Citomegalovirus, AntiCito OnlusIl Citomegalovirus (CMV) è un virus appartenente alla famiglia degli Herpesviridae. Si tratta di un agente infettivo molto comune: nei Paesi sottosviluppati il 90-100% della popolazione ne è contagiata, mentre in quelli occidentali il 60-80% degli adulti presenta anticorpi anti-Citomegalovirus nel siero. I sintomi, in età adulta e anche nell’infanzia, sono simili a quelli dell’influenza o della mononucleosi. Il virus è però particolarmente pericoloso se contratto dal feto, con una trasmissione verticale madre – figlio: in questo caso si parla di Citomegalovirus congenito in gravidanza.

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Secondo quanto riportato da uno studio pubblicato su The Pediatric Infectious Disease Journal sono circa 3, 600 i bambini, nati ogni anno negli Stati Uniti con infezione da Citomegalovirus congenito (cCMV), sintomatici sin dalla nascita. La percentuale esatta di neonati con infezione sintomatica da cCMV che richiedono l'ospedalizzazione è ancora sconosciuta ma è estremamente importante fare una stima per la comprensione della malattia e degli oneri economici che ne conseguono.

La scoperta da uno studio italiano condotto al Malpighi di Bologna

Bologna - Uno studio italiano realizzato dai ricercatori dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant'Orsola-Malpighi di Bologna (Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, divisione di Ostetricia e Medicina Prenatale) ha valutato l'incidenza di bambini, nati da madri con infezione primaria da Citomegalovirus (CMV), sottopeso alla nascita cioè con peso inferiore al 10° percentile rispetto all'età gestazionale (SGA).
Oltre ad individuare un'eventuale relazione tra la condizione di sottopeso dei neonati e l'infezione da CMV nelle madri, l'obiettivo dello studio è stato quello di stabilire se la condizione di sottopeso rappresentasse un fattore predittivo di uno scarso esito neurologico.

La malformazione interessa il corno occipitale ed è individuabile mediante test prenatale con ultrasuoni

FRANCIA - L'infezione congenita da citomegalovirus (CMV), che colpisce lo 0,5-1 per cento delle gravidanze nei paesi sviluppati, è la causa principale di ritardo mentale e perdita dell'udito nei bambini. In seguito alla diagnosi di infezione a carico della donna in gravidanza è importante valutare l'eventuale trasmissione e le conseguenti anomalie nel feto, attraverso test a ultrasuoni o amniocentesi.
Un nuovo studio, coordinato dal Dr. Olivier Picone del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia del Hospital Foch di Suresnes e pubblicato recentemente su Prenatal Diagnosis, ha analizzato i risultati del test a ultrasuoni in 69 casi di CMV congenito, al fine di individuare delle peculiarità che possano facilitare la diagnosi e aiutare a comprendere i meccanismi fisiopatologici dell'infezione da citomegalovirus.

Sono stati pubblicato su The New England Journal of Medicine i risultati di uno studio di fase II, randomizzato, controllato con placebo e in doppio cieco che ha avuto lo scopo di valutare l'efficacia della globulina iperimmune nella prevenzione dell'infezione congenita da Citomegalovirus. L'infezione congenita da Citomegalovirus umano ( CMV ) è una delle principali cause di morbilità e mortalità. Precedentemente, in uno studio pubblicato nel 2005, la somministrazione di una globulina iperimmune CMV-specifica a donne gravide con infezione primaria da CMV aveva mostrato una riduzione significativa del tasso di trasmissione intrauterina (dal 40 % al 16 %).

BELGIO - L'infezione da citomegalovirus (CMV), contratta dalla donna in gravidanza e trasmessa al feto, rappresenta una delle cause più frequenti di sordità sensorineurale congenita nei bambini, spesso accompagnata da ritardi nello sviluppo cognitivo.
La perdita dell'udito causata dal virus varia nei diversi casi per quanto riguarda la gravità e l'insorgenza, si registrano infatti casi unilaterali o bilaterali, a insorgenza precoce o tardiva, stabili o progressivi e la scelta della cura, in particolare nei bambini con sordità bilaterale grave, ricade solitamente sull'impianto cocleare.

Un team di ricercatori del Johns Hopkins Children's Center di Baltimora (USA) ha scoperto che la proteina NOD2 (un recettore presente in diversi tipi di cellule immunitarie), regola le reazioni del corpo al citomegalovirus, avviando una cascata di segnalazioni chimiche che frenano la diffusione del patogeno.
I risultati dello studio pubblicato sulla rivista Plos One offrono quella che gli studiosi statunitensi ritengono sia la prima prova del fatto che una proteina specializzata nella rilevazione dei batteri si attivi anche quando "annusa" un virus a DNA della famiglia degli Herpes virus.

Uno studio francese chiarisce alcuni aspetti fisiopatologici dell’infezione che, se contratta in gravidanza, può essere molto pericolosa

PARIGI - Diversi studi clinici suggeriscono che l'infezione da citomegalovirus congenito abbia conseguenze sullo sviluppo del cervello e sugli esiti neurologici diverse a seconda dell'età gestazionale in cui avviene il contagio, tuttavia ci sono pochi dati disponibili riguardanti i meccanismi fisiopatologici del virus durante lo sviluppo.
Il gruppo di ricerca delle dottoresse Homa Adle-Biassette e Natacha Teissier dell'Università Paris Diderot ha condotto analisi neuropatologiche, istologiche e immunologiche sui cervelli di 16 feti non sopravvissuti all’infezione (di età gestazionali comprese tra le 23 e le 28 settimane) e i risultati sono stati pubblicati questo mese su "Journal of Neuropathology and Experimental Neurology".

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