Essere emofilici oggi non è più una condanna all’inattività, purchè si tenga sempre d’occhio la sicurezza

C’era un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui essere affetto da emofilia significava dover vivere una vita al riparo a ogni possibile trauma e quasi sempre da ogni forma di attività sportiva. Oggi le cose sono radicalmente cambiate e, previa una corretta terapia, gli emofilici possono fare una vita molto più attiva, addirittura salire a bordo dei bolidi della Formula 1. Proprio ieri, durante il Gran Premio d'Italia a Monza, una delegazione di pazienti emofilici afferenti alla Federazione Associazioni emofilici Onlus (Fedemo) ha potuto partecipare alla gara grazie all’ospitalità dell'Automobile Club Milano.

"Sono felice che una delegazione della FedEmo abbia potuto partecipare in prima fila alla partenza del Gran Premio d'Italia 2016 - dichiara Ivan Capelli, presidente dell'Automobile Club Milano - Considero il loro Progetto Sport un obiettivo primario: è necessario dare a tutti la possibilità di vivere le proprie attività fisiche in sicurezza". Quella di Monza è stata "una bella giornata – ha commentato la presidente FedEmo, Cristina Cassone - e al contempo un'importante occasione per riportare l'attenzione sul tema della sicurezza, nonché un'opportunità per riprendere dopo la pausa estiva a lavorare con rinnovato impegno ai tanti progetti che FedEmo ha in corso negli ambiti dello sport, dell'emergenza-urgenza e della formazione dei giovani".

Per Fedemo il tema della sicurezza è centrale: già nel 2014 l'associazione aveva presentato il Progetto Sa.Me.Da. L.I.F.E. Local Infomed For Emergency, una sorta di chiavetta Usb impiegata in forma di pendaglio e di braccialetto. In caso di emergenza-urgenza, il sistema garantisce l'identificazione della persona da parte del personale sanitario e l'accesso ai suoi dati direttamente sul luogo dell'incidente, tramite smartphone o computer, evidenziando eventuali aspetti medici da tenere in considerazione nelle operazioni di primo soccorso.

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