Citomegalovirus, AntiCito OnlusIl Citomegalovirus (CMV) è un virus appartenente alla famiglia degli Herpesviridae. Si tratta di un agente infettivo molto comune: nei Paesi sottosviluppati il 90-100% della popolazione ne è contagiata, mentre in quelli occidentali il 60-80% degli adulti presenta anticorpi anti-Citomegalovirus nel siero. I sintomi, in età adulta e anche nell’infanzia, sono simili a quelli dell’influenza o della mononucleosi. Il virus è però particolarmente pericoloso se contratto dal feto, con una trasmissione verticale madre – figlio: in questo caso si parla di Citomegalovirus congenito in gravidanza.

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L’esperienza di Giada Benetton: la terapia ha salvato mia figlia Isabella
Osservatorio Malattie Rare mette a disposizione un esperto online per le vostre domande

Roma - Il citomegalovirus (CMV) è un agente infettivo molto comune, tanto che il 60-80% degli adulti presenta anticorpi anti-CMV. I sintomi sono simili a quelli dell'influenza o della mononucleosi e nella maggior parte dei casi l'infezione non ha conseguenze rilevanti. Durante la gravidanza però contrarre questa infezione diventa estremamente rischioso: il virus potrebbe essere trasmesso al feto, che non è dotato delle armi immunitarie per combatterlo. In questo caso si parla di “citomegalovirus congenito”.

Con il marito Andrea ha fondato l'Associazione Anticito. Oggi aiutano le famiglie a sostenere i costi di una terapia che può salvare la vita del nascituro ma non è fornita dal SSN e ha costi elevatissimi e chiedono lo screening gratuto per tutte le gestanti

Il citomegalovirus è un agente infettivo molto comune che, se contratto in gravidanza, può essere trasmesso al feto e causare danni gravi o gravissimi al nascituro. In Italia di citomegalovirus si parla troppo poco, forse perché la terapia non è ancora stata approvata.
Giada Briziarelli Benetton era incinta della sua terza figlia, Isabella, quando ha scoperto di aver contratto questa infezione. Pensava di avere una brutta influenza, si sentiva stanca e debole. Nel fare le analisi del sangue che vengono mensilmente prescritte alle Gestanti Giada ha effettuato anche l'analisi per il citomegalovirus, un semplice esame che però troppi medici ancora non prescrivono.

Grazie al "test di avidità" è possibile riconoscere le infezioni primarie, quelle più a rischio

EGITTO - L'infezione da citomegalovirus umano (CMV), presente in 0.15-2 per cento delle gravidanze, è la causa principale di malformazione congenita nei paesi in via di sviluppo e viene trasmessa al feto fino al 40 per cento dei casi.
Il rischio più alto di malformazioni fetali incorre in presenza di infezioni primarie, cioè infezioni contratte da donne in gravidanza che non sono mai venute a contatto con il virus, quindi non hanno sviluppato gli anticorpi specifici. La maggior parte delle persone è però già entrata in contatto con il virus, che rimane latente per anni e può riattivarsi causando infezioni secondarie, decisamente meno pericolose per il feto.

Identificare presto l’infezione permette di intervenire per salvare l’udito dei bambini

Un recente studio, pubblicato su The Israel Medical Association Journal, ha reso noti i risultati di un progetto pilota di screening neonatale per l’infezione da citomegalovirus congenito (CMV).
L’infezione da citomegalovirus colpisce lo 0,4 % circa dei neonati in Israele, la maggior parte dei quali non presentano alcuna sintomatologia. Di questi però circa il 20% svilupperà negli anni successivi un deficit uditivo dovuto all’infezione, che però potrebbe essere prevenuto grazie a un corretto sistema di screening neonatale.

La metabolomica, nuovissima disciplina, potrebbe aiutare a costruire cure ‘su misura’

CAGLIARI - Grazie alla risonanza magnetica nucleare in futuro potrebbe essere più facile diagnosticare e studiare le infezioni virali. I ricercatori del team del professor Vassilios Fanos dell'Università di Cagliari, con questa tecnica, hanno infatti svolto il primo studio di metabolomica sull'urina di neonati affetti da citomegalovirus. La metabolomica è una nuovissima disciplina che studia il modo in cui le malattie e le infezioni virali, come in questo caso, modificano il profilo metabolico di una persona, e permette di identificare in modo accurato e riproducibile i metaboliti che caratterizzano la patologia.

Sono tanti i bimbi che, come Brendan, subiscono le conseguenze dell'infezione, ma oggi negli USA si studia una terapia specifica, da fare già durante la gravidanza. "se i risultati saranno positivi - dicono gli esperti - tutto potrebbe cambiare"

USA - Il CMV è un virus appartenente alla famiglia degli Herpesviridae che può diffondersi in maniera orizzontale, cioè con contagio interumano attraverso il contatto di fluidi corporei (saliva o urine) oppure in maniera verticale (madre-feto). Sebbene questo virus non desti particolari preoccupazioni quando viene contratto, per trasmissione orizzontale, da adulti o bambini in buono stato di salute, è assai pericoloso nel caso in cui colpisca donne incinte. Il Cytomegalovirus, infatti, attraversando la placenta è in grado di infettare il feto causando danni molto seri, soprattutto a livello cerebrale.
Una trasmissione televisiva americana ha recentemente reso nota  la storia Tracy McGinnis e di suo figlio Brendan: la donna, che vive in Colorado, ha contratto il Cytomegalovirus durante il secondo mese di gravidanza.

 

Secondo uno studio italiano l’ecografia è il giusto strumento di screening ma la RM potrebbe fornire informazioni più precise

Bologna - Un recente studio condotto presso l’Unità Operativa di Neonatologia dell’Ospedale S.Orsola-Malpighi Generale di Bologna ha indagato il valore diagnostico e prognostico della risonanza magnetica cerebrale (CMRI) rispetto a quella dell'ecografia cerebrale (CUS) nel predire l'esito dello sviluppo neurologico nei neonati con infenzione congenita da citomegalovirus (CMV).

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