È stato presentato nei giorni scorsi il nuovo progetto di ricerca biennale denominato “Micro RNA per la terapia della fibrosi polmonare idiopatica”, finanziato dalla Fondazione CRTrieste e promosso dalla SC di Pneumologia dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste, in collaborazione con un'importante rete scientifica multidisciplinare composta dal Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e di Biotecnologie di Trieste (ICGEB), dal Dipartimento di Scienze Mediche Chirurgiche e della Salute dell’Università degli Studi di Trieste, dall’Istituto di Anatomia Patologica dell’Università di Verona, dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dalla Temple University di Philadelphia.

Nato da un'idea del Direttore della Pneumologia di Cattinara Dr. Confalonieri, si tratta di un progetto che si sta avviando in questi giorni, volto allo studio della rigenerazione dei tessuti polmonari mediante l’impiego di microRNA, piccole molecole endogene che regolano l’azione genica delle cellule, per verificare la possibilità di intervento sulle malattie cronico-degenerative polmonari, in particolare la fibrosi polmonare, una grave malattia invalidante respiratoria.

Le malattie cronico-degenerative polmonari sono diventate negli ultimi anni la seconda causa di mortalità e la quarta di disabilità e il loro aumento anche a Trieste è strettamente correlato con l'aumento dell'età della popolazione. Tali patologie non hanno ad oggi cure efficaci in grado di modificarne la storia naturale che evolve inesorabilmente verso gradi sempre più severi di insufficienza respiratoria. La mortalità per fibrosi polmonare idiopatica (IPF) è addirittura maggiore di quella di molte neoplasie (sopravvivenza a 5 anni 20-40%). Neppure il trapianto polmonare si è rivelato finora un'alternativa valida alla terapia sintomatica e palliativa.

A fianco di questo quadro c'è anche il veloce cambiamento in atto sta portando sempre più scienza nella medicina e l'ospedale a superare il concetto di ospedale tecnologico per evolvere verso l'ospedale scientifico che mette la ricerca al letto del malato e fa collaborare i medici clinici con i ricercatori in modo multidisciplinare. E' di questi giorni l'annuncio dei finanziamenti italiani per la ricerca che porterà all'inserimento di almeno 20mila ricercatori nel sistema sanitario e negli ospedali universitari.
È in questo contesto si inserisce tale progetto di ricerca scientifica in ambito polmonare, finanziato dalla Fondazione CRTrieste, che già in precedenza aveva supportato in modo lungimirante lo sviluppo di un importante progetto di ricerca finanziando la ricerca in cardiologia molecolare dei professori Mauro Giacca e Gianfranco Sinagra con la prospettiva di "ringiovanire" le cellule cardiache e rigenerare nuovo tessuto cardiaco al posto della cicatrice dell'infarto. Ed è proprio da quella ricerca, pubblicata su Nature nel dicembre 2012, che prende spunto questo progetto.

"La Fondazione CRTrieste è lieta che questo nuovo progetto di ricerca in ambito polmonare, che abbiamo inteso sostegnere concretamente con uno stanziamento di 100.000,00 euro sia in perfetta continuità con l’impegno precedente della Fondazione per la cardiologia molecolare, in quanto prende spunto da alcuni positivi risultati ottenuti in campo cardiologico per sperimentarli in quello della pneumologia" - ha ricordato il Vicepresidente del CdA della Fondazione CRTrieste Lucio Delcaro.
"Con questo finanziamento per la ricerca su una nuova terapia molecolare per una malattia cronico-degenerativa polmonare la Fondazione, in continuità con quanto fatto per la cardiologia molecolare, continua a supportare l'evoluzione della medicina a Trieste verso l'ospedale scientifico favorendo la collaborazione multidisciplinare tra clinici (pneumologi in questo caso) e scienziati" - ha ribadito Marco Confalonieri, Direttore della SC di Pneumologia dell'Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste.
La possibilità di utilizzare nuove terapie molecolari a base di microRNA può stimolare le capacità rigenerative del polmone che sono alterate nella fibrosi polmonare, dove il tessuto deputato alla respirazione va incontro a una progressiva cicatrizzazione che ne impedisce il normale funzionamento e quindi il passaggio di ossigeno. Per stimolare il corretto funzionamento delle cellule polmonari verranno utilizzati quelle piccole molecole di acido nucleico chiamate microRNA che regolano l'espressione genetica delle cellule.

Il polmone è un organo che per la sua ampia superficie interna, totalmente esposta con la respirazione all'ambiente esterno da cui riceve l'ossigeno, è particolarmente adatto a trattamenti molecolari per via inalatoria. Infatti a livello degli alveoli polmonari vi è un solo strato di cellule, i pneumociti, e quindi i miRNA possono facilmente raggiungere la cellula bersaglio con funzione rigenerativa. Questo è un grande vantaggio rispetto ad organi a parete spessa costituiti da più strati di cellule in cui il miRNA terapeutico non può raggiungere le cellule degli strati più profondi del tessuto.

L'idea è quella di testare i miRNA dapprima su colture cellulari per verificare se i pneumociti esausti e senescenti della fibrosi polmonare riprendono un comportamento normale e poi passare a testare il potenziale terapeutico dei miRNA su modelli animali di IPF. Come primo approccio la ricerca si focalizzerà sui miRNA della famiglia 200, per poi utilizzare lo stesso modello di cellule in coltura per lo screening di tutti i miRNA umani (una collezione di oltre 2000 sequenze è disponibile presso ICGEB).
Il progetto contempla uno sviluppo temporale di due anni, tali da giustificare l'inizio delle attività e la maturazione dei tempi indispensabili per il raggiungimento dei primi traguardi.

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