Dr.ssa Stefania LoffedroLe fosfolipasi giocano un ruolo importante negli attacchi acuti. La dr.ssa Stefania Loffredo: “Nei pazienti in remissione, l'attività di questi enzimi è maggiore rispetto ai controlli sani”

Napoli – Si aprono nuove prospettive nello studio dell’angioedema ereditario da carenza di C1-inibitore: la fisiopatologia del disturbo, infatti, non si baserebbe più solo sulla cascata delle chinine e sul loro prodotto finale, la bradichinina, ma anche su nuove molecole chiamate fosfolipasi A2 (sPLA2), che potrebbero quindi essere utilizzate come bersagli terapeutici.

L’articolo, pubblicato lo scorso luglio sulla rivista internazionale Frontiers in Immunology, riporta i dati di uno studio sul ruolo di questi enzimi nei meccanismi della patologia. Le ricerche sono state condotte dal Centro interdipartimentale di ricerca in scienze immunologiche di base e cliniche (CISI) dell’Università di Napoli Federico II, in collaborazione con i Centri Angioedema dell’Università di Milano (Ospedale Luigi Sacco) e della Semmelweis University di Budapest. L’obiettivo principale dello studio è stato quello di valutare quali mediatori, oltre alla bradichinina, potessero giocare un ruolo importante nell'aumento della permeabilità vascolare dell’angioedema, fenomeno cardine degli attacchi acuti di questa rara malattia.

“Le fosfolipasi umane, caratterizzate in 12 gruppi, sono enzimi che, digerendo alcune molecole presenti sulla superficie della membrana cellulare, innescano una cascata di segnali intracellulari producendo mediatori vasoattivi”, ha spiegato la dr.ssa Stefania Loffredo, del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell'Università Federico II di Napoli. “Dai nostri studi è risultato che i pazienti con angioedema ereditario in condizione di remissione hanno un'attività plasmatica di sPLA2 maggiore rispetto ai controlli sani. In particolare, le sPLA2 riscontrate nei pazienti sono quelle del gruppo IIA, le uniche rilevate fino ad oggi a livello plasmatico”.

La ricerca ha dimostrato inoltre che il plasma dei pazienti con angioedema ereditario nelle fasi asintomatiche induce più vasopermeabilizzazione rispetto a quello dei controlli sani: questo effetto è dovuto in parte proprio alla presenza delle sPLA2 circolanti. “Inaspettatamente, l’attività plasmatica di questi enzimi durante gli attacchi è inferiore rispetto alle fasi asintomatiche”, prosegue la ricercatrice. “Noi pensiamo che la ragione di questo fenomeno sia attribuibile al fatto che durante gli attacchi le cellule endoteliali, ossia quelle che ricoprono i vasi sanguigni, essendo attivate permettono alle fosfolipasi in circolo di legarsi a loro ed essere internalizzate nella cellula per svolgere la loro funzione: pertanto il loro livello circolante si riduce. Inoltre le sPLA2 diminuiscono l’attività funzionale del C1-inibitore, perciò la loro presenza nel plasma potrebbe spiegare la ragione per cui, nonostante tutti i pazienti abbiano una carenza di C1-inibitore, la sua attività plasmatica sia così variabile da paziente a paziente”, conclude la dr.ssa Loffredo.

Fra gli autori di questo studio c'è la dr.ssa Maria Bova, del Centro di riferimento campano per la diagnosi e la terapia dell'angioedema ereditario presso l'Università Federico II di Napoli. La dr.ssa Bova è a disposizione dei pazienti, che possono rivolgerle delle domande sull'angioedema ereditario all'interno del servizio di O.Ma.R. “L'esperto risponde” 

 

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