Citomegalovirus, AntiCito OnlusIl Citomegalovirus (CMV) è un virus appartenente alla famiglia degli Herpesviridae. Si tratta di un agente infettivo molto comune: nei Paesi sottosviluppati il 90-100% della popolazione ne è contagiata, mentre in quelli occidentali il 60-80% degli adulti presenta anticorpi anti-Citomegalovirus nel siero. I sintomi, in età adulta e anche nell’infanzia, sono simili a quelli dell’influenza o della mononucleosi. Il virus è però particolarmente pericoloso se contratto dal feto, con una trasmissione verticale madre – figlio: in questo caso si parla di Citomegalovirus congenito in gravidanza.

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La ricerca fornisce preziose informazioni per il potenziale sviluppo di molecole innovative per la profilassi e la terapia anti-HCMV

Parma - È stato pubblicato sull’autorevole rivista scientifica Virology uno studio condotto dall’Unità di Microbiologia e Virologia del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Parma, che mette in evidenza l’importante ruolo del recettore cellulare Toll-like receptor 4 nell’infezione da citomegalovirus umano (HCMV) in un modello di cellula macrofagica umana.

Un recente studio dell’Università di Cambridge (Usa), pubblicato sulla rivista Science, suggerisce una nuova metodologia per eliminare in maniera definitiva il virus latente. Il citomegalovirus (HCMV) può infatti rimanere latente anche per anni. La riattivazione però può causare complicanze anche molto gravi, specialmente nei pazienti che presentano un sistema immunitario molto indebolito, come nel caso di chi ha subito un trapianto.

Scoprire l’infezione primaria  può prevenire la trasmissione madre- feto

Che cos’è l’infezione congenita da citomegalovirus (CMV)? Si può prevenire la trasmissione dalla madre al feto? Attualmente cosa si fa per individuare il rischio? È a seguito delle molte domande arrivate dai lettori – e in particolare dalle lettrici – dopo l’articolo del 14 marzo scorso, che abbiamo deciso di pubblicare un approfondimento.

La risposta è negativa, la prevenzione deve partire da qui

L’infezione congenita da citomegalovirus (CMV) dovrebbe essere una priorità in ambito ginecologico, anche per gli alti costi correlati. Partendo da questa considerazione la ricerca nel settore della prevenzione e del trattamento dell’infezione primaria materna da CMV è diventata ormai una priorità per la sanità che dovrebbe tradursi anche nell’attività di informazione. “Dato che l’infezione congenita da CMV colpisce più bambini della sindrome di Down, dei difetti del tubo neurale o della sindrome feto-alcolica – scrivono gli autori di un recente studio pubblicato sull’American Journal of Perinatology -  sarebbe logico supporre che la gente ne fosse a conoscenza. In realtà un recente sondaggio suggerisce il contrario: soltanto il 13% delle donne ed il 7% degli uomini intervistati hanno sentito parlare dell’infezione congenita da CMV."

In attesa di conferme per le terapie contro la trasmissione madre – feto, la parola d’ordine è stare alla larga dal virus

Se la madre contrae il citomegalovirus (CMV) per la prima volta (infezione primaria) nei primi mesi di gravidanza il rischio che questo si trasmetta al feto dando luogo al ‘citomegalovirus congenito’ e alle sue temibili conseguenze – da gravi problemi di salute fino all’aborto -  è più elevato. Si può fare qualcosa per impedire che questa trasmissione madre – feto avvenga? La ricerca in tal senso non manca e punta soprattutto sull’uso della immunoglobulina (HIG) CMV-specifica.

Secondo uno studio australiano l’infezione da Citomegalovirus e il virus di Epstein-Barr in donne incinte potrebbe essere associata a paralisi cerebrale nel neonato.
Il Citomegalovirus e il virus di Epstein-Barr sono un genere di virus a DNA appartenenti alla famiglia Herpesviridae. Entrambi possono essere trasmessi verticalmente (madre-feto) e possono portare a conseguenze anche gravi: tra queste, secondo i ricercatori australiani, la paralisi cerebrale nei neonati.

Uno studio pubblicato su American Journal of Perinatology analizza questa possibilità e le terapie possibili

STATI UNITI - L'infezione congenita da citomegalovirus (CMV) colpisce 1 bambino su 150, talvolta porta con sé conseguenze gravi e debilitanti come ritardo nello sviluppo, sordità e cecità.

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