La raccolta di dati attraverso survey sul feeling dei pazienti rispetto alla loro patologia e ai trattamenti farmacologici sono un modo per sondare cosa pensano i pazienti fuori dall’ambito convenzionale dell’ambulatorio. Questa modalità può essere molto utile anche in ambito di emofilia A, per direzionare meglio la gestione del paziente. E’ quanto evidenziato durante l’evento “EMOtional Experience - I Legami forti durano più A lungo”, che si è tenuto a Roma il 1 marzo scorso.

Porre domande in un ambito diverso da quello dell’ambulatorio può far emergere esigenze diverse da parte dei pazienti, o anche difficoltà che al medico non confessano. Un esempio è il paziente non completamente aderente alla terapia: in questo caso è più facile che il paziente descriva la sua mancata aderenza in un questionario anonimo piuttosto che durante la visita classica”: a spiegarlo è la dr.ssa Elena Santagostino, ematologa della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e presidente dell'Associazione Italiana Centri Emofilia (AICE).

A tal proposito, durante l’evento sono stati presentati i risultati parziali di un’indagine ancora in corso condotta in 15 centri italiani per un totale di 69 pazienti emofilici in terapia con un fattore VIII a catena singola. “Il valore maggiore del questionario è l’aiuto che ci offre per capire cosa cerca il paziente. Semplificando, ciò si traduce in meno iniezioni, una terapia più comoda ma anche una terapia efficace e quindi che consenta una riduzione del numero di emorragie. I pazienti si sottopongono anche a più controlli e più prelievi per arrivare a una terapia personalizzata”, ha sottolineato la dr.ssa Santagostino.

Negli ultimi anni abbiamo a disposizione più opzioni terapeutiche per l’emofilia A che ci consentono di andare incontro alle diverse esigenze dei pazienti. Ora, grazie alla ricerca, possiamo contare sui nuovi fattori ricombinanti realizzati con una tecnologia più evoluta e con emivita prolungata che migliora ulteriormente la protezione del paziente con un numero minore di infusioni. “I dati preliminari di questa survey hanno mostrato un buon feeling dei pazienti con il prodotto analizzato, che reputano efficace come profilassi. La percezione del farmaco e della sua valenza è importante perché se questa è carente nel paziente quest’ultimo spesso rifiuta la terapia”, ha aggiunto la dr.ssa Santagostino.

“I pazienti chiedono anche dei servizi clinici con specialisti che si occupino di loro. Sempre da questa survey, emerge che i pazienti sono molto informati e preferiscono, come canale di informazione, il medico. Ovviamente si rivolgono anche ad altri canali come internet e in parte attraverso le associazioni dei pazienti. Quello che ci auspichiamo di fare è consolidare la collaborazione tra la parte medica e la parte associativa per fare eventi formativi ed educativi ad ampio raggio toccando argomenti clinici ma anche sociali”, ha concluso la dr.ssa Santagostino.

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