Il farmaco, non ancora approvato, sta dando risultato soddisfacenti nel rallentamento della progressione

Monaco – All’European Respiratory Society International Congress (ERS) sono stati presentati questa mattina dei nuovi dati a favore del farmaco sperimentale nintedanib, testato per il trattamento dei pazienti affetti da fibrosi polmonare idiopatica (IPF). Secondo i dati derivanti dallo studio clinico di fase II INPULSIS il farmaco, prodotto da Boheringer Ingelheim, ha dimostrato di essere in grado di ridurre la progressione di malattia indipendentemente dal grado di funzionalità polmonare di partenza del paziente.

Le analisi hanno dimostrato che il farmaco, non ancora approvato da EMA e FDA, rallenta la progressione di malattia riducendo il declino della funzionalità polmonare annuale del 50%, anche nei pazienti di nuova diagnosi con funzionalità vitale forzata superiore al 90%.

“Gli effetti collaterali – ha spiegato il Prof. Ulrich Costabel, del Ruhrlandklinik University Hospital – sono di natura prettamente gastrointestinale e comunque gestibili. Nintedanib, farmaco che viene assunto oralmente due volte al giorno, è il primo trattamento per l’IPF che ha raggiunto l’endpoint primario in due trial di fase II identici, dimostrando di essere una nuova prospettiva terapeutica per i pazienti.”

Nintedanib

Nintedanib è un inibitore di tirosin-chinasi (TKI) a piccola molecola, in sviluppo da parte di Boehringer Ingelheim come terapia per la  fibrosi polmonare idiopatica (FPI), che ha come bersaglio i recettori dei fattori di crescita che hanno dimostrato di essere potenzialmente coinvolti nella patogenesi della fibrosi polmonare, soprattutto il recettore del fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGFR), il recettore del fattore di crescita fibroblastico (FGFR) e il recettore del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGFR).
Nintedanib è in sviluppo clinico  anche come opzione terapeutica in ambito oncologico, nel tumore polmonare non a piccole cellule, nel carcinoma ovarico, nel tumore del colon-retto e nel carcinoma epatocellulare.
Bloccando queste vie di passaggio dei segnali coinvolte nei processi fibrotici, si ritiene che nintedanib abbia il potenziale di rallentare il declino della funzionalità respiratoria e la progressione della malattia.

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