Citomegalovirus, AntiCito OnlusIl Citomegalovirus (CMV) è un virus appartenente alla famiglia degli Herpesviridae. Si tratta di un agente infettivo molto comune: nei Paesi sottosviluppati il 90-100% della popolazione ne è contagiata, mentre in quelli occidentali il 60-80% degli adulti presenta anticorpi anti-Citomegalovirus nel siero. I sintomi, in età adulta e anche nell’infanzia, sono simili a quelli dell’influenza o della mononucleosi. Il virus è però particolarmente pericoloso se contratto dal feto, con una trasmissione verticale madre – figlio: in questo caso si parla di Citomegalovirus congenito in gravidanza.

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Sulla rivista specializzata Pharmacology è stata pubblicata un'indagine in cui sono stati analizzati e riassunti i risultati provenienti dalle attuali sperimentazioni cliniche di globuline iperimmuni (HIG) specificamente progettate per la prevenzione e il trattamento dell'infezione congenita da citomegalovirus (CMV), che si verifica quando questo tipo di virus, appartenente alla famiglia degli Herpesviridae, viene trasmesso al feto direttamente dalla madre. In questo caso, il cosiddetto citomegalovirus congenito può comportare una serie di conseguenze molto gravi per il nascituro, come la perdita dell'udito, lo sviluppo di severe disabilità e persino la morte.

I ricercatori hanno confrontato gli esiti di due trattamenti a base di valganciclovir, uno della durata di 6 settimane e l'altro di 6 mesi

Uno studio clinico di Fase III è stato recentemente condotto per valutare la sicurezza e l'efficacia del farmaco antivirale valganciclovir nel trattamento di neonati affetti da citomegalovirus congenito. In base ai risultati della sperimentazione, pubblicati sul New England Journal of Medicine, la terapia di 6 mesi con valganciclovir è stata in grado di determinare, rispetto a quella di sole 6 settimane, una serie di modesti miglioramenti a lungo termine in merito alle capacità uditive e allo sviluppo neurologico dei giovani pazienti.

L’infezione congenita da citomegalovirus è una delle principali cause di disabilità infantile, con perdita dell’udito, disturbi alla vista e deficit cognitivo. Rappresenta un importante problema di salute pubblica nella popolazione pediatrica: il numero di bambini con disabilità dovuta a infezione congenita da citomegalovirus è simile o addirittura maggiore del numero di bambini affetti da condizioni più note, come la sindrome di Down o la spina bifida.

Stanley PlotkinUn articolo su Medical Microbiology &Immunology ci aiuta a fare il punto dagli anni ’70 ad oggi

Il citomegalovirus è un agente infettivo davvero molto comune. I sintomi, in età adulta e anche nell’infanzia, sono simili a quelli dell’influenza o della mononucleosi. Il virus è però particolarmente pericoloso se contratto dal feto, con una trasmissione verticale madre – figlio: in questo caso e si parla di citomegalovirus congenito. Da ormai circa 50 anni si susseguono tentativi di realizzazione di un vaccino contro questa infezione. Lo studioso Stanley Plotkin (in foto) ha recentemente pubblicato, sulla rivista scientifica Medical Microbiology and Immunology, un articolo in cui fa il punto sulla storia dei diversi tentativi, fatti negli anni, di mettere a punto una strategia vincente.

La buona notizia arriva dal San Matteo di Pavia, dove è stato sviluppato il primo vaccino per il citomegalovirus, un virus estremamente comune che può diventare estremamente pericoloso se contratto in gravidanza. Il vaccino per ora è stato testato unicamemente sul modello animale, ma dal San Matteo gli esperti fanno sapere che la sperimentazione sui pazienti non tarderà ad arrivare.

 

Studio pubblicato su Journal of Maternal-fetal & Neonatal Medicine conferma che la somministrazione delle globuline iperimmuni prolunga la durata gestazionale e incrementa il peso del bambino alla nascita

Ogni anno in Europa e negli Stati Uniti all’incirca 80000 gestanti contraggono un’infezione primaria da Citomegalovirus (CMV). Secondo i dati che la letteratura ci offre, nelle donne che mostrano sieroconversione nelle prime fasi della gravidanza il tasso di trasmissione madre-feto aumenta del 33% mentre la percentuale sale fino al 75% quando la sieroconversione avviene nella fase più avanzata della gestazione. Se la trasmissione verticale del virus avviene nella prima metà della gravidanza, i neonati manifestano la sintomatologia nel 50% dei casi. La sintomatologia a lungo termine include: danni neurologici seri e permanenti con sviluppo alterato, ritardo mentale e deficit neurosensoriali uditivi.
Diversi studi suggeriscono che l’uso di globuline iperimmuni (HIG), in pazienti con un’infezione primaria da CMV in gravidanza, possa essere utile sia come terapia per il feto infetto che per prevenire la trasmissione verticale (madre-feto) del virus.

Il Citomegalovirus, virus della famiglia degli Herpesviridae, è un agente infettivo molto comune. Il virus può essere contratto a seguito di un'infezione cosiddetta 'primaria' (insorge quando l'individuo entra a contatto con il virus per la prima volta) oppure a seguito di trasmissione verticale (ovvero da madre a feto); in questo secondo caso si parla di infezione da Citomegalovirus congenito. Questa condizione può avere gravi conseguenze nei neonati, per questa ragione una diagnosi precoce è molto importante. La donna durante la gravidanza può essere sottoposta a test in grado di individuare la presenza nel suo organismo di anticorpi specifici per il CMV e in questo modo è possibile identificare i casi a rischio di trasmissione verticale e mettere in atto misure di prevenzione (potenziale trattamento con immunoglobuline CMV-specifiche).

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