I miei supereroi

L’intervista di OMaR ad Alessandro Guida, regista della pellicola ispirata a una storia vera

Pietro fa lo scout, ma non gli lasciano fare le escursioni; Vittorio frequenta il catechismo, ma all’oratorio non lo fanno giocare a calcetto. Sono loro, e altri come loro, i protagonisti di “I miei supereroi”, il cortometraggio che, in soli sette minuti, punta a raccontare le speranze e le fragilità, l’incertezza e il coraggio di un gruppo di bambini che convivono con l’emofilia, una malattia rara ed ereditaria del sangue, che si manifesta solo nei maschi e che in Italia colpisce circa 4.000 persone.

Diretto dal regista 37enne Alessandro Guida – e interpretato da Guglielmo Poggi e Neva Leoni, insieme a Christian Monaldi e Niccolò Calvagna, solo per citare alcuni degli attori – il corto è stato presentato negli scorsi giorni alla 77esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e si ispira al racconto “Guardami! Sto volando!” di Alessandro Marchello, vincitore della terza edizione del premio letterario #afiancodelcoraggio, promosso dal gruppo farmaceutico Roche con l’intento di dare sostegno e valore ai caregiver, di sesso maschile, che accompagnano i propri cari nel percorso della malattia.

L’autore del racconto, lui stesso paziente emofiliaco, ha creato dei campi estivi, dove i ragazzi hanno la possibilità di fare per la prima volta un’esperienza lontano dai loro genitori”, racconta Alessandro Guida. “L’emofila ha fatto molti passi avanti dal punto di vista della ricerca e delle terapie, ora è tempo di agire a livello più propriamente sociale, sensibilizzando l’opinione pubblica, soprattutto i compagni di scuola e le loro famiglie. Perché – puntualizza il regista – la parola emofilia, se non la conosci, spaventa”.

“I miei supereroi” è un cortometraggio e non un documentario, ma campi estivi come quello che compare nella storia esistono realmente e costituiscono un’occasione, probabilmente la prima, per sperimentare un’esperienza di indipendenza lontano delle famiglie. “Il campo estivo per questi ragazzi, tutti tra i 9 e 13 anni, rappresenta l’opportunità di sperimentare per la prima volta la libertà di vivere in sicurezza, di imparare cose sulla loro malattia, di giocare, di scegliere cosa fare”, dichiara Alessandro Marchello che, oltre a essere un paziente con emofilia, è anche educatore, scrittore e autore di teatro. “Raccontare questa esperienza per me è troppo importante, soprattutto perché quando si torna a casa ci portiamo tutti dentro un’onda emotiva di enorme ricchezza e di forza che ci aiuta ad andare avanti e arrivare all’esperienza successiva”.

L’idea di fondo è stata quella di realizzare un cortometraggio che potesse sensibilizzare l’opinione pubblica senza diventare didascalico. Altrimenti il rischio sarebbe quello di non intercettare l’interesse del target di riferimento, rappresentato dagli stessi ragazzi”, precisa Guida, autore lo scorso anno di “Pupone”, un cortometraggio incentrato sulla vicenda personale di un giovane che, al compimento del 18esimo anno di età, deve lasciare la casa-famiglia, dove ha vissuto con i suoi ‘fratelli’ acquisiti. Ne “I miei supereroi” torna il tema di fondo del coraggio di diventare grandi e di affrontare le sfide che la vita ti presenta. “Coraggio che non vuol dire comportarsi in maniera temeraria e lanciarsi nel vuoto – sottolinea Guida – bensì mettersi alla prova con la giusta dose di consapevolezza e di attenzione”. Da qui il parallelo con i supereroi: non a caso uno dei protagonisti della storia è soprannominato Wolwerine, il mutante degli X-Men capace di auto-guarire qualsiasi ferita: un parallelo che restituisce, per contrapposizione, l’esperienza dei ragazzi emofiliaci, spesso costretti a evitare qualsiasi rischio di farsi male perché, a causa di un difetto nella coagulazione del sangue, possono subire emorragie interne ed esterne a seguito di traumi o ferite.

“Il cortometraggio non è un prodotto – conclude il regista – ma un progetto, capace di emozionare con qualcosa che non si conosce ma che è più vicino alla nostra vita di tutti i giorni di quanto non si creda”. Ora il prossimo passo sarà quello di portare la pellicola a vari festival e di farla girare quanto più possibile nelle scuole.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito web di “A fianco del coraggio” oppure scrivere all’indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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