Uno studio senese dimostra che l'infezione del batterio è associata a fenotipo più grave e tasso di mortalità più elevato

SIENA - L'infezione da parte del batterio Helicobacter pylori (HP) potrebbe avere un ruolo importante nella progressione della fibrosi polmonare idiopatica (IPF), è quanto ipotizzato dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze dell'Università di Siena.
Il batterio, diffuso in tutto il mondo, attrae da tempo l'interesse dei microbiologi per il suo ruolo in diverse malattie respiratorie, come la bronchite cronica e il cancro ai polmoni; un ceppo particolare, chiamato CagA-HP, è inoltre coinvolto nello sviluppo dell'ulcera gastroduodenale e del tumore allo stomaco.

La prima idea di una correlazione tra fibrosi polmonare idiopatica e Helicobacter pylori è stata suggerita da W.H. Ibrahim nel 2007 che, dopo aver osservato la maggiore diffusione di malattia da reflusso gastroesofageo (GERD) nei pazienti affetti da IPF rispetto alla popolazione generale, ha ipotizzato che solo un piccolo sottogruppo dei soggetti con GERD, probabilmente caratterizzato dalla presenza di Helicobacter pylori nel succo gastrico, sviluppi la fibrosi polmonare idiopatica.

Ora il team senese, coordinato dal Dr. David Bennett, ha valutato la presenza di anticorpi contro Helicobacter pylori e contro il ceppo CagA in 45 pazienti affetti da fibrosi polmonare idiopatica, confrontandoli con un gruppo di 797 controlli, in uno studio pubblicato su The European Respiratory Journal .

Tra i due gruppi non sono state riscontrate differenze significative, poiché il 40 per cento dei pazienti IPF e il 51 per cento dei controlli sono risultati positivi alla presenza di anticorpi anti-Helicobacter pylori, mentre il 55 per cento dei pazienti IPF e il 50 per cento dei controlli è risultata positiva all'infezione di CagA.
Tuttavia, tra i pazienti affetti da fibrosi polmonare idiopatica, quelli positivi all'infezione da Helicobacter pylori mostravano valori significativamente inferiori di capacità totale forzata (FVC), cioè il volume di aria espulsa durante un'espirazione forzata partendo da un'inspirazione completa, di volume espiratorio massimo nel primo secondo (FEV1) e di capacità polmonare totale (TLC) rispetto a quelli negativi all'infezione del batterio.

I follow up successivi hanno mostrato una differenza significativa di mortalità tra i due gruppi, infatti dopo 6 mesi il tasso di mortalità del gruppo positivo all'infezione da Helicobacter pylori è stato del 61 per cento, mentre nel gruppo negativo è stato del 28 per cento.

“Nel nostro studio - concludono gli autori – il sottogruppo di pazienti IPF positivi a Helicobacter pylori mostrava un fenotipo più grave della malattia con tassi di mortalità più elevati e valori dei test di funzionalità polmonare peggiori; ciò suggerisce un possibile ruolo di questo batterio nella progressione della malattia. Il prossimo passo nel nostro studio sarà la determinazione diretta di antigeni HP fecali o di HP attraverso lavaggio broncoalveolare, in un'ampia popolazione di pazienti affetti da fibrosi polmonare idiopatica”.

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