Nei pazienti con inibitori del fattore VIII, la profilassi con emicizumab ha dimostrato di poter ridurre il numero di sanguinamenti nel tempo

Basilea (SVIZZERA) - Roche ha annunciato il raggiungimento dell’endpoint primario nello studio di Fase III 'HAVEN 1', volto a valutare la profilassi con emicizumab (ACE910) in pazienti affetti da emofilia A, tutti di età uguale o superiore a 12 anni e caratterizzati dallo sviluppo di inibitori del fattore VIII. In base a quanto riscontrato nella sperimentazione, i soggetti trattati con emicizumab in profilassi hanno evidenziato, rispetto ai soggetti che non hanno ricevuto terapia profilattica, una riduzione statisticamente significativa del numero di sanguinamenti nel corso del tempo. I dati dello studio HAVEN 1 saranno presentati in occasione di un imminente convegno medico, e verranno sottomessi alle autorità regolatorie globali a sostegno dell’eventuale approvazione del farmaco.

L’emofilia A è una patologia ereditaria caratterizzata da un’insufficienza della coagulazione che determina sanguinamenti incontrollati e spesso spontanei. La patologia interessa circa 320.000 persone in tutto il mondo, di cui il 50-60% presenta una condizione severa. Le persone con emofilia A soffrono della mancanza, totale o parziale, di una proteina della coagulazione denominata 'fattore VIII'. Una grave complicanza del trattamento è rappresentata dall'insorgenza di inibitori verso le terapie sostitutive del fattore VIII. Gli inibitori sono anticorpi, sviluppati dal sistema immunitario dell’organismo, che si legano al prodotto sostitutivo del fattore VIII, bloccandone l’efficacia e rendendo difficile, se non impossibile, ottenere un livello di questa proteina sufficiente a controllare le emorragie.

Emicizumab è un anticorpo monoclonale bispecifico, sperimentale, ideato per unire i fattori IXa e X, che sono le proteine necessarie per attivare la naturale cascata della coagulazione e ripristinare il processo di coagulazione del sangue. Il farmaco può essere somministrato sotto forma di soluzione pronta all’uso, da iniettare per via sottocutanea una volta a settimana. Il programma di sviluppo di emicizumab sta valutando le sue potenzialità nel contribuire a superare le attuali sfide di natura clinica, tra cui lo sviluppo di inibitori del fattore VIII. Il farmaco è attualmente valutato nell’ambito di studi registrativi di Fase III condotti su soggetti di età uguale o superiore a 12 anni, con e senza inibitori del fattore VIII, e in bambini di età inferiore a 12 anni con inibitori del fattore VIII. Le sperimentazioni future studieranno diversi regimi posologici caratterizzati da una minore frequenza di somministrazione. Emicizumab è stato creato da Chugai Pharmaceutical, ed è congiuntamente sviluppato da Chugai, Roche e Genentech.

HAVEN 1 è uno studio clinico di Fase III, randomizzato, multicentrico e in aperto, volto a valutare l’efficacia, la sicurezza e la farmacocinetica della profilassi con emicizumab, rispetto a nessuna profilassi, nei soggetti con emofilia A e inibitori del fattore VIII. Lo studio ha incluso 109 pazienti con emofilia A, di età uguale o superiore a 12 anni, con inibitori del fattore VIII e precedentemente sottoposti a terapia episodica o profilattica a base di agenti bypassanti. I pazienti sottoposti a terapia episodica con agenti bypassanti sono stati randomizzati, in rapporto 2:1, al trattamento profilattico con emicizumab (Braccio A) o a nessuna profilassi (Braccio B). Ai pazienti sottoposti a terapia profilattica con agenti bypassanti è stato somministrato il trattamento profilattico con emicizumab (Braccio C). L’endpoint primario di studio è il numero di sanguinamenti nel tempo con la profilassi a base di emicizumab (Braccio A) rispetto a nessuna profilassi (Braccio B).

La sperimentazione ha raggiunto l'endpoint primario e tutti gli endpoint secondari, ivi compresa una riduzione statisticamente significativa del numero di sanguinamenti nel tempo ottenuta con terapia di profilassi con emicizumab in un confronto intra-paziente con il precedente regime profilattico a base di agenti bypassanti (Braccio C).

Per quanto riguarda la sicurezza, i più comuni eventi avversi osservati durante l'uso di emicizumab sono rappresentati da reazioni in corrispondenza della sede di iniezione, un risultato in linea con gli studi precedenti. Due dei partecipanti hanno manifestato eventi tromboembolici, e altri due hanno sviluppato una microangiopatia trombotica (TMA). L’aspetto comune tra i casi di TMA e di eventi tromboembolici è che si sono tutti verificati in pazienti in profilassi con emicizumab che avevano ricevuto, in aggiunta, un concentrato di complesso protrombinico per la terapia dei sanguinamenti insorti. Nessuno degli eventi tromboembolici ha necessitato di terapia anticoagulante, e un paziente ha ripreso il trattamento con emicizumab. Entrambi i casi di TMA sono stati completamente risolti e, anche in questo frangente, uno dei pazienti ha potuto riprendere l'uso di emicizumab.

Lo sviluppo di inibitori che rendono meno efficace, o inefficace, la terapia sostitutiva con fattore VIII, rappresenta una delle principali sfide odierne nel trattamento dell’emofilia A, esponendo i pazienti ad alto rischio di sanguinamenti potenzialmente letali e a ripetuti episodi emorragici che possono causare un danno articolare a lungo termine”, ha dichiarato Sandra Horning, MD, Chief Medical Officer e Head of Global Product Development presso Roche. “Siamo lieti di constatare che, nell’ambito della nostra prima sperimentazione registrativa, la profilassi con emicizumab ha ridotto significativamente il numero di sanguinamenti nel tempo in soggetti con una situazione clinica così difficile da trattare. Siamo impazienti di collaborare con le varie autorità regolatorie allo scopo di mettere a disposizione della comunità scientifica e delle persone affette da emofilia A questo trattamento, il prima possibile”.

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