emofilia, professor Consalvo MattiaProf. Consalvo Mattia: “Per curare il dolore bisogna prima conoscerlo e interpretarlo”

Spesso i pazienti emofilici considerano il dolore come un elemento ineluttabile, legato indissolubilmente alla malattia. Oggi però il dolore si può trattare e addirittura prevenire. Conoscere meglio, sotto tutti i punti di vista, il dolore in emofilia, è uno degli obiettivi del progetto Haemodol, presentato alla stampa il 20 giugno 2018.

“Haemodol è un progetto nato dall'incontro fra un gruppo di ematologi, di terapisti del dolore, e la SIAARTI (Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva), con il supporto di Sobi Italia. L'obiettivo - spiega il prof. Consalvo Mattia, Anestesista Rianimatore e Terapista del dolore presso il Dipartimento di Biotecnologie e Scienze Medico-Chirurgiche dell'Università di Roma La Sapienza - è stato quello di avvicinare due mondi che sono sempre stati distanti e raramente hanno avuto contatti. Oggi, grazie a Haemodol, stiamo condividendo le nostre conoscenze con il proposito di mettere il paziente al centro, perché possa trovare un punto di riferimento costante nella gestione di un aspetto delicato come il dolore”.

Il gruppo di studio si riunisce periodicamente: negli ultimi mesi è stata avviata, su un gruppo molto ampio di ematologi, un'indagine attraverso la quale sono state raccolte le loro richieste e necessità riguardo al paziente emofilico, e sarà compito dei terapisti del dolore trovare le risposte. Terminata la parte di “disseminazione delle conoscenze”, ora gli esperti faranno il punto sulle indicazioni raccolte e in autunno pubblicheranno un documento contenente delle linee di indirizzo in un position paper e fornendo indicazioni sulla terapia del dolore nelle persone con emofilia.

Oggi in Italia la legge 38 del 2010 sancisce il diritto del cittadino all'accesso alle cure palliative e al trattamento del dolore, ma non sempre viene correttamente applicata. Il lavoro avviato con Haemodol sarà fondamentale per dare dignità anche al dolore nelle persone con emofilia, fino ad oggi senza molte risposte. “Per curarlo bisogna prima conoscerlo e interpretarlo: occorre prestare attenzione ai sintomi, utilizzare delle scale di valutazione e riportare nella cartella clinica il tipo di dolore riferito”.

Il dolore in emofilia può essere di due tipi: acuto e cronico. Quello acuto è causato dai sanguinamenti articolari e muscolari; mentre quello cronico, dovuto alle degenerazioni articolari, è persistente. Spesso il dolore non è di grave entità, ma è soggetto a riacutizzazioni chiamate “flare”, da noi terapisti del dolore metaforicamente associati al bengala perché sono dolori che esplodono improvvisamente e poi lentamente diminuiscono.

Il dolore non deve limitare la qualità di vita: la terapia analgesica ha come trattamento di base il paracetamolo, mentre non c'è un'opinione concorde sui farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). Persistono anche delle difficoltà riguardo al trattamento con oppioidi in pazienti molto giovani, ma questo tipo di approccio non è da escludere. Insomma - conclude l’esperto - anche nel paziente emofilico si va sempre di più verso una terapia personalizzata, che tenga conto della gestione della patologia a 360 gradi, non solo dell’aspetto emorragico”.

Per approfondimenti leggi anche "Emofilia, il dolore non sarà prerogativa delle nuove generazioni".

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