Citomegalovirus, AntiCito OnlusIl Citomegalovirus (CMV) è un virus appartenente alla famiglia degli Herpesviridae. Si tratta di un agente infettivo molto comune: nei Paesi sottosviluppati il 90-100% della popolazione ne è contagiata, mentre in quelli occidentali il 60-80% degli adulti presenta anticorpi anti-Citomegalovirus nel siero. I sintomi, in età adulta e anche nell’infanzia, sono simili a quelli dell’influenza o della mononucleosi. Il virus è però particolarmente pericoloso se contratto dal feto, con una trasmissione verticale madre – figlio: in questo caso si parla di Citomegalovirus congenito in gravidanza.

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La buona notizia arriva dal San Matteo di Pavia, dove è stato sviluppato il primo vaccino per il citomegalovirus, un virus estremamente comune che può diventare estremamente pericoloso se contratto in gravidanza. Il vaccino per ora è stato testato unicamemente sul modello animale, ma dal San Matteo gli esperti fanno sapere che la sperimentazione sui pazienti non tarderà ad arrivare.

 

Studio pubblicato su Journal of Maternal-fetal & Neonatal Medicine conferma che la somministrazione delle globuline iperimmuni prolunga la durata gestazionale e incrementa il peso del bambino alla nascita

Ogni anno in Europa e negli Stati Uniti all’incirca 80000 gestanti contraggono un’infezione primaria da Citomegalovirus (CMV). Secondo i dati che la letteratura ci offre, nelle donne che mostrano sieroconversione nelle prime fasi della gravidanza il tasso di trasmissione madre-feto aumenta del 33% mentre la percentuale sale fino al 75% quando la sieroconversione avviene nella fase più avanzata della gestazione. Se la trasmissione verticale del virus avviene nella prima metà della gravidanza, i neonati manifestano la sintomatologia nel 50% dei casi. La sintomatologia a lungo termine include: danni neurologici seri e permanenti con sviluppo alterato, ritardo mentale e deficit neurosensoriali uditivi.
Diversi studi suggeriscono che l’uso di globuline iperimmuni (HIG), in pazienti con un’infezione primaria da CMV in gravidanza, possa essere utile sia come terapia per il feto infetto che per prevenire la trasmissione verticale (madre-feto) del virus.

Il Citomegalovirus, virus della famiglia degli Herpesviridae, è un agente infettivo molto comune. Il virus può essere contratto a seguito di un'infezione cosiddetta 'primaria' (insorge quando l'individuo entra a contatto con il virus per la prima volta) oppure a seguito di trasmissione verticale (ovvero da madre a feto); in questo secondo caso si parla di infezione da Citomegalovirus congenito. Questa condizione può avere gravi conseguenze nei neonati, per questa ragione una diagnosi precoce è molto importante. La donna durante la gravidanza può essere sottoposta a test in grado di individuare la presenza nel suo organismo di anticorpi specifici per il CMV e in questo modo è possibile identificare i casi a rischio di trasmissione verticale e mettere in atto misure di prevenzione (potenziale trattamento con immunoglobuline CMV-specifiche).

Secondo quanto riportato da uno studio pubblicato su The Pediatric Infectious Disease Journal sono circa 3, 600 i bambini, nati ogni anno negli Stati Uniti con infezione da Citomegalovirus congenito (cCMV), sintomatici sin dalla nascita. La percentuale esatta di neonati con infezione sintomatica da cCMV che richiedono l'ospedalizzazione è ancora sconosciuta ma è estremamente importante fare una stima per la comprensione della malattia e degli oneri economici che ne conseguono.

La scoperta da uno studio italiano condotto al Malpighi di Bologna

Bologna - Uno studio italiano realizzato dai ricercatori dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant'Orsola-Malpighi di Bologna (Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, divisione di Ostetricia e Medicina Prenatale) ha valutato l'incidenza di bambini, nati da madri con infezione primaria da Citomegalovirus (CMV), sottopeso alla nascita cioè con peso inferiore al 10° percentile rispetto all'età gestazionale (SGA).
Oltre ad individuare un'eventuale relazione tra la condizione di sottopeso dei neonati e l'infezione da CMV nelle madri, l'obiettivo dello studio è stato quello di stabilire se la condizione di sottopeso rappresentasse un fattore predittivo di uno scarso esito neurologico.

La malformazione interessa il corno occipitale ed è individuabile mediante test prenatale con ultrasuoni

FRANCIA - L'infezione congenita da citomegalovirus (CMV), che colpisce lo 0,5-1 per cento delle gravidanze nei paesi sviluppati, è la causa principale di ritardo mentale e perdita dell'udito nei bambini. In seguito alla diagnosi di infezione a carico della donna in gravidanza è importante valutare l'eventuale trasmissione e le conseguenti anomalie nel feto, attraverso test a ultrasuoni o amniocentesi.
Un nuovo studio, coordinato dal Dr. Olivier Picone del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia del Hospital Foch di Suresnes e pubblicato recentemente su Prenatal Diagnosis, ha analizzato i risultati del test a ultrasuoni in 69 casi di CMV congenito, al fine di individuare delle peculiarità che possano facilitare la diagnosi e aiutare a comprendere i meccanismi fisiopatologici dell'infezione da citomegalovirus.

Sono stati pubblicato su The New England Journal of Medicine i risultati di uno studio di fase II, randomizzato, controllato con placebo e in doppio cieco che ha avuto lo scopo di valutare l'efficacia della globulina iperimmune nella prevenzione dell'infezione congenita da Citomegalovirus. L'infezione congenita da Citomegalovirus umano ( CMV ) è una delle principali cause di morbilità e mortalità. Precedentemente, in uno studio pubblicato nel 2005, la somministrazione di una globulina iperimmune CMV-specifica a donne gravide con infezione primaria da CMV aveva mostrato una riduzione significativa del tasso di trasmissione intrauterina (dal 40 % al 16 %).

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