La buona notizia arriva dal San Matteo di Pavia, dove è stato sviluppato il primo vaccino per il citomegalovirus, un virus estremamente comune che può diventare estremamente pericoloso se contratto in gravidanza. Il vaccino per ora è stato testato unicamemente sul modello animale, ma dal San Matteo gli esperti fanno sapere che la sperimentazione sui pazienti non tarderà ad arrivare.

 

 


Il virus appartiene alla famiglia degli Herpes. "Spesso asintomatico, infetta gran parte della popolazione mondiale – spiega  a La Provincia Pavese Giuseppe Gerna, che con Maria Grazia Revello coordina il progetto di ricerca svolto in collaborazione con Antonio Lanzavecchia dell’Istituto di ricerca in biomedicina di Bellinzona – ma rimane latente per tutta la vita, tenuto a bada dal sistema immunitario. Quando le difese immunitarie si indeboliscono, il virus si può riattivare e diventare molto pericoloso». Specie per i pazienti sottoposti a trapianto, gli Hiv positivi o le donne in gravidanza, che rischiano di trasmettere l’infezione al feto causando gravi conseguenze al nascituro, come ritardo mentale e di sviluppo, sordità, o persino la morte in utero. «Attualmente non esiste alcun trattamento per prevenire o curare l’infezione – spiega Gerna – e si calcola che un bambino su cento venga contagiato dalla mamma, e di questi uno su 10 sviluppi gravi sintomi". È molto facile contrarre il virus, che si trasmette con la saliva, con l’urina, lo sperma.

"Sono trent’anni che studiamo il virus – racconta Gerna – ma ho ricevuto più fondi da quando sono andato in pensione, cinque anni fa". Poco meno di cinque milioni di euro in cinque anni (da Fondazione Cariplo, Fondazione Denegri e Ministero della Salute), e sul piatto la pubblicazione dello studio su Proceedings of the National Academy of Sciences, una delle più prestigiose riviste internazionali in materia scientifica. "Inizialmente abbiamo sviluppato metodi diagnostici per intervenire ancora prima della comparsa della malattia – spiega Gerna – abbiamo identificato tre piccoli geni che permettono al virus di infettare i diversi tipi di cellule dell’organismo. Ricercatori americani hanno visto che da questi geni vengono prodotte tre proteine che si legano a due già note e vanno a formare un pentamero contro cui si dirigono i più potenti anticorpi contro il virus: di qui l’idea di usarlo come vaccino£. Negli animali vaccinati così sono stati trovati anticorpi in grado di bloccare l’infezione con una potenza mille volte superiore rispetto a quella ritrovata durante la convalescenza dalla malattia. £Per lo sviluppo del vaccino sull’uomo ci vorranno ancora anni – avverte Gerna – quindi nel frattempo stiamo lavorando con Torino sulla prevenzione. E dando alle gravide indicazioni come lavarsi le mani sempre, non mettere in bocca quel che mettono in bocca i bimbi e cose simili, i contagi sono calati dal 10 all’1%".

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