Citomegalovirus, AntiCito OnlusIl Citomegalovirus (CMV) è un virus appartenente alla famiglia degli Herpesviridae. Si tratta di un agente infettivo molto comune: nei Paesi sottosviluppati il 90-100% della popolazione ne è contagiata, mentre in quelli occidentali il 60-80% degli adulti presenta anticorpi anti-Citomegalovirus nel siero. I sintomi, in età adulta e anche nell’infanzia, sono simili a quelli dell’influenza o della mononucleosi. Il virus è però particolarmente pericoloso se contratto dal feto, con una trasmissione verticale madre – figlio: in questo caso si parla di Citomegalovirus congenito in gravidanza.

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La metabolomica, nuovissima disciplina, potrebbe aiutare a costruire cure ‘su misura’

CAGLIARI - Grazie alla risonanza magnetica nucleare in futuro potrebbe essere più facile diagnosticare e studiare le infezioni virali. I ricercatori del team del professor Vassilios Fanos dell'Università di Cagliari, con questa tecnica, hanno infatti svolto il primo studio di metabolomica sull'urina di neonati affetti da citomegalovirus. La metabolomica è una nuovissima disciplina che studia il modo in cui le malattie e le infezioni virali, come in questo caso, modificano il profilo metabolico di una persona, e permette di identificare in modo accurato e riproducibile i metaboliti che caratterizzano la patologia.

Sono tanti i bimbi che, come Brendan, subiscono le conseguenze dell'infezione, ma oggi negli USA si studia una terapia specifica, da fare già durante la gravidanza. "se i risultati saranno positivi - dicono gli esperti - tutto potrebbe cambiare"

USA - Il CMV è un virus appartenente alla famiglia degli Herpesviridae che può diffondersi in maniera orizzontale, cioè con contagio interumano attraverso il contatto di fluidi corporei (saliva o urine) oppure in maniera verticale (madre-feto). Sebbene questo virus non desti particolari preoccupazioni quando viene contratto, per trasmissione orizzontale, da adulti o bambini in buono stato di salute, è assai pericoloso nel caso in cui colpisca donne incinte. Il Cytomegalovirus, infatti, attraversando la placenta è in grado di infettare il feto causando danni molto seri, soprattutto a livello cerebrale.
Una trasmissione televisiva americana ha recentemente reso nota  la storia Tracy McGinnis e di suo figlio Brendan: la donna, che vive in Colorado, ha contratto il Cytomegalovirus durante il secondo mese di gravidanza.

 

Secondo uno studio italiano l’ecografia è il giusto strumento di screening ma la RM potrebbe fornire informazioni più precise

Bologna - Un recente studio condotto presso l’Unità Operativa di Neonatologia dell’Ospedale S.Orsola-Malpighi Generale di Bologna ha indagato il valore diagnostico e prognostico della risonanza magnetica cerebrale (CMRI) rispetto a quella dell'ecografia cerebrale (CUS) nel predire l'esito dello sviluppo neurologico nei neonati con infenzione congenita da citomegalovirus (CMV).

La ricerca fornisce preziose informazioni per il potenziale sviluppo di molecole innovative per la profilassi e la terapia anti-HCMV

Parma - È stato pubblicato sull’autorevole rivista scientifica Virology uno studio condotto dall’Unità di Microbiologia e Virologia del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Parma, che mette in evidenza l’importante ruolo del recettore cellulare Toll-like receptor 4 nell’infezione da citomegalovirus umano (HCMV) in un modello di cellula macrofagica umana.

Un recente studio dell’Università di Cambridge (Usa), pubblicato sulla rivista Science, suggerisce una nuova metodologia per eliminare in maniera definitiva il virus latente. Il citomegalovirus (HCMV) può infatti rimanere latente anche per anni. La riattivazione però può causare complicanze anche molto gravi, specialmente nei pazienti che presentano un sistema immunitario molto indebolito, come nel caso di chi ha subito un trapianto.

Scoprire l’infezione primaria  può prevenire la trasmissione madre- feto

Che cos’è l’infezione congenita da citomegalovirus (CMV)? Si può prevenire la trasmissione dalla madre al feto? Attualmente cosa si fa per individuare il rischio? È a seguito delle molte domande arrivate dai lettori – e in particolare dalle lettrici – dopo l’articolo del 14 marzo scorso, che abbiamo deciso di pubblicare un approfondimento.

La risposta è negativa, la prevenzione deve partire da qui

L’infezione congenita da citomegalovirus (CMV) dovrebbe essere una priorità in ambito ginecologico, anche per gli alti costi correlati. Partendo da questa considerazione la ricerca nel settore della prevenzione e del trattamento dell’infezione primaria materna da CMV è diventata ormai una priorità per la sanità che dovrebbe tradursi anche nell’attività di informazione. “Dato che l’infezione congenita da CMV colpisce più bambini della sindrome di Down, dei difetti del tubo neurale o della sindrome feto-alcolica – scrivono gli autori di un recente studio pubblicato sull’American Journal of Perinatology -  sarebbe logico supporre che la gente ne fosse a conoscenza. In realtà un recente sondaggio suggerisce il contrario: soltanto il 13% delle donne ed il 7% degli uomini intervistati hanno sentito parlare dell’infezione congenita da CMV."

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