership con Telethon e il cui gruppo di studio è coordinato dalla professoressa Rosa Bacchetta del San Raffaele - Telethon Institute for Gene Therapy (HSR-TIGET). Il sito fornisce le fondamentali informazioni sulla malattia sia in inglese che in italiano, è aggiornato sugli ultimi indirizzi di ricerca e segnala anche le principali conferenze scientifiche e convegni sul tema.


SINDROMI IPEX E APECED, MALATTIE DIVERSE CON DELLE CARATTERISTICHE COMUNI
La sindrome IPEX (sindrome da immunodisregolazione, poliendocrinopatia, enteropatia, legata all’X), è una malattia gravissima, ereditaria, che colpisce solo i maschi mentre le donne ne sono portatrici sane. Mentre buona parte delle immunodeficienze son multifattoriali questa è caratterizzata dal fatto di essere monogenica. La malattia è, infatti, dovuta alle mutazioni del gene FOXP3, un fattore di trascrizione espresso dai linfociti T regolatori.     
Un’altra immunodeficienza rara monogenica è la sindrome APECED - poliendocrinopatia autoimmune con candidosi - causata da mutazioni del gene AIRE. In comune con la IPEX ha il fatto di presentare contemporaneamente due opposti effetti della disregolazione del sistema immunitario. Entrambe le malattie, infatti, causano da una parte una maggiore suscettibilità alle infezioni, tipica delle immunodeficienze - perché uno dei ruoli del sistema immunitario è riconoscere i ‘nemici’ e attaccarli - ma, al tempo stesso, sono caratterizzate anche da fenomeni autoimmuni. Il sistema immunitario, cioè, non tollera cellule del corpo stesso e le attacca danneggiando vari organi, cosa che non dovrebbe fare. E’, insomma, fa poco il lavoro che gli spetta e troppo quello che non dovrebbe fare.

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